I RETROSCENA DELL'AGGUATO

Napoli, la doppia vita di Kekko, tra l’agguato per gelosia al disabile alla «fedeltà» a Bosti junior

Il ventunenne Francesco Matteo, in cella per aver ferito a San Carlo all'Arena un ventinovenne amputato, è indagato nella maxi-inchiesta sulla paranza di Patrizio Bosti junior.
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Napoli La Doppia Vita Di Kekko Tra Lagguato Per Gelosia Al Disabile Alla Fedelta A Bosti Junior 2026 06 10
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Napoli– Un “like” di troppo su TikTok, una spedizione punitiva mascherata da rapina stradale e l’ombra ingombrante della Terza Componente dell’Alleanza di Secondigliano. Ruota attorno alla figura di Francesco Matteo, alias “Kekko”, 21 anni, l’ultimo squarcio di cronaca nera e giudiziaria che unisce la violenza efferata delle strade di San Carlo all’Arena con i summit nelle celle di Poggioreale.

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Il giovane, da due giorni dietro le sbarre, è accusato di lesioni gravi, porto abusivo d’arma e rapina: ha fatto fuoco contro E.M., 29 anni, un ragazzo del quartiere già amputato a una gamba a causa di un incidente, oggi col rischio concreto di finire sulla sedia a rotelle. Ma il nome di “Kekko” è soprattutto un filo rosso che si dipana nelle oltre 400 pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal Gip contro la baby paranza dei “Porticati”, guidata dal rampollo Patrizio Bosti junior.

L’ombra del clan e il patto nel Padiglione Avellino

Per la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, Francesco Matteo non è un cane sciolto. Nelle pagine dell’ordinanza cautelare che il mese scorso ha spedito in cella il baby boss Patrizio Bosti junior e altri 5 complici viene descritto come un soggetto:
«…intraneo al Gruppo dei Porticati, partecipe, braccio armato del gruppo, preposto all’occultamento delle armi, nonché dedito a ulteriori attività criminose strumentali al sostentamento in carcere degli affiliati, preposto al controllo del territorio».

Un legame di sangue e di camorra. Matteo è infatti il nipote diretto di Ettore Esposito, personaggio di spicco del clan Contini. E proprio a questa parentela eccellente rimandano le microspie della Mobile. È il 2022 quando, nel corso di un colloquio registrato nel Padiglione Avellino (cella 59) di Poggioreale, il baby boss Patrizio Bosti junior racconta l’incontro avvenuto con l’anziano ras, durante il quale il giovane “Kekko” avrebbe giurato fedeltà assoluta alla linea di famiglia. Nel resoconto captato dagli investigatori, Bosti junior ricorda le parole del vecchio boss e la risposta del nipote:
«…lui mi disse: “Te ne devi andare da qua dentro”. Io dissi: “Io ti dico che me ne vado da qua dentro… IO STO CON TE!”».
Un’affiliazione che sarebbe proseguita anche sotto l’ala del padre, Felice Matteo, soggetto gravato da numerosi precedenti per rissa, truffa e ricettazione, anch’esso ritenuto vicino ai Contini.

«Sto mangiando la frutta»: per il Gip mancano i gravi indizi

Se la DDA disegna il profilo di un soldato della camorra pronto a tutto, la valutazione del Giudice per le Indagini Preliminari frena bruscamente sulle accuse di associazione mafiosa (il capo 1 della maxi-inchiesta che ha portato all’arresto di 6 giovani ras). Scrive infatti il Gip nell’ordinanza:

«Ritiene questo giudice che, allo stato degli atti, il compendio indiziario acquisito nei confronti di MATTEO Francesco non consenta di ritenere integrati, con il necessario grado di gravità, precisione e concordanza, gli elementi costitutivi della partecipazione al sodalizio mafioso».

