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CALDO, LA CAMPANIA BRUCIA

Napoli Stazione Centrale e Afragola a 48 gradi: ecco i 10 ‘punti rossi’ del calore in Campania

Indagine di Legambiente: dieci «hotspot» termici stabili. Alla Stazione Centrale di Napoli e al mercato di Afragola picchi da 48 gradi. Mariateresa Imparato: «Servono più alberi, ombra e un Piano sociale regionale per il clima»

Napoli – Non è solo una questione di termometri impazziti. È la fotografia di una vulnerabilità climatica che si incide nel territorio, nei quartieri, nei luoghi del lavoro e della vita quotidiana. Legambiente Campania ha individuato dieci hotspot termici stabili nella regione: aree in cui, tra il 2015 e il 2025, la temperatura del suolo si è mantenuta sistematicamente più alta rispetto al contesto circostante.

In testa alla classifica, con 48 gradi centigradi, due nodi strategici: la Stazione Centrale di Napoli e il Mercato Ortofrutticolo di Afragola.

La mappa del calore: da Napoli a Salerno

Dietro i due record si stagliano altri cinque punti in cui la temperatura si assesta sui 46 gradi: la zona residenziale di Macerata Campania, l’area Mercato di Caserta, la fascia residenziale di Sant’Antimo, San Cipriano d’Aversa e il mercato di San Severino. Seguono Piazza Enrico a Benevento (45°C), Corso Vittorio Emanuele ad Avellino (44°C) e, a chiudere la graduatoria, Via del Carmine a Salerno (41°C).

La mappa è stata costruita analizzando l’andamento termico del territorio campano nell’ultimo decennio, grazie ai dati raccolti dai sensori a bordo dei satelliti Landsat 8 e Landsat 9. Gli hotspot, spiega l’associazione, non sono «semplici anomalie», ma «luoghi in cui il caldo si accumula, persiste e si traduce in un impatto concreto su chi li abita, li attraversa o ci lavora».

Perché il suolo «trattiene» il calore

Un hotspot termico è un’area in cui la temperatura del suolo risulta stabilmente più elevata rispetto alle zone limitrofe, segnalando una maggiore esposizione al surriscaldamento. «Dove il suolo è più consumato, il verde più scarso e la copertura artificiale più estesa, la temperatura tende ad accumularsi», osserva Legambiente Campania.

Alcuni hotspot ricadono in aree densamente costruite, dove asfalto, tetti e superfici impermeabili amplificano l’effetto isola di calore; altri emergono in zone di margine, dove la pressione del consumo di suolo, la scarsità di alberature e la frammentazione degli spazi aperti riducono la capacità del territorio di raffrescarsi naturalmente.

Il caldo come questione sociale e urbanistica

«Il caldo estremo non è solo una questione climatica, ma anche urbanistica, ambientale e sociale», afferma Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania. I punti più caldi, nota, «coincidono spesso con luoghi in cui si concentrano funzioni, traffico, lavoro, produzione e vulnerabilità».

Da qui l’appello a intervenire con «strategie di adattamento mirate: più alberi, più ombra, più permeabilità del suolo, più spazio pubblico vivibile e una maggiore attenzione alle aree produttive e ai quartieri più esposti». L’associazione chiede che la «giustizia climatica» diventi «priorità dell’agenda politica», con nuove opere pubbliche progettate secondo criteri bioclimatici, il rafforzamento del verde urbano, la creazione di corridoi ecologici e una rete diffusa di «rifugi climatici di comunità».

Legambiente sollecita inoltre la Giunta regionale a farsi promotrice del primo Piano Sociale regionale per il Clima in Italia, per proteggere le fasce più vulnerabili e rendere i territori più resilienti di fronte a ondate di calore ed eventi estremi.

Stazioni, mercati e quartieri: le storie dei dieci hotspot

Napoli, Stazione Centrale: uno dei punti più eloquenti della mappa, dove si concentrano traffico, asfalto, superfici dure e flussi continui, in assenza di reale sollievo climatico. Un nodo in cui il caldo colpisce chi lavora, chi transita e mette in evidenza l’inadeguatezza di molti spazi di mobilità ad affrontare le ondate di calore.

Afragola, Mercato Ortofrutticolo: un punto emblematico che unisce intensità d’uso, grandi spazi asfaltati e forte esposizione al sole. Qui il caldo incide sulle condizioni di chi lavora, sui tempi e sulle modalità della movimentazione delle merci, sulla permanenza negli spazi esterni e sulla qualità complessiva del luogo.

Macerata Campania, area residenziale: l’hotspot assume qui un significato diverso: il caldo entra nelle case, nei quartieri, nei percorsi quotidiani. Non ci sono solo superfici che si scaldano, ma persone che vivono il disagio in modo diretto, soprattutto nelle ore serali e notturne, quando il calore accumulato durante il giorno fatica a disperdersi.

Caserta, area del Mercato: un luogo in cui il caldo si intreccia con la vita quotidiana, i flussi di persone, la sosta breve e il passaggio continuo. Uno spazio che, nelle giornate più calde, risente fortemente della scarsità di ombra e della presenza di superfici che assorbono e rilasciano calore.

Avellino, Corso Vittorio Emanuele: asse urbano centrale, vissuto ogni giorno da residenti, studenti, lavoratori e visitatori. Qui il caldo si somma alla densità delle attività e alla forte esposizione degli spazi di percorrenza, rendendo evidente quanto anche i luoghi più rappresentativi della città possano diventare vulnerabili alle ondate di calore quando mancano elementi di mitigazione.

Benevento, Piazza Enrico: un punto che racconta bene la fragilità termica degli spazi pubblici centrali. In una piazza il caldo non resta un dato astratto: si traduce nella difficoltà di sostare, incontrarsi e vivere lo spazio all’aperto nelle ore più critiche.

Salerno, Via del Carmine: un’area in cui il caldo si riflette direttamente sulla vita dei residenti. Il surriscaldamento non riguarda soltanto l’asfalto o le facciate esposte, ma anche la quotidianità di chi abita il quartiere, si sposta a piedi e vive gli spazi esterni durante le ore più calde.

Sant’Antimo, tessuto residenziale: il caldo si manifesta come una pressione costante sulla vita quotidiana. Pochi spazi ombreggiati, superfici che trattengono calore e percorsi urbani esposti rendono più difficile abitare il quartiere durante le fasi più intense delle ondate di calore.

San Cipriano d’Aversa: chiude la mappa con un segnale chiaro: il caldo non riguarda solo i grandi centri o le aree industriali più note, ma anche i territori residenziali e di transizione, dove la vulnerabilità può crescere in modo silenzioso.

San Severino, area mercato: si inserisce in un contesto urbano che, per la combinazione tra superfici costruite, scarsa ombreggiatura e forte esposizione al sole, tende a trattenere il calore più a lungo rispetto alle aree circostanti. Un hotspot che racconta quanto il surriscaldamento non riguardi solo i grandi poli industriali o le città più dense, ma anche i territori interni e i quartieri.

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