Il Tribunale di Napoli torna a intervenire sul tema del precariato scolastico, confermando un principio ormai consolidato: l’utilizzo sistematico dei contratti a tempo determinato per coprire esigenze permanenti è illegittimo.
La pronuncia del giudice del lavoro si inserisce in un filone giurisprudenziale sempre più attento alla tutela dei diritti di docenti e personale ATA, da anni impiegati attraverso una successione di supplenze su posti vacanti e disponibili.
Al centro della decisione, come spiega l’avvocato Lelio Mancino, il superamento del limite dei 36 mesi previsto dalla normativa europea. In linea con la Direttiva 1999/70/CE e con l’orientamento della Corte di Giustizia dell’Unione Europea e della Cassazione, il giudice ha ribadito che la reiterazione dei contratti a termine, in assenza di reali esigenze temporanee, configura un abuso che deve essere sanzionato.
Secondo il Tribunale, il ricorso al lavoro precario non può diventare uno strumento ordinario di gestione del personale scolastico. Quando le supplenze vengono utilizzate per coprire fabbisogni strutturali, il lavoratore ha diritto a un risarcimento del danno, la cui quantificazione viene rimessa alla valutazione del giudice sulla base della durata e delle modalità della precarizzazione.
Un passaggio rilevante riguarda i lavoratori successivamente immessi in ruolo. La stabilizzazione, pur rappresentando il riconoscimento del diritto a un impiego stabile, non cancella il danno subito negli anni precedenti. L’abuso, infatti, mantiene una propria autonomia giuridica e può legittimare la richiesta risarcitoria anche dopo l’assunzione a tempo indeterminato.
La sentenza si colloca in un quadro più ampio di decisioni favorevoli al personale scolastico. Negli ultimi anni, la giurisprudenza ha riconosciuto ulteriori diritti ai lavoratori precari, tra cui l’accesso alla Carta del docente anche per i supplenti annuali, la monetizzazione delle ferie non godute e il riconoscimento dell’anzianità di servizio maturata durante il precariato ai fini economici.
Il pronunciamento del Tribunale partenopeo rafforza dunque un orientamento che richiama l’Amministrazione al rispetto delle norme nazionali ed europee. Un principio che non si esaurisce in un adempimento formale, ma incide direttamente sulla tutela dei lavoratori e sulla qualità del sistema scolastico, messa a rischio da un utilizzo strutturale del lavoro precario.









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