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Omicidio Calalogno: la DDA incastra i fiancheggiatori del clan Luongo-Covone-Aloia

I due indagati sono accusati di aver aiutato l'esecutore materiale a sottrarsi alle ricerche per l'omicidio e all'ordine di carcerazione per precedenti condanne.
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Scisciano/Castello di Cisterna — Una rete di protezione efficiente, capace di offrire rifugio e copertura immediata dopo il sangue versato in strada. È la trama criminale ricostruita dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna che, all’alba di oggi, hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due persone, ritenute la colonna portante della logistica della cosca.

Il provvedimento, emesso dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia e concordato con il Procuratore Distrettuale, mette un punto fermo sulle complicità emerse all’indomani dell’efferato agguato di camorra in cui perse la vita Ottavio Colalongo.

L’agguato di dicembre e la fuga orchestrata

Per comprendere la genesi dell’operazione odierna bisogna fare un passo indietro fino al 17 dicembre 2025. Quel giorno, a Scisciano, il piombo della camorra uccideva Ottavio Colalongo in un raid dal chiaro stampo mafioso. Subito dopo l’esecuzione, mentre le forze dell’ordine isolavano la scena del crimine e avviavano i primi rilievi scientifici, scattava contemporaneamente la macchina della latitanza.

Secondo le risultanze investigative avallate dalla DDA, i due arrestati si sarebbero messi immediatamente a disposizione di uno dei materiali esecutori del delitto. L’obiettivo era duplice: permettergli di svanire nel nulla per eludere le indagini a caldo e, al contempo, evitare l’esecuzione di un ordine di carcerazione già pendente a suo carico per passate condanne definitive.

Le accuse e l’aggravante mafiosa

Il quadro indiziario a carico dei due fermati è ritenuto di estrema gravità. Le accuse contestate sono quelle di favoreggiamento personale e procurata inosservanza di pena, entrambe blindate dall’aggravante dell’articolo 416-bis.1 del Codice Penale: aver agito, cioè, al solo fine di agevolare l’operatività del gruppo criminale Luongo – Covone – Aloia, sodalizio attivo nel quadrante nolano e nei comuni limitrofi.

L’assistenza forzata, il reperimento dei covi e la copertura informatica o logistica garantita al fuggitivo non sarebbero stati meri favori personali, bensì un preciso mandato aziendale della cosca per proteggere le proprie figure apicali ed operative.

L’operazione condotta dall’Arma rappresenta un importante tassello nell’azione di contrasto avviata dalla Procura Antimafia contro i clan dell’entroterra napoletano. Va tuttavia ricordato, come sottolineato dalle stesse autorità giudiziarie, che la misura cautelare eseguita si inserisce nella fase delle indagini preliminari. Gli indagati, avverso i quali sono previsti i consueti mezzi di impugnazione, sono da ritenersi presunti innocenti fino all’eventuale pronuncia di una sentenza di condanna definitiva.

 

 

Articolo modificato il 28/09/2026 alle 12:47 per revisione testo.
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