Roma – Un’indagine per corruzione e tre indagati: nel mirino il progetto per il ponte sullo Stretto di Messina e l’esame di legittimità della Corte dei Conti per l’approvazione definitiva.
Sono finiti nel registro degli indagati: Tommaso Miele, 70 anni, ex presidente aggiunto della Corte dei Conti (in quiescenza dal febbraio 2026); Giacomo Francesco Saccomanno, avvocato 71enne reggino, già componente del cda della società Stretto di Messina Spa, e l’imprenditore 65enne Vincenzo Virgiglio, indicato come responsabile delle relazioni esterne dell’associazione “Accademia Calabria”.
Le accuse di corruzione e le perquisizioni per Miele, Virgiglio e Saccomanno
Per i tre si ipotizzano le accuse, in concorso, di corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione attiva da parte di pubblico ufficiale e rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio. A rendere nota l’inchiesta una nota a firma del procuratore capo Francesco Lo Voi giunta a termine di una perquisizione nei confronti degli indagati disposta dalla Procura e eseguita dai carabinieri del Ros.
Tra i perquisiti spicca il nome di Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei Conti. Secondo l’accusa, Miele è indagato perché ha favorito “la società Stretto di Messina – come si evince dal capo di imputazione – concretamente interessata al parere positivo della sezione di Controllo della Corte dei Conti per l’esame di legittimità della delibera Cipess n. 41/25, con cui è stato approvato il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto con prescrizioni e raccomandazioni”.
Il magistrato della Corte dei Conti accusato di aver rivelato informazioni riservate
In particolare, gli inquirenti contestano al magistrato contabile di aver rivelato informazioni riservate sugli orientamenti di altri componenti della Corte dei Conti e sull’andamento della Camera di consiglio chiamata a pronunciarsi sulla legittimità dell’atto, nonché di aver messo a disposizione il proprio ruolo istituzionale per favorire un esito positivo del controllo contabile.
In cambio, sempre secondo l’impostazione accusatoria, Miele avrebbe ricevuto e accettato la promessa di utilità da parte di Virgiglio e Saccomanno.
Miele voleva incarichi di prestigio dopo il pensionamento
Cioè i due indagati “al fine di condizionare il citato esame della Corte dei Conti in favore della società Stretto di Messina Spa, avrebbero avvicinato il giudice contabile promettendogli il loro appoggio per ricoprire cariche in enti di diritto pubblico dopo il suo pensionamento, subordinandolo alla sua fattiva azione per il concretizzarsi dell’esigenza citata.
I due avrebbero anche tentato di avvicinare altri magistrati ritenuti utili agli interessi del gruppo per la realizzazione dell’opera infrastrutturale e rivelato, a soggetti terzi, notizie coperte da segreto, acquisite dal giudice della Corte dei Conti indagato”, si legge nella nota della procura.
Miele dal canto suo, “avrebbe offerto la propria disponibilità, fornendo costanti aggiornamenti sull’andamento della procedura condotta dalla Corte Contabile, rivelando informazioni riservate sugli orientamenti dei colleghi magistrati contabili e sullo sviluppo della relativa Camera di Consiglio in adunanza plenaria della Corte stessa – si legge ancora -.
Dopo la decisione sfavorevole dei magistrati contabili il procuratore aggiunto si impegnò per cambiare l’esito
Inoltre, avrebbe esaminato la decisione sfavorevole del 29 ottobre 2025, impegnandosi a predisporre, nell’interesse della Stretto di Messina Spa, una memoria sulla vicenda da consegnare al commercialista della società manifestando, in cambio, l’interesse a diventare Presidente dell’Antitrust o di una società partecipata. Nel corso delle perquisizioni, svolte a Roma, nella provincia di Reggio Calabria e in quella di Frosinone sono stati rinvenuti e sequestrati diversi dispositivi elettronici e documenti che verranno sottoposti a specifiche valutazioni e analisi per appurarne la valenza probatoria in relazione alle ipotesi di reato contestate”.
