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E'accusato di insolvenza

Nuovo sequestro per Angelo Napolitano ma lui apre un ristorante a Sharm con Rita De Crescenzo

La Guardia di Finanza appone i sigilli ad altre due attività per insolvenza e debiti non saldati. Svanito l'effetto dello schermo societario intestato al figlio della nota tiktoker
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Napoli– Nemmeno il “buon ritiro” dorato di Sharm el-Sheikh è bastato a frenare l’onda d’urto giudiziaria e finanziaria che sta travolgendo Angelo Napolitano. Nella giornata di venerdì, i militari della Guardia di Finanza si sono presentati davanti a due dei punti vendita riconducibili al noto “tiktoker del popolo”, ponendo sotto sequestro preventivo tutto ciò che vi era all’interno.

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L’accusa, questa volta, parla chiaro: insolvenza. L’imprenditore campano, celebre sui social per la vendita di smartphone e prodotti tecnologici a prezzi stracciati, non sarebbe più in grado di onorare la mole imponente di debiti accumulati nel corso degli ultimi anni.

Il cartello “Chiuso per inventario” e il blitz di Borrelli

A dare l’annuncio del nuovo provvedimento è stato il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, Francesco Emilio Borrelli, da sempre in prima linea nel denunciare i presunti intrecci tra il fenomeno dei tiktoker “trash” napoletani e le attività commerciali opache.

Borrelli si è presentato personalmente davanti a uno dei negozi blindati dalle fiamme gialle, dove sulla serranda abbassata campeggiava ancora il classico e ingannevole cartello “Chiuso per inventario”, utilizzato per nascondere ai clienti la reale natura del blocco. Centinaia di utenti e acquirenti, attirati nei mesi scorsi dalle televendite social, si trovano ora di fronte a serrande sbarrate e scatoloni sequestrati.

Nella mattinata di oggi domenica 7 giugno Angelo Napolitano si è affrettato a fare un video su TikTok in cui ha spiegato che la merce è stata sposta dal negozio di corso Garibaldi a Napoli in un deposito. E che non vi è stao alcun sequestro.

La fuga in Egitto e lo schermo societario

Per sfuggire alla pressione degli inquirenti e alle continue denunce per truffa, attività in nero e falso, Napolitano aveva scelto la via dell’esilio balneare. Da qualche tempo si è stabilito stabilmente in Egitto, a Sharm el-Sheikh, località da cui continua imperterrito a trasmettere video in diretta su TikTok. Proprio sulle coste del Mar Rosso, l’imprenditore ha recentemente aperto un maxi ristorante-braceria in collaborazione con l’altrettanto discussa tiktoker Rita De Crescenzo.Ma l’inaugurazione più volte annunciata ora è slittata ad inizio luglio.

Un trasferimento che non era solo geografico ma anche societario. Nel disperato tentativo di proteggere i beni rimasti in Italia dai creditori e dalla magistratura, Napolitano aveva provveduto a modificare la denominazione delle sue pagine social e a schermare le sue attività, intestando fittiziamente la gestione delle quote e delle nuove aziende al figlio di Rita De Crescenzo. Una manovra elusiva che non ha però ingannato i magistrati, i quali hanno riscontrato la continuità aziendale e ordinato il blocco immediato delle merci.

Il precedente: il maxi-sequestro da 6 milioni e lo yacht di lusso

La storia giudiziaria di Angelo Napolitano e del suo marchio “Napolitano Store” (con sedi storiche a Napoli e Casalnuovo) è d’altronde contrassegnata da pesanti tappe investigative. Il primo vero terremoto giudiziario risale a settembre 2025, quando la Procura di Nola dispose un maxi-sequestro preventivo di beni mobili e immobili per un valore record di circa 5,7 milioni di euro. In quell’occasione, la Guardia di Finanza mise i sigilli persino a un lussuoso yacht di oltre 16 metri di lunghezza.

L’accusa originaria era pesantissima: una gigantesca frode fiscale legata all’evasione dell’Iva e all’emissione di fatture false. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori – e precedentemente svelato anche da un servizio del telegiornale satirico Striscia la Notizia –, i negozi di Napolitano utilizzavano un sistematico “doppio listino”.

Gli smartphone di ultima generazione venivano venduti a prezzi inferiori anche di 400 euro rispetto al mercato, ma a una sola condizione: il pagamento rigorosamente in contanti e “in nero”, senza l’emissione di regolari scontrini fiscali. Un meccanismo illegale che aveva permesso al fatturato dell’azienda di schizzare in modo anomalo dai 2,2 milioni del 2017 agli oltre 20 milioni di euro.

Dal tricolore in Regione al fallimento dei social

I guai finanziari di oggi sono il punto d’arrivo di una parabola che unisce il trash mediatico alle aule di tribunale. Napolitano era balzato al centro delle cronache nazionali anche per un video-scandalo girato all’interno del Consiglio Regionale della Campania, dove insieme a Rita De Crescenzo sventolava il tricolore intonando l’inno di Mameli nell’ufficio di un consigliere regionale (poi espulso dal proprio partito per l’accaduto).

Oggi, dietro le canzoni e l’ostentazione di ricchezza mostrata nei video arabi, restano le decine di denunce dei consumatori rimasti a bocca asciutta e l’azione implacabile del fisco. La strategia di cambiare nome alle società e fuggire all’estero si è rivelata inutile: l’impero di cartone del “tiktoker del popolo” sta definitivamente crollando sotto il peso dei debiti.

Approfondimento

Napolitano si rifugia a Sharm aprendo un ristorante, ma la Guardia di Finanza non si
ferma: nuovo sequestro per insolvenza nei suoi negozi a Napoli.
Mentre tenta di rilanciare all’estero, i guai giudiziari e finanziari lo inchiodano a casa.
Una mossa che mostra quanto sia difficile sfuggire alle conseguenze quando i debiti si

accumulano e la giustizia stringe la presa.

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Commenti (1)

Notizia che sembra importante ma la informazion arriva confusa, laguardia non ha spiegat bene i motivi, sperammo che lasocietà e le persone coinvoltai possano chiarire la situazion, ma la procedur deve esser piu trasparente e rapida, senza creareallarmism inutili

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