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L'ultimo ricordo

Guccini, il commosso ricordo di Vecchioni: «Per me era il più grande cantautore»

Roberto Vecchioni rende omaggio all'amico scomparso: «Per me era il più grande cantautore e un autentico cercatore di verità»
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Il giorno della scomparsa di Francesco Guccini è segnato anche dalle parole cariche di affetto di Roberto Vecchioni, che ricorda l’amico e collega con cui ha condiviso oltre mezzo secolo di musica, incontri e passioni. Per il cantautore milanese non ci sono dubbi: «Per me era il più grande cantautore».

Ai microfoni dell’AGI, Vecchioni ripercorre il primo incontro con Guccini, avvenuto al Festival di Sanremo del 1973. «Io e Francesco ci siamo conosciuti a Sanremo nel ’73, eravamo arrivati tutti e due molto presto. Ci siamo seduti in un bar e abbiamo fatto a gara a chi finiva prima una bottiglia di vino. Ha vinto lui. Abbiamo condiviso molto», racconta.

Il ricordo si sposta poi al 2018, quando Guccini accettò di interpretare insieme a lui il brano «Ti insegnerò a volare». «È stato faticoso convincerlo. Sono andato a Pavana, poi quando ha sentito il brano ha detto: “Canto su questo”, perché ci si ritrovava», rivela Vecchioni.

Tra i due anche un rapporto fatto di ironia e stima reciproca. «Ci presentò Amilcare Rambaldi. Lui mi disse: “Ho sentito una tua bella canzone, quella che parla dello stadio e della partita di calcio”, prendendo in giro “Luci a San Siro”. Io gli risposi: “Anch’io ho sentito quella tua del trenino che va a spaccarsi e non è male”».

Infine, il tributo più intenso all’autore di La locomotiva. «Come cantautore mi lascia un’eredità di cose che mi ha detto e che non è riuscito a compiere, gliele finirò io. Francesco era un iniziatore, un romantico attento al senso delle piccole cose del mondo, un maestro delle parole e delle metafore. Sapeva arrivare alle persone con immagini capaci di raccontare la verità. Era un cercatore di verità. Per me il più grande cantautore».

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