Napoli — Il futuro della Medicina Generale non si costruisce con gli slogan, ma formando professionisti capaci di affrontare la complessità delle cure primarie. È questa la linea tracciata dal Sindacato Medici Italiani (SMI) della Campania, che replica alle recenti dichiarazioni della FIMMG sul futuro della formazione specifica per medici di famiglia. Al centro della questione non c’è solo il numero dei posti disponibili o delle domande presentate, ma la qualità reale del percorso formativo.
Il nodo Campania: 240 posti, 1.080 domande
Per il triennio 2026-2029, la Regione Campania ha messo a bando 240 posti per il Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale. Un dato che, secondo i numeri diffusi a livello nazionale, rende la Campania la regione con il più alto rapporto tra candidature e disponibilità: 1.080 domande contro 240 borse, una media di oltre quattro candidati per posto.
«Aumentare o coprire le borse, da solo, non significa costruire una buona medicina generale», afferma Giovanni Senese, segretario regionale SMI Campania. «Un contenitore, per quanto grande, resta vuoto se non vi sono contenuti».
Cosa deve imparare un medico di famiglia del futuro
Secondo il sindacato, la formazione non può fermarsi ai numeri. Il medico di medicina generale del futuro deve essere preparato su:
gestione della cronicità e della multi-morbilità
diagnostica di primo livello e appropriatezza prescrittiva
prevenzione e medicina d’iniziativa
presa in carico domiciliare del paziente fragile e cure palliative
uso ragionato di nuove tecnologie e telemedicina
integrazione ospedale-territorio e gestione clinica delle urgenze negli studi MMG
«Non si può formare un futuro MMG senza insegnargli il funzionamento delle Aggregazioni Funzionali Territoriali, dei distretti, dell’ADI, dei PDTA e degli strumenti contrattuali che regolano la professione», sottolinea Senese.
Formazione sul campo e tutor indipendenti
La richiesta del SMI è chiara: la formazione deve essere soprattutto sul campo, negli studi dei medici di medicina generale e nei luoghi in cui si esercitano realmente le cure primarie, sotto la guida di tutor indipendenti adeguatamente selezionati. «Docenti che non si limitino soltanto a insegnare l’empatia o a fare propaganda sindacale», precisa il segretario regionale.
«La Medicina Generale non può essere considerata una formazione di serie B rispetto alla formazione universitaria specialistica. Su questo chiediamo alla Regione Campania e al presidente Vincenzo Fico un cambio di passo».
La proposta: una scuola di specializzazione universitaria
Da anni, il SMI sostiene a livello nazionale la necessità di istituire una scuola di specializzazione medica universitaria per il percorso formativo in medicina generale. L’obiettivo è superare «le regole gestionali poco trasparenti, una retribuzione inadeguata e obiettivi formativi non chiaramente definiti dei corsi regionali che si svolgono in tutto il paese».
«Vorremmo integrare la formazione dei medici di medicina generale con il mondo universitario e rendere la medicina generale allettante per le nuove generazioni», spiega Senese.
«Preoccupiamoci di come ne escono, non solo di quanti entrano»
La conclusione del segretario regionale SMI è netta: «Non basta preoccuparsi di quanti giovani entrano nei corsi di formazione per la medicina generale. Bisogna preoccuparsi di come ne escono. La Campania non ha bisogno di medici utilizzati per coprire caselle organizzative o riempire turni. Ha bisogno di medici di famiglia formati per fare i medici».
«Su questo terreno, quello dei contenuti, delle competenze e della qualità della formazione dei futuri giovani medici di famiglia, chiediamo alla Regione Campania e al presidente Fico di aprire il confronto».




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