Si è chiuso il 27 luglio il bando per l’accesso al corso di formazione specifica in medicina generale, con un risultato che supera ogni aspettativa: 5.965 domande per soli 2.651 posti disponibili su tutto il territorio nazionale. Un dato che testimonia un crescente interesse verso la medicina generale, ma che impone anche una riflessione profonda sulle sfide e sulle riforme necessarie per sostenere questa scelta professionale.
La Campania si conferma tra le regioni con il maggior numero di domande (1.080 per 240 posti), mentre la Valle d’Aosta registra un numero più contenuto (10 domande per 10 posti), ma con una crescita significativa in quasi tutte le altre regioni e province autonome.
Silvestro Scotti, Segretario Nazionale della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG), sottolinea che «questi numeri non sono una semplice celebrazione, ma un segnale chiaro della fiducia che i giovani medici ripongono nella medicina generale. È un impegno che le istituzioni devono onorare con riforme concrete e non più rimandabili».
Tra le richieste avanzate da FIMMG vi sono:
– il potenziamento della diagnostica di primo livello negli studi medici;
– una radicale deburocratizzazione, con semplificazione prescrittiva e accesso facilitato a farmaci e dispositivi;
– un percorso formativo professionalizzante che coinvolga maggiormente i medici in formazione;
– il riconoscimento della medicina generale come disciplina universitaria, con attività di ricerca e docenza;
– un ruolo centrale dei medici di medicina generale nelle Case della Comunità, favorendo integrazione multiprofessionale;
– incentivi fiscali per le attività professionali strategiche per il Servizio Sanitario Nazionale;
– l’implementazione del teleconsulto specialistico per accelerare i percorsi diagnostici;
– infine, un confronto strutturato con modelli organizzativi europei.
La FIMMG ha già assunto impegni concreti per il raggiungimento degli obiettivi del PNRR entro il 2026, ma ora spetta alle istituzioni — Governo e Regioni — rispondere con atti legislativi e contrattuali, in particolare attraverso il prossimo Accordo Collettivo Nazionale (ACN) 2025-27 e la Legge di Bilancio.
«Facciamo un appello a cittadini e politica: non possiamo tradire questi giovani medici», conclude Scotti. «Il Paese deve garantire loro certezze professionali e un riconoscimento effettivo nel sistema sanitario. Non servono solo parole, ma fatti concreti».
L’attenzione è ora rivolta all’avvio di un percorso di riforma che possa sostenere la nuova generazione di medici di medicina generale e rafforzare un settore cruciale per la salute pubblica.









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