La carriera e le ombre di Miele uno dei magistrati contabili pù importanti d’Italia
Al centro dell’inchiesta della Procura di Roma il magistrato Tommaso Miele, per anni uno delle figure più rilevanti della magistratura contabile italiana, entrato alla Corte dei Conti oltre 30 anni fa ha rivestito numerosi incarichisia nelle funzioni giurisdizionali che in quelle di controllo. Nel 2022 è stato nominato presidente aggiunto della Corte dei Conti, incarico confermato dal Consiglio di Stato a seguito di un contenzioso.
Alcune ombre nel suo passato riguardano l’incarico di presidente del collegio dei revistori dei Conti dell’Università degli Studi di Cassino, ateneo presso il quale era professore a contratto. Nel 2016 fu coinvolto in un’indagine della Guardia di Finanza che riguardava i bilanci dell’ateneo.
Secondo l’accusa nei bilanci 2013-2015 erano state occultati gravi criticità tra cui un ammanco stimato tra i 40 e i 44 milioni di euro, oltre al mancato versamento dei contributi previdenziali. Miele, in qualità di presidente del collegio dei revisori, venne coinvolto nell’indagine per presunte falsità nei bilanci universitari. Il magistrato ha sempre respinto ogni addebito, sostenendo che i pareri del collegio fossero basati sulla documentazione contabile fornita dagli uffici dell’università.
La vicenda assunse particolare rilevanza pubblica perchè coinvolgeva un magistrato che, nel ruolo di presidente della Corte dei Conti del Lazio, era chiamato a giudicare casi di danno erariale e di cattiva gestione delle risorse pubbliche, mentre veniva a sua volta coinvolto nell’indagine relativa ai conti dell’ateneo.
Le intercettazioni ambientali tra l’imprenditore e il presidente aggiunto della Corte dei Conti
Dieci anni dopo Miele ricompare in un’altra inchiesta della magistratura romana. Nel corso delle indagini sono state disposte numerose intercettazioni ambientali nelle quali uno dei protagonisti è proprio Miele, il quale paventava difficoltà nell’approvazione del progetto e si prodogava con l’imprenditore Virgiglio per fars sì che il progetto passasse.
“Ehh… però è una situazione… critica!” diceva l’ex aggiunto della Corte dei Conti, Tommaso Miele in una intercettazione ambientale citata nelle carte della Procura di Roma. Per i pm la conversazione “lascia intendere all’interlocutore di avere visionato la documentazione della istruttoria relativa al progetto Ponte”.
Miele avrebbe definito la situazione “in salita”, pur non ritenendosi preoccupato dall’ultimo rigetto della Corte del 17 novembre, considerato “logica conseguenza del rigetto del 29 ottobre”, aggiungendo: “il problema da risolvere è sempre quello…cioè, non cambia una virgola, però se ci scriviamo, ci parliamo, ci vediamo”.
Gli inquirenti riportano anche il riferimento a un report riservato predisposto sulla vicenda da consegnare ai privati coinvolti: “l’importante che tu dai comunque il report…. che io sto sul pezzo… noi stiamo sul pezzo”. Dagli atti emerge il rapporto tra Miele e l’imprenditore Vincenzo Virgiglio.
Secondo l’accusa, il magistrato si sarebbe rivolto all’imprenditore anche per individuare architetti di fiducia per lavori nelle abitazioni dei figli. Sempre secondo l’accusa Miele, prossimo al pensionamento avvenuto nel febbraio 2026, era interessato a ottenere “cariche apicali in organismi di diritto pubblico successivamente al pensionamento”.
In un’altra conversazione Miele avrebbe parlato delle proprie prospettive future: “quando andrò in pensione ora l’anno nuovo, io dovrei fare il Presidente di non so che ancora… però mi hanno chiesto la disponibilità… io ho sparato alto…c’ho l’imbarazzo della scelta e ti dico la verità… se gli arriva un bell’endorsment… certo che va bene”.





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