Ci sono pomeriggi di fine estate in cui il calcio sa essere spietato, capace di rimescolare le certezze in novanta minuti vissuti sul filo della tensione.
Lo sa bene Massimiliano Allegri, costretto a fare i conti con la prima, amara frenata della sua gestione.
Il “Maradona” ha assistito in silenzio a una caduta inaspettata, inchiodandosi sul punteggio di 1-2 al cospetto di un Como sfacciato, organizzato e guidato con sapienza geometrica da Cesc Fàbregas.
Non è bastato l’impatto del nuovo corso e nemmeno il ruggito iniziale di Rasmus Højlund, abile a rimettere temporaneamente i conti in sesto. Alla distanza, la freschezza e la sfrontatezza dei giocatori del Como hanno avuto la meglio su un Napoli ancora in fase di cantiere, apparso a tratti fragile e fin troppo leggero nelle letture difensive che il tecnico livornese, nel post-partita, ha stigmatizzato senza troppi giri di parole.
La partita si è infiammata fin dalle prime battute.
Il Como ha scelto di non recitare il ruolo della comparsa, imponendo ritmo e palleggio con personalità.
La premiata ditta formata da Nico Paz e Martin Baturina ha iniziato a cucire calcio tra le linee azzurre, trovando il vantaggio proprio con lo stesso Baturina, lesto a capitalizzare un varco concesso dalla retroguardia di casa al 17′.
Il Napoli, punto sul vivo, ha provato a scuotersi: la reazione porta la firma di Højlund, che al 30′ ha freddato Butez con una conclusione precisa dal limite, facendo esplodere il catino di Fuorigrotta e riaccendendo le speranze del pubblico partenopeo.
Ma il 1-1 è durato come un battito di ciglia.
Una disattenzione in fase di costruzione dal basso — croce e delizia di ogni avvio di stagione — ha regalato al Como il pallone del nuovo sorpasso: Tasos Douvikas, rapace e implacabile, ha castigato Meret al 34′, mandando gli ospiti negli spogliatoi avanti di una rete e con il morale alle stelle.
Nella ripresa Allegri ha provato a rimescolare le carte inserendo forze fresche dalla panchina, tra cui Kevin De Bruyne e Leonardo Spinazzola, alla ricerca di quella qualità e di quel cambio di passo necessari per scardinare il muro comasco. Il Napoli ha alzato il baricentro, costringendo i lombardi nella propria trequarti, producendo un forcing costante ma spesso disordinato.
Nel finale il “Maradona” ha anche pregustato il gol del pareggio con Stanislav Lobotka, ma la gioia azzurra è stata strozzata in gola dall’intervento del VAR, che ha pizzicato un fuorigioco di Lorenzo Lucca a inizio azione.
Al triplice fischio è festa Como, con Fàbregas che si gode una vittoria storica e di prestigio, mentre in casa Napoli resta da leccarsi le ferite e riflettere.
Per Allegri il cantiere è apertissimo: servono maggiore attenzione difensiva, cattività agonistica e una quadratura tattica che la sosta di campionato dovrà obbligatoriamente accelerare. La stagione è appena iniziata, ma il primo vero esame d’alta quota ha lasciato sul campo più di un campanello d’allarme.
Ludovica Carrano



