Social, le offese sono spesso gusci vuoti: quando mancano gli argomenti, arrivano gli insulti

Molto spesso sui social c'è la tendenza a scambiare un’offesa per opinione.
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Ci ha scritto un lettore chiedendoci perché, su determinate notizie, non chiudiamo preventivamente i commenti. La sua preoccupazione è comprensibile: in alcuni casi il confronto si trasforma rapidamente in una sequenza di frasi aggressive, giudizi personali, provocazioni e offese gratuite.

Ma chiudere i commenti prima ancora che una discussione nasca significherebbe scegliere la strada più semplice e, allo stesso tempo, più pericolosa: quella della censura preventiva. E noi non censuriamo il confronto. Possiamo moderare gli eccessi, possiamo intervenire quando si superano certi limiti, ma non possiamo decidere in anticipo che le persone non abbiano il diritto di esprimere un’opinione.

Il punto, semmai, è un altro: perché tante persone, davanti a una notizia o a un’idea diversa dalla propria, sentono il bisogno di offendere?

Spesso l’offesa non è forza. È debolezza. È il rifugio di chi non riesce ad argomentare, di chi non sa spiegare davvero la propria posizione, di chi non ha strumenti per sostenere un confronto. Quando mancano le parole giuste, arrivano quelle sbagliate. Quando manca il ragionamento, arriva l’insulto. Quando non si riesce a colpire un’idea, si prova a colpire la persona.

Eppure molte offese sono solo gusci vuoti. Parole lanciate per fare rumore, non per dire qualcosa. Frasi che sembrano pesanti, ma che spesso non hanno contenuto. Non spiegano, non aggiungono, non costruiscono. Servono solo a riempire il silenzio lasciato dall’assenza di pensiero.

Il problema è che oggi l’offesa viene spesso scambiata per opinione.

Ma non tutto ciò che viene scritto è automaticamente un pensiero. Dire “non sono d’accordo” è una posizione. Spiegare perché si è contrari è un contributo. Insultare chi la pensa diversamente, invece, è soltanto una resa.

Una società matura dovrebbe imparare a distinguere tra critica e aggressione. La critica può essere dura, anche durissima. Può contestare un’idea, una scelta politica, un comportamento pubblico, una decisione amministrativa. Ma resta critica quando conserva un legame con i fatti e con il ragionamento. L’offesa, invece, taglia quel legame. Non vuole convincere, vuole solo ferire. E non bisogna lasciarsi ferire da un guscio vuoto.

E forse dovremmo anche imparare a non prendere troppo sul serio certe parole. Non perché le offese siano belle o accettabili, ma perché spesso rivelano più di chi le pronuncia che della persona a cui sono rivolte. Chi insulta sta dicendo qualcosa soprattutto di sé: della propria rabbia, della propria incapacità di ascoltare, della propria difficoltà a stare dentro un confronto civile ma sopratutto rivela la propria ignoranza (nel senso di non conoscere quell’argomento o quel fatto)

Chiudere i commenti preventivamente vorrebbe dire arrendersi a questa deriva. Vorrebbe dire ammettere che non siamo più capaci di distinguere tra chi vuole discutere e chi vuole solo urlare. Vorrebbe dire togliere spazio anche a chi, invece, ha qualcosa da dire davvero. Invece vedere li tutte quelle parole la maggior parte inutli, da la rappresentazione plastica del mondo “social”. Certo è ovvio che una parte, per fortuna che c’è, è ancora viva, e vale la pena leggere  i contributi che lasciano le persone nei commenti, scartando tutto il “rumore” di fondo.

La libertà di parola non è libertà di insulto. Ma nemmeno la paura dell’insulto può diventare una scusa per spegnere ogni discussione. Il compito di un giornale non è mettere il silenziatore alla società. È raccontarla, anche quando è scomoda, anche quando è nervosa, anche quando mostra il suo lato peggiore.

Le offese passano. Gli argomenti restano. Le parole vuote fanno rumore per qualche secondo, poi si spengono. Le idee, se sono solide, resistono.

Per questo non dovremmo temere il confronto. Dovremmo semmai pretendere che sia migliore. Più civile, più serio, più adulto. Perché discutere non significa distruggere l’altro. Significa provare, almeno per un momento, a capire se dietro una posizione diversa dalla nostra c’è qualcosa che merita di essere ascoltato.

E quando non c’è nulla, quando resta solo l’insulto, forse la risposta migliore è proprio non consegnargli troppa importanza. Perché certe offese, in fondo, non sono macigni. Sono soltanto gusci vuoti.

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Commenti (1)

Mi pare che la discossione si svuoti spesso, perche molti scrivono ofese senza argomentare; ci sono parole grosse ma senza contenuto. Chi insulta dice piu di se stesso, ma poi non spiegano nulla e non provano a confrontarsi. Forse sarebbe mejo moderare meglio, senza chiuder tutto gia prima.

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