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Il retroscena dell'inchiesta

Banda del buco, la confessione di Ferdinando Russo: «Mi accuso di tutto io». Incastrati dalle microspie

I verbali inediti della confessione di Ferdinando Russo svelano i dettagli ingegnosi e i fallimenti della banda.«Abbiamo preso solo 600 euro, un macello».
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Banda Del Buco La Confessione Di Ferdinando Russo Mi Accuso Di Tutto Io Incastrati Dalle Microspie 2026 06 11
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Le microspie in Questura distruggono la strategia difensiva

Il vero colpo di scena giudiziario, tuttavia, non arriva dalle dichiarazioni spontanee di Ferdinando, ma dai microfoni nascosti della Squadra Mobile di Caserta. Subito dopo le perquisizioni, i fratelli Russo (Ferdinando, Francesco e Jonathan) vengono portati negli uffici della Polizia. Non sanno di essere intercettati. Ferdinando, terrorizzato dall’idea che un complice (Giuseppe Palumbo) li abbia “cantati” alle forze dell’ordine, ordina al fratello Francesco di fingersi totalmente estraneo ai fatti.

L’obiettivo è chiaro: accollarsi l’intera responsabilità penale per salvare il resto della famiglia. Le immagini catturate dalle telecamere di sorveglianza mostrano i volti tirati, i sussurri e i gesti d’intesa sul divano dell’ufficio di Polizia.

Francesco inizialmente recepisce la direttiva e si dice pronto a proteggere il sangue del suo sangue: «…un problema tanto mi accuso tutto quanto io…».

Ma la foga del momento fa commettere a Francesco l’errore fatale. Quando crede di non essere ascoltato, si lascia andare a sfoghi colmi di rancore verso il presunto delatore e, soprattutto, utilizza la prima persona plurale, auto-esiliandosi dalla posizione di innocente: «…più la rapina nostra…».

E ancora, lamentandosi del magro bottino rispetto al valore stimato dai media: «…il colpo da 300.000 euro… lo dovrebbero sapere che abbiamo preso 600 euro!».

«Abbiamo fatto un macello»: le intercettazioni

A chiudere il cerchio investigativo sono i tabulati e le registrazioni delle telefonate effettuate da Francesco Russo non appena lasciato in stato di libertà dagli uffici della Questura (mentre il fratello Ferdinando veniva formalmente sottoposto a fermo). Parlando al telefono con la fidanzata, il giovane non riesce a trattenere il peso del vuoto che gli si sta creando attorno.

Dopo averle confidato il sequestro del cellulare e il colloquio con il proprio avvocato, pronuncia la frase che per la Procura equivale a una firma in calce al registro degli indagati: «Comunque abbiamo fatto un po’ un macello veramente».

Un ammissione di corresponsabilità evidente per gli inquirenti, ulteriormente aggravata da una successiva scenata di gelosia e rabbia esplosa la domenica seguente. La fidanzata, ricordandogli ingenuamente che lui stesso le aveva detto di non poter pranzare insieme perché «domenica me ne devo andare», fa saltare i nervi a Francesco.

Secondo la tesi della Polizia Giudiziaria, quella partenza coincideva perfettamente con i piani di Giuseppe Palumbo per avviare le fasi preparatorie di un nuovo colpo in trasferta. La reazione furiosa del Russo, che insulta pesantemente la compagna nel tentativo di ritrattare («non dovevo andare da nessuna parte», dirà poi parlando di un pranzo al ristorante), è per i magistrati la prova regina: la banda del buco era già pronta a colpire ancora.

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Commenti (1)

Larticolo è lungo ma pure confusso, spiega il buco, i passaggi e i nomi, ma molte cose non tornano : i tempi sembrano sballati e i numeri appaiono sbagliat, la polizia pare aver fatto il lavoro ma ci son dettagli mancanti, il racconto sembra piu romanzo che verbale, non mi convince del tuttos.

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