Vibo Valentia – Un bimbo di 18 mesi è morto ieri sera all’ospedale di Catanzaro: probabilmente è stato ucciso da un’infezione riconducibile a un batterio contratto all’asilo nido. Altri quattro bimbi della stessa scuola sono stati ricoverati con gli stessi sintomi, uno di loro è ancora in ospedale.
Sulla vicenda la Procura di Vibo Valentia ha aperto un’inchiesta. I genitori hanno infatti presentato denuncia in Questura e la cartella clinica del bimbo è stata sequestrata. La magistratura ha anche disposto il sequestro della salma e disporrà nelle prossime ore l’autopsia.
Il bimbo, Alessio Pio, era stato ricoverato inizialmente in una struttura sanitaria di Vibo Valentia. Di fronte al peggioramento delle sue condizioni cliniche si è reso necessario il trasferimento al capoluogo di regione, avvenuto nella mattinata di ieri. Una volta giunto a Catanzaro il piccolo avrebbe presentato il sospetto di una setticemia.
Purtroppo, ieri sera, il piccolo non ce l’ha fatta. I genitori hanno deciso di presentare una denuncia per verificare le cause della morte. L’Asp di Vibo Valentia ha indetto un vertice d’urgenza tra il commissario straordinario Angelo Vittorio Sestito e i suoi più stretti collaboratori per cercare di capire tutti i singoli passaggi della vicenda.
Sestito ha confermato che dall’asilo, all’insorgenza della prime problematiche, è stata inviata una Pec per segnalare il problema e chiedere delucidazioni sulle modalità con le quali procedere.
La dirigente: stiamo ipotizzando insieme all’Asp un batterio entrato dall’esterno
“Stiamo ipotizzando insieme all’Asp quello che potrebbe essere successo. Molto probabilmente è un batterio che è entrato dall’esterno all’interno della struttura, e quindi stanno facendo le verifiche del caso per capire come interrompere questa catena di contagi”. E’ quanto ha detto Serena Miceli, dirigente della Family baby school di Tropea, l’asilo che frequentava il bambino di Zungri morto in ospedale a Catanzaro. Si parlerebbe in particolare di Clostridium difficile, “un batterio che si prende generalmente all’interno delle strutture ospedaliere”, precisa la dirigente.




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