Cure sempre più efficaci e risultati fino a pochi anni fa impensabili, ma la battaglia decisiva contro il melanoma si combatte ancora sul terreno della prevenzione e della diagnosi precoce. È il messaggio lanciato da Paolo Ascierto, oncologo e direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia oncologica e Terapie innovative dell’Istituto Pascale di Napoli, in occasione della Giornata mondiale della salute della pelle.
La pelle è l’organo più esteso del corpo umano, ma anche quello maggiormente esposto ai rischi esterni. Nonostante le campagne di sensibilizzazione, la protezione dai raggi solari continua a essere spesso sottovalutata, mentre sul web trovano spazio fake news e teorie che mettono in discussione persino l’utilità delle creme con filtri solari.
«Il messaggio per questa giornata è duplice: non dobbiamo avere paura del melanoma, ma dobbiamo imparare a rispettarlo», spiega Ascierto. I numeri confermano la necessità di mantenere alta l’attenzione. «Da un lato, l’incidenza continua ad aumentare. Ogni anno in Italia registriamo circa 15.000 nuovi casi. E il melanoma colpisce sempre più spesso persone giovani. Dall’altro, però, viviamo un momento straordinario della ricerca: grazie all’immunoterapia, oggi circa la metà dei pazienti con melanoma metastatico può essere guarita, un risultato impensabile fino a pochi anni fa».
I progressi della medicina hanno dunque cambiato radicalmente le prospettive per molti pazienti, ma secondo l’oncologo napoletano la strada principale resta quella della prevenzione.
«La vera rivoluzione resta la prevenzione. Un melanoma diagnosticato precocemente può essere guarito nella quasi totalità dei casi con un semplice intervento chirurgico. Per questo la Giornata mondiale della pelle deve ricordarci che la migliore cura è ancora la diagnosi precoce. Infatti, oggi possiamo curare molto meglio il melanoma, ma non dobbiamo mai dimenticare che il nostro obiettivo non è avere pazienti da curare, ma persone da non far ammalare».
Tra gli elementi da tenere in considerazione c’è anche il cambiamento delle abitudini legato all’aumento delle temperature e al maggiore tempo trascorso all’aperto. «Il cambiamento climatico rappresenta un elemento di cui dobbiamo tenere conto. L’aumento delle temperature porta le persone a trascorrere più tempo all’aperto e a esporsi maggiormente ai raggi ultravioletti. Inoltre, le ondate di calore e le variazioni ambientali modificano le nostre abitudini di esposizione al sole».
Ascierto chiarisce però che il rapporto non è diretto. «Naturalmente il melanoma non dipende dal cambiamento climatico in sé, ma dall’aumento dell’esposizione ai raggi Uv, che rimangono il principale fattore di rischio modificabile».
Le regole da seguire sono semplici ma fondamentali: evitare le scottature, utilizzare una crema con un adeguato fattore di protezione e proteggersi con cappello e occhiali nelle ore più calde. Precauzioni che non devono essere limitate alle giornate trascorse al mare, ma adottate durante tutte le attività all’aria aperta.
Fondamentale anche il ruolo dei controlli dermatologici. «È sicuramente una buona abitudine programmare una visita dermatologica prima dell’estate, soprattutto nelle persone con numerosi nei, pelle chiara o familiarità per melanoma. L’epiluminescenza permette di identificare eventuali lesioni sospette e affrontare la stagione estiva con maggiore serenità».
La prevenzione, tuttavia, non può trasformarsi in un appuntamento esclusivamente stagionale. «Il controllo dei nei non deve diventare un appuntamento stagionale. La pelle cambia tutto l’anno e il melanoma non va in vacanza. L’ideale è seguire un programma di controlli personalizzato, stabilito insieme al dermatologo in base al proprio profilo di rischio».
Resta infine il problema dell’accesso alle visite specialistiche. Secondo Ascierto, nonostante una crescente sensibilità degli italiani verso la prevenzione, i tempi di attesa rappresentano ancora una delle principali criticità.
«È necessario potenziare la rete dermatologica territoriale, coinvolgere maggiormente i medici di medicina generale e sviluppare strumenti come la teledermatologia per intercettare più rapidamente le lesioni sospette». Una sfida che passa dunque dalla ricerca e dalle nuove terapie, ma soprattutto dalla capacità di intervenire prima che la malattia si sviluppi o raggiunga uno stadio avanzato.






Articolo utile, pero la prevenzionenon è costante e la gente si scorda di proteggersi,soprattuto quando non va al mare. I numeri son o altissimi e le visite dermatologighe mancano, i tempi d’attesa è lunghi. Serve piu rete territoriale e informazionee chiare, senza allarmismom ma con responsabilità.