Avellino – «Se qualcuno può andarmi a fare un po’ di spesa alimentare, che grazie a mia moglie e ai miei figli sono agli arresti domiciliari e non ho niente da mangiare». Si affidano a poche parole desperate, affidate alla piazza virtuale di Facebook, i riflettori che si riaccendono su Antonio Rubino, 70 anni.
L’uomo, confinato nella propria abitazione nel territorio avellinese, svela una situazione di grave isolamento materiale che trasforma la custodia cautelare in una questione sociale oltre che giudiziaria.
Dal divieto di avvicinamento al restringimento della misura
La detenzione domiciliare rappresenta l’ultimo tassello di una serie di provvedimenti disposti dalla magistratura. Inizialmente, infatti, per il 70enne era scattato il divieto di avvicinamento alla persona offesa e ai luoghi abitualmente da lei frequentati.
Tuttavia, le sistematiche violazioni delle prescrizioni riscontrate dalle forze dell’ordine e documentate negli atti d’indagine hanno spinto l’autorità giudiziaria a un progressivo inasprimento della misura cautelare, sfociato nei domiciliari.
L’isolamento e la spaccatura nell’opinione pubblica
Ad alimentare la discussione è anche il contrasto interno alla cerchia familiare che traspare dalle sue parole. Rubino accusa esplicitamente la moglie e i figli di averlo abbandonato al suo destino senza garantirgli il sostentamento minimo necessario per la vita quotidiana. L’appello si è rapidamente diffuso nei gruppi locali, spaccando gli utenti in due fazioni: da un lato chi evidenzia la necessità di un intervento umanitario per garantire beni di prima necessità, dall’altro chi ricorda la catena di trasgressioni che ha costretto le autorità ad agire con massima fermezza a tutela della vittima.



