[live_label]
MALTA GAMBLING E RICICLAGGIO

Il summit del clan D’Alessandro a Malta per riciclare i soldi dell’azzardo

Dai tavoli riservati degli hotel a cinque stelle di St. Julian's alle contabilità parallele ideate a Gragnano: così i plenipotenziari del cartello stabiese cercavano di blindare i profitti dell'azzardo illegale stringendo accordi con i giganti del betting
Ascolta questo articolo ora...
Caricamento in corso...
Aggiungi Cronache della Campania come fonte preferita Aggiungi

C’è un momento esatto, nelle circa 300  pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal GIP del Tribunale di Napoli, Giovanni De Angelis, in cui il raggio d’azione del clan D’Alessandro travalica i confini della provincia napoletana e si proietta negli scenari dorati dell’offshore mediterraneo.

È il capitolo dedicato all’espansione economica del sodalizio, che non si accontenta più di raccogliere le scommesse da banco o di imporre le slot nei bar tra Castellammare e Monti Lattari: punta ad accreditarsi direttamente presso le piattaforme internazionali con licenza maltese.

Al centro dell’architettura finanziaria orchestrata per conto della cosca stabiese ci sono due figure chiave: Antonio De Simone e Maurizio Lopez. Già condannati ed emersi nella storica inchiesta Golden Goal, i due, nell’impostazione accusatoria, sono i veri promotori dell’associazione a delinquere  finalizzata alla raccolta abusiva delle scommesse e al riciclaggio dei proventi.

Attraverso la costituzione della “società madre” Lode Bet S.r.l.s., formalmente intestata ai rispettivi figli ventenni (Alfonso De Simone e Giulio Lopez) per eludere i sequestri patrimoniali, il gruppo aveva messo in piedi una fitta rete di agenzie satellite tra Gragnano, Sant’Antonio Abate e la Penisola Sorrentina.

Ma per fare il salto di qualità definitivo, per garantire un flusso continuo di denaro pulito ed evitare che i volumi d’affari sospetti attirassero i radar dell’Antiriciclaggio, bisognava sedersi direttamente al tavolo della casa madre a Malta.

Il viaggio a La Valletta e il summit nell’hotel a 5 stelle

Le cimici e le microspie ambientali piazzate dalla Guardia di Finanza della Compagnia di Castellammare di Stabia registrano con nettezza i preparativi della trasferta sull’isola dei cavalieri. Non si tratta di un viaggio di piacere, ma di un vertice operativo di altissima rilevanza strategica: un incontro riservato con i quadri dirigenti della piattaforma internazionale Planetwin365.

La location scelta è un hotel di lusso a St. Julian’s, cuore pulsante della movida e del business del gioco online a Malta. Attorno allo stesso tavolo siedono da un lato i manager del brand internazionale, e dall’altro i referenti del clan D’Alessandro: Antonio De Simone e Maurizio Lopez.

L’obiettivo dell’incontro è chiaro: trattare da una posizione di forza la gestione e la canalizzazione dei volumi di gioco generati dalle agenzie controllate dalla Lode Bet e dalle sue varie ramificazioni societarie (Tipgame, Algigame, Coastgame). Il gruppo campano vuole garantirsi provvigioni maggiorate e la copertura tecnica per continuare a far scorrere, sotto traccia, la scommessa a credito e “da banco” telefonica o via WhatsApp, per poi far confluire formalmente i flussi sulle piattaforme autorizzate solo per la quota necessaria a giustificare gli introiti ufficiali.

I toni registrati durante la fase di preparazione e nei resoconti post-summit mostrano la piena consapevolezza della forza contrattuale portata al tavolo, forza garantita dal controllo totale del territorio stabiese e dalle risorse finanziarie inesauribili garantite dai vertici dell’organizzazione criminosa, primo tra tutti Paolo Carolei, 55 anni, considerato dagli inquirenti il reggente del clan.

Il “regista” contabile: le intercettazioni del commercialista di Gragnano

A rendere possibile la complessa operazione di ingegneria societaria e contabile è la figura di un professionista al soldo del gruppo: il commercialista G.C., con studio alla periferia di Gragnano. A lui il GIP contesta il concorso esterno nell’associazione, descrivendolo come il “consigliere tecnico” costante, colui che trovava i cavilli giuridici e gli escamotage finanziari per garantire l’impunità a Lopez e De Simone.

È proprio il commercialista a preparare il terreno per la missione a Malta, istruendo Lopez e De Simone su come presentarsi ai referenti della piattaforma di scommesse per ottenere le migliori condizioni contrattuali. Nelle intercettazioni ambientali agli atti dell’ordinanza, il commercialista viene captato mentre suggerisce di sventolare ai vertici della Planetwin365 dati di giocata ed entrate ben superiori a quelle reali, garantendo che della regolarizzazione dei libri contabili e dei bilanci si sarebbe occupato lui al rientro in Italia.

Dice infatti il professionista a De Simone e Lopez durante uno dei vertici preliminari nello studio di Gragnano:
“Quando andate a Malta dovete prospettare maggiori entrate… Gli dovete far vedere che i volumi sono alti e che la struttura tira forte! Voi pensate a fare i volumi sul campo, poi per la contabilità ci penso io… Sistemiamo tutto dopo con operazioni contabili artificiose!”

