Dalla presidenza del Festival Internazionale del Cinema di Pompei al set di Enrico Vanzina: per Annarita Borelli, la partecipazione a La sera a Roma non è una parentesi da attrice, ma un nuovo tassello di un percorso che intreccia produzione, regia, cultura e memoria. Al centro resta Pompei, luogo simbolico di un progetto cinematografico destinato a crescere.
C’è un filo che unisce un set cinematografico, una macchina da presa e Pompei. È il filo della memoria.
Ed è proprio attorno a questo concetto che si sviluppa il percorso di Annarita Borelli, presidente del Festival Internazionale del Cinema di Pompei, ideatrice della manifestazione e protagonista di un’esperienza sul set di La sera a Roma, il nuovo film scritto e diretto da Enrico Vanzina, atteso alla Festa del Cinema di Roma il prossimo 23 ottobre.
Annarita Borelli nel film interpreta una nobildonna napoletana. Ma sarebbe riduttivo leggere questa esperienza soltanto attraverso la parola “attrice”. Il set rappresenta per lei soprattutto un’altra occasione per osservare da vicino il complesso meccanismo attraverso cui un film prende forma: dalla regia alla fotografia, dalla costruzione dell’inquadratura alla direzione degli interpreti, fino al rapporto tra professionalità artistiche e tecniche.
Un’esperienza che si inserisce in un percorso più ampio, nel quale il cinema non è soltanto recitazione, ma anche produzione, progettazione, regia e costruzione culturale.
Il suo rapporto con il cinema trova infatti una delle sue espressioni più significative proprio nel Festival Internazionale del Cinema di Pompei, manifestazione da lei ideata e presieduta, con la direzione artistica di Enrico Vanzina. La seconda edizione si è svolta dall’1 al 7 giugno 2026 e ha sviluppato un programma fatto di proiezioni, incontri, panel, cinema internazionale e attenzione alle nuove generazioni.
«Essere sul set significa vivere il cinema nella sua interezza»
Nel film di Vanzina, Annarita Borelli veste dunque i panni di un personaggio, ma la sua attenzione rimane inevitabilmente quella di chi guarda al cinema anche da dietro le quinte.
«Credo che ogni talento, anche quando appartiene alla dimensione più intima della persona, abbia bisogno di essere coltivato e, soprattutto, tradotto mi nell’esperienza», racconta.
E La sera a Roma diventa proprio questo: un’esperienza.
«Essere davanti alla macchina da presa è soltanto una parte di ciò che accade su un set. A interessarmi profondamente è stato anche ciò che avveniva intorno: il rapporto tra regia e fotografia, la costruzione dell’inquadratura, l’organizzazione delle riprese, la direzione degli attori, il coordinamento tra cast artistico e tecnico».
Una prospettiva che racconta bene il modo in cui la Borelli guarda al cinema: non come a una somma di ruoli separati, ma come a un organismo nel quale ogni professionalità contribuisce alla nascita dell’opera.
«Un film nasce dall’incontro di molte competenze, ma diventa opera soltanto quando quelle competenze vengono ricondotte a una visione».
Dal set alla regia: Il tempo ritrovato
Quella stessa visione è stata messa alla prova anche nella realizzazione di Il tempo ritrovato, scritto e diretto dalla Borelli e scelto come manifesto visivo della seconda edizione del Festival. L’opera, presentata all’apertura del Festival 2026, affronta proprio uno dei temi che sembrano attraversare tutto il percorso della presidente: il rapporto tra cinema, memoria e tempo.
«Dirigere significa avere un’immagine interiore dell’opera e riuscire a condurre professionalità, sensibilità e linguaggi differenti verso quell’immagine», spiega la Borelli. Dalla scelta degli interpreti alla fotografia, dal cast tecnico al ritmo delle riprese, ogni elemento deve quindi rispondere alla stessa idea.È una concezione che trova una naturale prosecuzione nel Festival di Pompei.
Il Festival di Pompei: il cinema come memoria
Il Festival Internazionale del Cinema di Pompei nasce infatti con una precisa vocazione culturale: utilizzare il linguaggio cinematografico per raccontare e mettere in dialogo identità differenti. Il progetto è stato ideato da Annarita Borelli e affidato artisticamente a Enrico Vanzina. La manifestazione è stata pensata come un ponte tra passato e presente, con Pompei come luogo simbolico nel quale far incontrare cinema, cultura e identità.
