LA SENTENZA

Camorra a Castellammare: 84 anni di carcere per il clan D’Alessandro

Regia occulta nei bar per evitare i passaggi intercettati, estorsioni ai cantieri e infiltrazioni nella politica locale: regge l'impianto accusatorio contro la cupola stabiese
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Un duro colpo che si traduce in quasi un secolo di carcere. È questo il bilancio complessivo della sentenza emessa dal gup Guerra al termine del processo con rito abbreviato che ha azzerato i vertici del clan D’Alessandro, la potente organizzazione camorristica egemone a Castellammare di Stabia. Una pioggia di condanne pesanti che, pur venendo parzialmente mitigate rispetto alle elevatissime richieste iniziali della Procura, conferma in toto l’impianto accusatorio della Direzione Distrettuale Antimafia.

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L’inchiesta: pizzo, armi e controllo del territorio

Al centro del processo c’è una complessa inchiesta che ha svelato la fitta rete di estorsioni compiute ai danni di commercianti e imprenditori stabiesi. I reati contestati stridono per la loro gravità: i giudici hanno riconosciuto l’aggravante dell’associazione “armata”, attribuendo a Pasquale D’Alessandro, Vincenzo D’Alessandro e Paolo Carolei il ruolo cardine di promotori, organizzatori e direttori del sodalizio criminale.

Secondo quanto emerso dalle indagini, la cosca avrebbe esercitato una pressione asfissiante sul territorio tra il 2023 e la fine del 2024, imponendo il “pizzo” sui cantieri edili e allungando le proprie mani sulle attività economiche considerate strategiche per la città, come la gestione di servizi, forniture e appalti pubblici.

Incontri al bar e telefoni spenti per eludere i radar delle forze dell’ordine

L’attività investigativa ha portato a galla una vera e propria “regia” operativa. Per sfuggire alle microspie delle forze dell’ordine, i membri del clan si incontravano all’interno di bar e locali di Castellammare di Stabia, adottando rigidi protocolli di sicurezza: conversazioni sussurrate a bassa voce e telefoni cellulari rigorosamente lasciati a debita distanza.

Le prove raccolte – un mosaico blindato composto da intercettazioni telefoniche e ambientali, filmati, testimonianze e verbali dei collaboratori di giustizia – hanno permesso di delineare con precisione la macchina organizzativa della cosca. Una struttura dove ognuno aveva un ruolo preciso: c’era chi gestiva la cassa comune, chi monitorava i cantieri per riscuotere le estorsioni e chi faceva da raccordo logistico per le operazioni sul campo.

L’ombra della politica locale

Le indagini hanno inevitabilmente lambito anche la politica cittadina. Tra le pieghe dell’inchiesta compare infatti la figura di Michele Abbruzzese, ritenuto il cassiere dei D’Alessandro, intercettato al telefono con il consigliere comunale Gennaro Oscurato. Non solo: tra i condannati figura anche Catello Iaccarino, candidato alle elezioni amministrative del 2024 con la lista “Stabia Rialzati” a sostegno dell’attuale sindaco Luigi Vicinanza.

Di seguito l’elenco completo delle pene inflitte dal giudice

Pasquale D’Alessandro: 12 anni di reclusione (promotore/organizzatore)

Vincenzo D’Alessandro: 12 anni di reclusione (promotore/organizzatore)

Paolo Carolei: 12 anni di reclusione (promotore/organizzatore)

Antonio Salvato: 10 anni di reclusione (con contestuale confisca di 200 mila euro)

Massimo Mirano: 8 anni di reclusione

Michele Abbruzzese: 7 anni e 4 mesi di reclusione (ritenuto il cassiere del clan)

Giuseppe Oscurato: 7 anni di reclusione

Catello Iaccarino: 6 anni e 10 mesi di reclusione (ex candidato alle amministrative 2024)

Biagio Maiello: 6 anni di reclusione

Giovanni D’Alessandro: 4 anni di reclusione

 

(nella foto la zona di Scanzano e da sinistra in alto Pasquale D’Alessandro, Enzo D’Alessandro, Paolo Carolei, Giovannone D’Alessandro, e Massimo Mirano, in basso sempre da sinistra Antonio Salvato, Biagio Maiello, Catello Iaccarino, Giuseppe Oscurato e Michele Abbruzzese)

 

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Commenti (1)

Notizia importanta per la cittá, ma l’articolo me pare confusso,con nomi ripetuti e frasi che non si capisco,, ci sono parti tagliate e lacune . Le responsabilitá pare miste e la poltica locale non par molto chiarita, la gente vuole veritá ma non la trova

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