I consigli del professionista servivano a due scopi complementari: da un lato convincere la casa madre maltese a concedere maggiore autonomia gestionale e margini di guadagno più alti, dall’altro creare uno schermo contabile in grado di nascondere la reale provenienza del denaro che veniva reinvestito e “ripulito” attraverso le schede di gioco e le giocate frazionate a credito.

Il sistema dell’antiriciclaggio bypassato e i “conti ombra”

Il meccanismo di riciclaggio perfezionato dal binomio De Simone-Lopez con la consulenza del commercialista funzionava come un’idrovora. Il gruppo raccoglieva giocate illegali di importi rilevantissimi da scommettitori fidelizzati o debitori. Un caso paradigmatico citato nell’ordinanza riguarda un utente,…omissis… il quale richiedeva telefonicamente di eseguire imponenti puntate a credito, spesso frazionate in decine di micro-scommesse inferiori ai limiti di legge.

Questo artificio serviva a eludere la normativa antiriciclaggio. Ciononostante, i volumi anomali generati dalla Lode Bet avevano finito per far scattare ben quattro Segnalazioni per Operazioni Sospette (SOS) da parte degli istituti di credito.

Inoltre, l’organizzazione utilizzava conti gioco intestati a terze persone del tutto ignare, come accertato dagli inquirenti nel caso di…omissis… I “conti ombra” venivano usati come collettori per fare affluire le vincite e per scaricare le giocate coperte dal volume d’affari concordato a Malta.

Quando poi la pressione dei controlli di polizia è diventata stringente, il gruppo ha tentato il classico “salto del cavallo” societario: la cessione formale delle quote della Lode Bet effettutata il 25 gennaio 2025 in favore di  un ragazzo di appena 25 anni che negli anni precedenti era privo di reddito e percepiva sussidi INPS. Una vendita avvenuta al prezzo palesemente stracciato e simbolico di 1.000 euro, a fronte di una società con un fatturato reale da decine e decine di migliaia di euro.

La controversia con la Planetwin365 di Sant’Antonio Abate e l’intervento del Boss

Che l’affare delle scommesse sull’asse Malta-Gragnano fosse sotto la diretta tutela del clan D’Alessandro emerge drammaticamente quando la gestione economica incontra un ostacolo.
Il 27 marzo 2024 la Guardia di Finanza registra un summit segreto presso l’abitazione di Francesco di Paola Avallone, noto luogotenente e factotum del boss Paolo Carolei. A richiedere la riunione sono proprio Antonio De Simone e Maurizio Lopez. I due si trovano ad affrontare un contenzioso economico con il gestore uscente dell’agenzia a marchio Planetwin365 di Sant’Antonio Abate (e marito di…omissis… altra persona coinvolta in procedimenti di DDA).
L’uomo, per non saldare il prezzo pattuito per la cessione dell’agenzia a De Simone e Lopez, aveva provato a fare “lo spavaldo”, millantando protezioni e parentele con ambienti vicini alla criminalità organizzata.

Di fronte al rifiuto di pagare, Lopez e De Simone non cercano avvocati o aule di tribunale: vanno a chiedere la protezione della camorra. Pretendono che sia Paolo Carolei in persona a intervenire per rimettere in riga il gestore.
Nelle intercettazioni ambientali captate dalle Fiamme Gialle all’interno della casa-rifugio, i due dicono ad Avallone affinché riferisca al boss Carolei:

“Questo sta facendo storie per i soldi dell’agenzia… Dice che tiene i parenti importanti, che sta coperto! Bisogna che ci dai una mano tu, ci deve parlare Paolo (Carolei)… Gli deve far capire come stanno le cose a Sant’Antonio Abate, altrimenti i soldi non ce li dà più!”

L’intervento del capoclan risolve la disputa, riaffermando che sopra le scommesse, sui contratti fittizi, sui viaggi a Malta e sulle contabilità del commercialista c’è sempre e solo una firma: quella del clan D’Alessandro.

 

 

FAQ

Domande frequenti sul clan D'Alessandro e il summit di Malta

Ecco alcune domande comuni riguardanti il clan D'Alessandro e le operazioni di riciclaggio legate al summit di Malta.

Qual è l'obiettivo principale del clan D'Alessandro?

L'obiettivo principale è l'espansione delle operazioni di scommesse e il riciclaggio dei proventi attraverso piattaforme internazionali.

Chi sono le figure chiave coinvolte nel summit di Malta?

Le figure chiave sono Antonio De Simone e Maurizio Lopez, promotori dell'associazione a delinquere.

Qual è il ruolo del commercialista G.C.?

G.C. funge da consulente tecnico, fornendo strategie per eludere i controlli e garantire l'impunità al clan.

Come il clan D'Alessandro gestisce il riciclaggio dei proventi?

Utilizza conti gioco intestati a terzi e fraziona le scommesse per bypassare la normativa antiriciclaggio.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Primo piano