«Non considero il cinema soltanto una forma di intrattenimento. Per me è innanzitutto un grande dispositivo della memoria: possiede la capacità straordinaria di sottrarre immagini, luoghi, persone e storie alla dispersione del tempo».
Ed è forse proprio qui che Il tempo ritrovato, il Festival e l’esperienza sul set di Vanzina finiscono per incontrarsi. ll cinema, nella visione della Borelli, non serve soltanto a raccontare il presente. Può conservare ciò che rischia di scomparire e restituirlo alle generazioni future.
Pompei non e’ uno sfondo: e’ parte del racconto
E in questa visione il territorio assume un ruolo centrale.«Il territorio non è mai soltanto uno sfondo. I luoghi custodiscono identità, stratificazioni, memoria». Pompei diventa così molto più di una location. È il luogo nel quale il rapporto tra tempo ed eternità è già scritto nella storia stessa della città. Una dimensione che il Festival prova a trasformare in linguaggio contemporaneo, portando nel territorio opere, autori, professionisti e pubblico.
La seconda edizione ha confermato questa impostazione attraverso un programma che ha affiancato ai film in concorso incontri dedicati alla scrittura, al giornalismo, alla lingua, alla cultura e al rapporto tra cinema e territorio.
Per Annarita Borelli, dunque, la crescita del Festival passa anche dalla capacità di costruire intorno al cinema una vera esperienza culturale. «Voglio costruire una filmografia riconoscibile» È questa la direzione che sembra delinearsi anche per il suo futuro professionale.
«Desidero costruire una filmografia riconoscibile. Non per ripetizione, ma per coerenza». Identità, memoria, rapporto tra uomo e tempo, luoghi capaci di custodire storie: sono questi i temi che Borelli individua come possibili coordinate del proprio percorso cinematografico.
Una filmografia, dunque, che non nasce dall’esigenza di occupare uno spazio, ma dalla volontà di sviluppare nel tempo una precisa idea di cinema. E in questo percorso anche il rapporto con Enrico Vanzina assume un significato particolare.
«Enrico è il direttore artistico del Festival Internazionale del Cinema di Pompei e il nostro è un confronto professionale che negli anni ha attraversato esperienze differenti». Dal progetto culturale del Festival al set di La sera a Roma, il rapporto professionale si è quindi trasformato in un percorso fatto di occasioni differenti, mantenendo però un elemento comune: il confronto sul cinema.
Dal Festival al set, e dal set al Festival
La partecipazione a La sera a Roma arriva così in un momento particolare del percorso della Borelli. Il 23 ottobre, quando il film sarà presentato alla Festa del Cinema di Roma, sarà presente come interprete. Ma quella serata rappresenterà, nelle sue parole, soltanto una tappa.
«Sarò presente all’anteprima come interprete del film e vivrò quella serata con il sentimento di chi osserva un punto di un percorso, non un punto d’arrivo».
È forse questa la chiave per leggere la sua presenza nel film di Vanzina. Non un cambio di direzione, ma un’altra prospettiva sullo stesso mondo.
Dal Festival al set. Dalla produzione alla regia. Dalla macchina organizzativa alla macchina da presa.
Con Pompei sempre sullo sfondo e, soprattutto al centro di un’idea di cinema che la Borelli sintetizza in una frase: «Il cinema sottrae al tempo ciò che merita di restare».
Punti chiave sulla carriera di Annarita Borelli
Ecco una sintesi dei principali aspetti della carriera e del pensiero di Annarita Borelli nel mondo del cinema.
- Ruolo al Festival: Annarita Borelli è presidente e ideatrice del Festival Internazionale del Cinema di Pompei, che promuove il dialogo culturale.
- Esperienza sul set: Nel film 'La sera a Roma' di Enrico Vanzina, Borelli interpreta una nobildonna, ma si concentra anche sul processo di produzione cinematografica.
- Temi centrali: I suoi lavori esplorano il rapporto tra cinema, memoria e identità culturale, utilizzando Pompei come simbolo.
- Visione del cinema: Per Borelli, il cinema è un dispositivo di memoria che preserva storie e identità, non solo un mezzo di intrattenimento.
- Futuro professionale: Desidera costruire una filmografia riconoscibile, coerente con i temi di identità e memoria.



