LIVE
LE RICHIESTE DELLA DDA

Napoli, chiesti 362 anni di carcere per il clan della ’33’

Stangata da record per i nuovi ras di Scampia e Miano tra piazze di cocaina, accordi dal carcere e vecchi clan
Ascolta questo articolo Riproduci la versione audio
Ascolta
Caricamento in corso...

Napoli – La Procura antimafia ha deciso di non fare sconti, calando la sua ascia giudiziaria sui nuovi eredi della mala napoletana. Ventisei imputati alla sbarra, un conto complessivo che sfiora i quattrocento anni di reclusione e la richiesta di pene severissime — fino a vent’anni di carcere — per i presunti capi della holding criminale che governa il narcotraffico tra Scampia e Miano.

Si avvia quindi verso la stretta finale il processo di primo grado col rito abbreviato, celebrato dinanzi al gip Grammatica. La requisitoria del sostituto procuratore Lucio Giugliano ha cristallizzato un quadro indiziario ritenuto granitico dagli inquirenti. Sotto accusa ci sono i volti nuovi e i vecchi registi di un sistema criminale ramificato, capace di muovere tonnellate di stupefacenti e di spartirsi fette milionarie di mercato sotto l’egida degli storici cartelli scissionisti.

Le radici dell’inchiesta e la mappa dello spaccio

L’operazione che oggi rischia di travolgere i sodalizi criminali affonda le radici in un anno di indagini serrate condotte sul campo dalla Squadra Mobile (Sezione Narcotici) e dal Commissariato di Scampia. Mesi di intercettazioni ambientali, pedinamenti e monitoraggi costanti che hanno permesso di mappare il cuore pulsante del mercato della droga, concentrato soprattutto nella famigerata “33” in via Ghisleri.

Non solo piazze di spaccio fisse, ma un vero e proprio sistema imprenditoriale dell’illecito evolutosi verso consegne a domicilio e appuntamenti stradali rapidi, estesi dai quartieri storici come Chiaiano fino ai Colli Aminei. Un business milionario i cui proventi servivano a garantire il sostentamento delle famiglie degli affiliati detenuti e a rimpinguare le casse dei clan. Il tutto in un clima di costante tensione geopolitica criminale, culminato nei contrasti tra i “mianesi” e le incursioni degli Amato-Pagano, sfociati persino in un tentato agguato nell’agosto del 2022.

Le rivelazioni dei pentiti: la voce di Luigi Rignante

A dare la spinta decisiva all’impianto accusatorio, come anticipa Il Roma,  sono state le propalazioni dei collaboratori di giustizia, in primis Luigi Rignante, le cui dichiarazioni si sono incastrate con quelle di Salvatore Roselli. Rignante, svelando i retroscena dei traffici, ha delineato con precisione chirurgica le dinamiche interne alla “33”:

«Il padrone assoluto della piazza era Massimiliano Cafasso – racconta il pentito – ma il momento di massimo splendore fu quello della gestione di Paolo Gervasio e Salvatore Mele. Lì si creò un impero da milioni di euro. Gli Amato-Pagano li promossero a gestori di tutto lo smercio di cocaina a Scampia. I carichi arrivavano a loro, e loro li smistavano in tutta la città e in tutta la Campania».

Il collaboratore ha inoltre descritto la compartimentazione del mercato: se per hashish, erba e crack esistevano canali differenti, il lucroso traffico di cocaina e kobrett rispondeva a logiche separate ed era sottoposto al controllo diretto degli scissionisti.

Dalla cella ai vertici: la regia occulta e la riapertura della piazza

Tra i nomi di spicco spicca quello di Massimiliano Cafasso, detto “Maglietella”, veterano della faida del 2004 contro i Di Lauro e considerato dagli inquirenti uno dei promotori storici del sodalizio. Nonostante il gip abbia ravvisato un difetto di gravità indiziaria immediata nei suoi confronti — anche a causa della sua lunga detenzione per altri procedimenti —, il suo profilo resta centrale nella ricostruzione degli inquirenti.

Accanto a lui, il ruolo di primo piano è stato assunto da Salvatore Mele, alias “Saviuccio”. È lo stesso Rignante a svelare come la riattivazione della piazza di spaccio sia avvenuta direttamente da dietro le sbarre per volere di Mele:

«In carcere parlai con Mele – ricorda il collaboratore – e mi disse chiaramente che voleva riaprirla. Portammo l’imbasciata, e la piazza fu riaperta. Oggi la piazza è tornata sotto la sua gestione: lui ha preso il posto di “Frizione” ed è il referente assoluto degli Amato-Pagano su Scampia. Se avevamo un problema e dovevamo parlare con gli Amato-Pagano, dovevamo passare da lui».

Chiesti 362 anni di carcere

Il conto complessivo delle richieste di condanna avanzate dalla Dda (sostituto procuratore Lucio Giugliano, con il coordinamento investigativo che ha visto impegnati anche i pm tra cui Mariangela Magariello) ammonta a ben 362 anni e 4 mesi di reclusione complessivi per i 26 imputati giudicati con il rito abbreviato.

Mario Abbatiello: 20 anni
Salvatore Mele: 20 anni
Pasquale Capano: 19 anni e 8 mesi
Antonio De Matteo: 18 anni
Giovanni Conte: 18 anni e 8 mesi
Antonio Musto: 18 anni e 8 mesi
Antonio Abbatiello: 16 anni
Giuseppe Cacciapuoti: 16 anni e 4 mesi
Pasquale Luongo: 15 anni
Alessio Francesco D’Ambrosio: 13 anni
Salvatore Bifolchetto: 12 anni
Gennaro Calvino: 12 anni e 4 mesi
Fabio Cartigiano: 12 anni
Laura De Salvo: 12 anni
Cesare Di Domenico: 12 anni
Gennaro Gaglione: 12 anni e 4 mesi
Dimitro Tsevtzov: 12 anni e 4 mesi
Gabriele Vallefuoco: 12 anni
Vincenzo Castelnuovo: 11 anni
Cristian Celentano: 10 anni
Nicoletta Mascaro: 10 anni e 4 mesi
Michael Rossi: 9 anni e 8 mesi
Giovanni Russo: 9 anni e 4 mesi
Luciano Carbone: 8 anni
Giovanni Castiello: 8 anni

Nel collegio difensivo figurano i legali: Luca Mottola, Luigi Poziello, Domenico Dello Iacono, Dario Carmine Procentese, Francesco Foreste, Antonella Regine, Alessio Ruoppo e Antonietta Madore.

(nella foto a partire da sinistra in alto il pentito Luigi Rignante, Mario Abbatiello,Gabriele Vallefuoco, Cristian Celentano, Giovanni Castiello, Cesare Di Domenico e aura De Salvo. In bass da sinistra invece: Salvatore Bifolchetto, Vincenzo Castelnuovo, Michael Rossi, Luciano Carbone, Gennaro Ottaianao e Antonietta Mascaro)

RIPRODUZIONE RISERVATA
Segui Cronache della Campania Canali ufficiali

Ultime Notizie

Leggi tutte le notizie

Primo piano