Secondo il giudice, la foto di un Rolex e di mazzette di denaro inviata su WhatsApp il 22 marzo 2022 al complice Giorgio Marasco («Ti serve?») dimostra solo una «disponibilità occasionale di beni di sospetta provenienza», non una stabile intraneità al clan. Anche le intercettazioni telefoniche sulla gestione delle armi restituiscono, secondo la tesi del Tribunale, un quadro di marginalità. Il 2 settembre 2022, Antonio Raia chiama Matteo per una “tarantella” (una forte tensione) nel quartiere, chiedendo dove trovare “quella cosa”, ovvero una pistola. La risposta di “Kekko” è sbrigativa:«Vieni a prendere la roba nella sella».
Ma quando la discussione si fa operativa, Matteo si smarca. Nelle successive captazioni, mentre i sodali decidono come muoversi, il ventunenne tronca la conversazione:
«Sto mangiando la frutta… vediamo un poco».

Un atteggiamento che il Gip bolla come «contiguità ambientale ed episodica», non sufficiente a blindare l’accusa di associazione mafiosa.

Il “like” della discordia e l’agguato di San Carlo all’Arena

Dalle carte della Procura Antimafia si arriva così alla notte del 25 maggio scorso, quando la violenza impulsiva di Francesco Matteo si è scaricata nel parco di via Nicola Nicolini. La vittima, incoraggiata dal penalista Francesco Petruzzi, ha superato le iniziali resistenze e ha squarciato il velo di omertà. Il motivo del ferimento? Un apprezzamento social sotto il profilo TikTok della fidanzata di Matteo.

Erano le tre di notte. E.M. aveva appena parcheggiato la sua Mercedes quando è stato raggiunto da una telefonata di Matteo: «Devo parlarti, vieni giù nel parco». Ad attenderlo c’era il ventunenne insieme a un complice non ancora identificato. Il tentativo di chiarimento, già avviato via Instagram e in videochiamata, è degenerato in pochi secondi. Matteo ha estratto la pistola e ha fatto fuoco, centrando la gamba sinistra del rivale e fratturandogli la tibia, per poi strappargli dal polso un Rolex Daytona del valore di 40mila euro (restituito solo in un secondo momento dopo una febbrile trattativa tra le famiglie).

Dopo una stretta investigativa della sezione Omicidi della Squadra Mobile, guidata dal dirigente Mario Grassia e dal vice questore Silvia Marino, “Kekko” Matteo ha ceduto, presentandosi in Questura per confessare:
«Gli ho chiesto di incontrarci sotto casa sua e la discussione si è accesa. Non mi è piaciuto come mi rispondeva. Così ho reagito d’istinto, ma ora mi dispiace per quanto è successo».

Gli agenti della Mobile sono ora a caccia del complice e dell’arma del delitto, mentre Matteo attende l’interrogatorio di garanzia nel carcere di Poggioreale. Lo stesso penitenziario dove, due anni fa, prometteva fedeltà ai vertici della paranza.

 Il prefetto di Napoli rafforza la vigilanza nella zona

Intanto oggi il  Prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha disposto un’intensificazione dei servizi di controllo e vigilanza del territorio da parte delle Forze dell’ordine, nel quartiere cittadino dell’Arenaccia,.Il Prefetto evidenzia “la celerità dello svolgimento delle indagini ad opera della Polizia di Stato, esprimendo il proprio profondo apprezzamento per l’eccellente lavoro svolto con professionalità e competenza. Le istituzioni stanno rispondendo con fermezza a dinamiche criminali inaccettabili, soprattutto quando colpiscono le fasce più vulnerabili della popolazione. Le Forze dell’ordine proseguono il loro assiduo impegno sull’area di riferimento e nei quartieri limitrofi, finalizzato alla prevenzione e repressione dei reati e di ogni attività illegale, per accrescere la percezione della sicurezza e della presenza dello Stato da parte dei cittadini. La vicenda sarà oggetto di particolare approfondimento in sede di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica”.

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Commenti (1)

L’articolo descriv3 accusi e ruoli n el gruppo, ma mancana prove e chiarimenti sulle font1 e sulle tempistiche; saria stato utile avere piu dettagli, aproffondire l’indagene e il contesto per capir meiyl la situa zione e le rispettive responsabilita.

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