SENTENZA DOPO 25 ANNI

Tradimento nel clan Contini: un ergastolo e un’assoluzione per l’omicidio di Giuseppe Scuotto dopo 26 anni

Il delitto maturato nel maggio del 2000 in pieno corso Novara: i vertici della cosca decisero di eliminare "Peppe" Scuotto per paura che collaborasse con la giustizia e per la gestione autonoma dello spaccio di droga.
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Tradimento Nel Clan Contini Un Ergastolo E Unassoluzione Per Lomicidio Di Giuseppe Scuotto Dopo 26 Anni 2026 10 13
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Era il maggio del 2000 quando la periferia di Napoli fu teatro di un regolamento di conti interno destinato a lasciare un segno profondo nelle dinamiche della criminalità organizzata partenopea. Giuseppe Scuotto, per tutti “Peppe”, figura di spicco e all’epoca capozona del clan Contini nel quartiere napoletano del Vasto-Arenaccia, venne trucidato a colpi d’arma da fuoco mentre viaggiava a bordo del suo scooter lungo corso Novara.

Un agguato fulmineo e spietato, studiato nei minimi dettagli, che non gli lasciò scampo: ferito gravemente dai proiettili esplosi dai sicari, Scuotto spirò poco dopo il ricovero in ospedale. Un crimine eccellente consumato all’interno della stessa galassia criminale, orchestrato per punire chi, secondo i vertici dell’organizzazione, stava iniziando a rappresentare un pericolo troppo grande per la sopravvivenza del sodalizio mafioso.

La paura del pentimento e la scissione negli affari

Le indagini condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) hanno svelato fin da subito un movente duplice e spietato: la sfiducia totale dei vertici della cosca – guidata dal boss Eduardo Contini, noto come ‘o romano – nei confronti del proprio capozona.

Da un lato, a far tremare i boss era il timore concreto che Scuotto potesse cedere e intraprendere un percorso di collaborazione con la giustizia, rompendo il muro dell’omertà e svelando i segreti del clan. Dall’altro, pesava come un macigno la gestione economica autonoma dello spaccio di droga nella sua zona di competenza. Per la cupola criminale, quella condotta in solitaria rappresentava una palese violazione delle direttive impartite dall’organizzazione, un affronto intollerabile che meritava una sola punizione: la morte.

La requisitoria della DDA e il verdetto della Corte d’Assise

Dopo ventisei anni di silenzi, depistaggi e complesse ricostruzioni investigative, l’aula della Corte d’Assise di Napoli ha emesso il proprio verdetto giudiziario. Al termine del dibattimento e accogliendo parzialmente l’impianto accusatorio, i giudici hanno emesso una sentenza netta: ergastolo per Gennaro Cirelli, ritenuto uno degli esecutori materiali del commando di morte, e assoluzione per Antonio Muscerino, detto ‘o biondo, che rispondeva delle stesse accuse.

La decisione arriva a suggello della requisitoria del pm antimafia Daniela Varone, la quale, lo scorso 16 settembre, aveva invocato il fine pena mai per entrambi gli imputati, indicati dagli inquirenti come i volti del commando armato che il 2000 insanguinò corso Novara per blindare gli equilibri interni del clan Contini.

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