Camorra, la cassazione annulla sette condanne al clan Pagnozzi

La Suprema Corte interviene sul procedimento che vedeva coinvolti diversi imputati ritenuti legati al gruppo operante nel Beneventano. Per Paolo Pagnozzi, Andrea Salsiccia e Vincenzo Lomasto il processo dovrà essere nuovamente esaminato in Corte d’Appello
Ascolta questo articolo Riproduci la versione audio
Ascolta
Caricamento in corso...

La vicenda giudiziaria che ruota attorno al clan Pagnozzi torna nuovamente davanti ai giudici della Corte d’Appello di Napoli. È la conseguenza della decisione della Corte di Cassazione, che ha annullato con rinvio le condanne nei confronti di Paolo Pagnozzi, Andrea Salsiccia e Vincenzo Lomasto, disponendo invece l’annullamento senza rinvio per Aniello De Paola, Giuseppe Maiocca, classe 1987, e Francesco Maiocca.

Per gli altri ricorrenti, invece, i ricorsi sono stati rigettati. Una pronuncia che ridisegna, dunque, in maniera significativa il quadro processuale, distinguendo le singole posizioni degli imputati.

Il caso di Paolo Pagnozzi

Particolare rilievo assume la posizione di Paolo Pagnozzi, che in primo grado era stato condannato a 16 anni e 8 mesi di reclusione. Al centro dell’imputazione vi era, secondo la ricostruzione accusatoria, il presunto finanziamento dell’associazione, con le contestazioni relative all’articolo 416 bis del codice penale e alla recidiva.

In secondo grado la pena era stata rideterminata in 13 anni e 4 mesi, dopo l’esclusione di due contestazioni.

La difesa ha quindi portato il caso davanti alla Suprema Corte. Nel giudizio di Cassazione, Pagnozzi è stato assistito dall’avvocato Dario Vannetiello, dopo essere stato difeso in appello dagli avvocati Mara Borreca e Marcello Severino.

Il ricorso era articolato in otto motivi e contestava diversi aspetti della decisione dei giudici di merito.

Le intercettazioni al centro dell’accusa

Secondo l’impostazione accusatoria, una parte dell’impianto probatorio si fondava sul contenuto di alcune intercettazioni. Proprio attraverso queste conversazioni, secondo la Procura, sarebbe emerso il presunto ruolo attribuito a Pagnozzi all’interno delle dinamiche del gruppo.

All’imputato, in particolare, era stato contestato anche un ruolo di garante dell’organizzazione nel territorio del Beneventano, oltre al presunto finanziamento del gruppo.

Si tratta, tuttavia, di contestazioni che devono essere tenute distinte dall’esito definitivo del giudizio: la Cassazione, per Pagnozzi, Salsiccia e Lomasto, ha disposto l’annullamento con rinvio, rimettendo le rispettive posizioni a una nuova valutazione in sede di merito.

Il processo torna in Corte d’Appello

Per i tre imputati interessati dall’annullamento con rinvio, dunque, la partita giudiziaria non è conclusa. Sarà un’altra sezione della Corte d’Appello di Napoli a dover riesaminare le posizioni alla luce delle indicazioni contenute nella decisione della Suprema Corte.

Diverso il destino processuale di Aniello De Paola, Giuseppe Maiocca e Francesco Maiocca: nei loro confronti la Cassazione ha disposto l’annullamento senza rinvio, determinando l’uscita delle rispettive posizioni dal procedimento nei termini stabiliti dalla Suprema Corte.

Un quadro processuale che si divide

La pronuncia della Cassazione produce quindi effetti differenti all’interno dello stesso procedimento. Da una parte, tre posizioni tornano davanti ai giudici di merito per un nuovo esame; dall’altra, per tre imputati arriva l’annullamento senza rinvio. Per gli altri ricorrenti, invece, la Suprema Corte ha confermato il rigetto dei ricorsi.

Il procedimento proseguirà ora davanti alla Corte d’Appello di Napoli per le posizioni interessate dall’annullamento con rinvio. Saranno i successivi passaggi giudiziari a stabilire gli effetti concreti della decisione della Cassazione sulle singole contestazioni.

Articolo modificato il 06/10/2026 alle 13:01 per revisione testo.
RIPRODUZIONE RISERVATA
Segui Cronache della Campania Canali ufficiali

Ultime Notizie

Leggi tutte le notizie

Primo piano