Casapesenna – Un nuovo, durissimo colpo è stato inferto alla criminalità organizzata nell’agro aversano. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Napoli, hanno condotto un’importante operazione nel comune di Casapesenna, portando alla luce le attività illecite e i tentativi di riorganizzazione della fazione del clan dei Casalesi storicamente legata alla famiglia dell’ex capoclan Michele Zagaria, detenuto in regime di 41-bis dal dicembre 2011.
La strategia del terrore: bombe e intimidazioni
Al centro dell’ordinanza figurano episodi di grave violenza ed intimidazione che hanno scosso il territorio nei mesi scorsi. Tra questi, gli inquirenti hanno fatto piena luce sui gravi attentati dinamitardi avvenuti a febbraio. Il primo si è consumato il 19 febbraio in via Fabozzi, un atto anticipato nei mesi precedenti dall’esplosione di colpi d’arma da fuoco in piena strada.
Dietro questo gesto si profilerebbe una ritorsione legata all’acquisto all’asta di un immobile da parte di un cittadino di origine marocchina; l’abitazione, in precedenza, apparteneva a un soggetto vicino ad ambienti criminali locali. Il secondo episodio risale invece al 27 febbraio, quando una bomba è esplosa in via don Salvatore Vitale a San Cipriano d’Aversa, danneggiando la pizzeria “Nando’s”, un caso su cui l’attenzione degli investigatori resta altissima.
I nomi dei fermati e i legami di sangue
L’attività investigativa, protetta fino all’ultimo da un rigido riserbo, contesta a vario titolo reati gravissimi, tra cui l’associazione a delinquere. Il decreto di fermo ha colpito sei persone: Costantino Garofalo (29 anni), Raffaele Nobis (60 anni), Aldo Nobis (56 anni), Paolo Francesco Serao (25 anni), Vincenzo Fontana (29 anni) e Gianluca Piccolo (29 anni). Risultano inoltre indagati a vario titolo Giuseppe Alfonso Piccolo (33 anni), Valerio Mormile (25 anni), Antonio Garofalo (26 anni), Franco Moccia (26 anni) e Ernesto Corvino (45 anni).
I profili dei fratelli Aldo e Raffaele Nobis sono particolarmente significativi per comprendere gli assetti del territorio. Aldo Nobis era tornato in libertà solo lo scorso febbraio beneficiando di una liberazione anticipata di sei mesi concessa dal Tribunale di Napoli. Anche il fratello Raffaele aveva fatto rientro a Casapesenna dopo una detenzione durata dieci anni. Entrambi sono fratelli di Salvatore Nobis, detto “Scintilla”, figura storica del clan e recluso da oltre trent’anni al carcere duro.
Il business dell’azzardo nel Palazzo Baronale
Il controllo del territorio da parte della fazione Zagaria – che attualmente vede in libertà tutti i fratelli del boss ergastolano Michele – si esprimeva anche attraverso lucrose attività di gioco d’azzardo. Secondo la ricostruzione della Dda, alla consorteria criminale sarebbe riconducibile la gestione di una vera e propria bisca clandestina di lusso, scoperta ad aprile dai carabinieri della Compagnia di Casal di Principe all’interno di un appartamento situato nel Palazzo Baronale di Casapesenna, in piazza Agostino Petrillo.
Non si trattava di un semplice retrobottega o di un circolo privato, bensì di una centrale del gioco d’azzardo strutturata con tavoli professionali, dove la notte del blitz sono state bloccate 26 persone intente a scommettere. In quell’occasione i militari sequestrarono 45mila euro in contanti, mazzi di carte napoletane, fiches e dadi, interrompendo un circuito d’affari illegale ramificato.
La rigenerazione criminale: le nuove leve del feudo
L’analisi geografica e anagrafica degli indagati offre uno spaccato inquietante e indicativo sullo stato della camorra locale: dei soggetti finiti sotto la lente degli inquirenti, ben dieci sono residenti a Casapesenna e la stragrande maggioranza è composta da giovani under 30.
Questo duplice dettaglio evidenzia da un lato che il controllo della cosca sul paese-feudo degli Zagaria resta pervasivo, e dall’altro dimostra una preoccupante “rigenerazione criminale”. Il clan dimostra di non voler cedere il passo, arruolando nuove e giovani leve per rimpiazzare i quadri storici detenuti ed estendere l’egemonia sul territorio. Questa indagine ha colpito sul nascere il tentativo di chi, una volta scontata la pena, intendeva riorganizzare le fila delle attività illecite sul territorio.
(nella foto Raffaele Nobis, Aldo Nobis, Gianluca Piccolo e Costantino Garofalo)









Sembrache la situazzione a Casapesenna sia preoccupante, i giovani sonno invischiati e la rigenerazzione criminale pare rapidissima. Le forzedellordine hann operato bene ma non basta, ci vole piu prevenzionne sociale e controlli continui per fermare il fenomeno.