Roma – Stato di agitazione e sciopero, se necessario. Lo ha annunciato l’assemblea dei giornalisti di ‘Report’, che in un comunicato spiega le ragioni della decisione. ”I giornalisti interni della redazione di Report, preso atto della decisione arbitraria, non ancora motivata dell’Azienda, di sostituire Sigfrido Ranucci alla conduzione del programma, sostengono e condividono tutte le rivendicazioni espresse dal gruppo degli inviati, che hanno annunciato, in assenza di un ripensamento da parte della Rai, di essere pronti ad abbandonare il programma”, scrivono i giornalisti.
”Report – spiegano – non può esistere senza i suoi inviati e senza la sua redazione, produzione, filmaker e montatori che negli anni hanno maturato specifiche competenze e lavorano per garantire un prodotto di qualità, espressione autentica del servizio pubblico”.
Per la redazione del programma di inchiesta ”solo un più che solido vissuto professionale e l’autorevolezza conquistati sul campo possono infatti far fronte alle necessità di produzione e alle specificità investigative di una trasmissione complessa, delicata e di altissimo valore civile, come Report ha dimostrato di essere nel corso della sua lunga storia, offrendo al pubblico un contributo ispirato ai più autentici valori repubblicani”.
I giornalisti interni di Report ”non sono disposti, in alcun modo, ad accettare imposizioni calate dall’alto che, non rispondendo a questi criteri, sono ascrivibili a una matrice puramente politica che snatura totalmente la vocazione e il Dna del programma”. ‘
‘Esprimono, inoltre, sconcerto per il metodo usato dall’Azienda nella scelta unilaterale e senza condivisione dei nuovi conduttori, annunciati alle agenzie di stampa prima che alla squadra”, scandisce la redazione.
”Chiedono all’azienda di correggere le decisioni prese che non sono accettabili per chi, professionalmente, si è sempre riconosciuto nell’identità e nei valori di Report e che potrebbero costringere a scelte lavorative diverse”. I cronisti della trasmissione di Rai3 ”chiedono inoltre il diretto coinvolgimento della redazione nelle scelte aziendali, al fine di preservare autonomia e indipendenza di un presidio fondamentale del Servizio Pubblico. L’assemblea dei giornalisti indice dunque lo stato di agitazione e si riserva di mettere in atto ulteriori iniziative di lotta democratica, compreso lo sciopero”.
A Napoli manifestazione di Articolo 21 davanti alla sede Rai
Articolo 21 e Imbavagliati – Festival Internazionale di Giornalismo Civile, in collaborazione con FreedAssangeNapoli, hanno convocato un presidio pubblico in difesa di Sigfrido Ranucci, di Report e dell’autonomia del giornalismo del servizio pubblico per sabato 5 settembre, alle ore 12, in viale Marconi davanti alla sede Rai.
‘Invitiamo – dicono gli organizzatori – giornaliste e giornalisti, associazioni, movimenti, realtà della società civile, rappresentanti del mondo della cultura e tutte le cittadine e i cittadini che hanno a cuore la libertà di stampa a partecipare. Durante il presidio proponiamo anche un gesto semplice e collettivo: una X di scotch rosso sulla bocca, simbolo di un’informazione che non può e non deve essere imbavagliata’.
Domande frequenti sulla situazione di 'Report'
Ecco alcune domande comuni riguardo alla recente situazione di agitazione dei giornalisti di 'Report'.
Perché i giornalisti di 'Report' sono in stato di agitazione?
I giornalisti sono in stato di agitazione a causa della decisione dell'Azienda di sostituire Sigfrido Ranucci alla conduzione del programma, ritenuta arbitraria e non motivata.
Cosa chiedono i giornalisti all'Azienda?
Chiedono di correggere le decisioni prese e di essere coinvolti nelle scelte aziendali per preservare l'autonomia e l'indipendenza del programma.
Cosa potrebbe succedere se le richieste non vengono accolte?
Se non ci sarà un ripensamento, i giornalisti sono pronti a mettere in atto ulteriori iniziative di lotta democratica, incluso lo sciopero.
C'è un evento pubblico in programma?
Sì, è prevista una manifestazione a Napoli per il 5 settembre, in difesa di Sigfrido Ranucci e dell'autonomia del giornalismo.



