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"Fumo del Vesuvio2".

‘Mamma, aiutami, rischio il carcere’: smantellata la banda dei truffatori. La centrale era a Barra

Anziani raggirati in tutta Italia con il tranello del parente in arresto: partita dal Friuli, l'indagine smantella un'organizzazione piramidale nel Napoletano.
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Mamma Aiutami Rischio Il Carcere Smantellata La Banda Dei Truffatori La Centrale Era A Barra 2026 08 19
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E’ la fase due dell’operazione “Fumo del Vesuvio 2”: stamane i carabinieri hanno sgominato un’organizzazione criminale piramidale con base nel Napoletano: telefonate cariche di tensione emotiva e corrieri inviati in tutto il Paese per derubare le vittime.

“Signora, suo figlio ha causato un grave incidente. Rischia l’arresto, serve subito la cauzione”. Dall’altra parte del telefono, una voce autorevole e gelida che si spaccia per un maresciallo dei Carabinieri. In sottofondo, i singhiozzi disperati di un presunto figlio: “Mamma, aiutami!”. È questo l’ingranaggio psicologico spietato, una messinscena perfetta studiata per mandare in tilt le difese delle vittime, solitamente persone anziane e sole, e gettarle nel panico più profondo.

Non si trattava di piccoli malviventi di quartiere, ma di una vera e propria “azienda del crimine”. A scoperchiarla sono stati i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Trieste, in una complessa operazione coordinata con i colleghi partenopei denominata “Fumo del Vesuvio 2”.

La struttura: un’azienda del crimine

L’organizzazione operava con una rigida struttura piramidale. Al vertice si trovavano gli organizzatori, coadiuvati da figure specializzate: dai “telefonisti” – arroccati in centrali clandestine nel centro storico di Napoli e pronti a setacciare vecchi elenchi telefonici alla ricerca di prede – fino agli addetti alla logistica, incaricati di recuperare schede SIM intestate a ignari prestanome e noleggiare auto “pulite” per le trasferte dei corrieri.

A tirare le fila del sodalizio sarebbe stato un trentenne originario di Casalnuovo, ma residente nel quartiere Barra, già noto alle forze dell’ordine. Il suo compito era gestire la manovalanza, inviata in treno o in auto in tutto il Nord e Centro Italia, dal Friuli al Piemonte, passando per Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Umbria e Marche.

L’indizio sul litorale giuliano

L’inchiesta è nata a inizio 2025 proprio da un tassello del puzzle trovato sul litorale triestino. Il 25 gennaio, a Visogliano, un giovanissimo “trasfertista” campano aveva tentato un colpo ai danni di una coppia di anziani, fallendo solo per l’arrivo improvviso di alcuni conoscenti delle vittime. Non d’animo, il corriere si era spostato nella vicina Muggia, riuscendo a svaligiare l’abitazione di un’altra anziana.

La svolta investigativa è arrivata pochi giorni dopo: grazie alla collaborazione con i Carabinieri di Torino, il giovane è stato bloccato in flagranza mentre tentava un ulteriore raggiro, con addosso gioielli per un valore di circa 33 mila euro. Da quel primo arresto, la catena di comando è stata ricostruita pezzo dopo pezzo.

Il bilancio dell’operazione

Il blitz scattato all’alba tra le province di Napoli, Caserta, Isernia e Salerno ha portato a sei misure cautelari – tre custodie in carcere per i presunti capi e tre obblighi di dimora – oltre a dieci denunce a piede libero.

Complessivamente, l’intera attività investigativa ha permesso di arrestare 8 persone, denunciare 19 complici, chiarire 18 episodi di truffa e recuperare circa 50 mila euro di refurtiva, già restituita ai legittimi proprietari. “Le indagini hanno acclarato l’esistenza di una struttura piramidale che vede alla base gli esattori, al centro i telefonisti e al vertice gli organizzatori”, spiegano gli investigatori, che ora lavorano per recidere ogni possibile ramificazione residua della banda.

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