A Napoli, si chiude la prima fase della sperimentazione dei jammer nella casa circondariale di Secondigliano, dove le apparecchiature hanno impedito l’uso illecito di telefoni cellulari da parte dei detenuti.
Il risultato, presentato come un passo avanti per la sicurezza degli istituti, è stato commentato dall’Uspp, che sottolinea come questa tecnologia possa tagliare una delle vie principali di contatto tra detenuti, affiliati e reti criminali ancora libere. Secondo il sindacato, la possibilità di controllare le comunicazioni in cella rappresenta una leva importante per la sicurezza, già molto sollecitata nel tempo.
I rappresentanti dell’Uspp, il presidente Giuseppe Moretti e il segretario regionale Ciro Auricchio, riconoscono il valore della soluzione tecnologica, ma ricordano che la lotta all’illegalità nelle carceri richiede un intervento complessivo: strumenti adeguati, investimenti nelle strutture, formazione del personale e un rafforzamento dell’organico.
Tra Secondigliano e Poggioreale mancano circa 200 agenti, una situazione che amplifica la necessità di un impegno strutturale affinché la tecnologia possa essere accompagnata da misure operative efficaci.
Se i risultati annunciati saranno confermati, l’Uspp auspica che Secondigliano possa rappresentare un punto di partenza per un programma nazionale di implementazione progressiva di questa tecnologia, piuttosto che un punto di arrivo. Le valutazioni future, tuttavia, dovranno tenere conto della necessità di un approccio integrato che combini innovazione, risorse umane e adeguamento delle strutture penitenziarie.



