Napoli – Scatta l’inchiesta sulla morte di Maria Carmela D’Angelo, la pasticciera di Roccadaspide che si è tolta la vita lanciandosi da terzo piano del reparto grandi ustionati del Cardarelli nei giorni scorsi.
L’iscrizione nel registro degli indagati di quattro persone è oltre ad un atto dovuto in vista dell’esame autoptico previsto per lunedì prossimo, un approfondimento di quanto è accaduto nel reparto per le modalità del suicidio ma anche sui motivi che hanno spinto D’Angelo a togliersi la vita.
Un gesto inspiegabile per i familiari anche alla luce delle condizioni cliniche della 58enne che, dopo i miglioramenti clinici seguiti alle ustioni, sarebbe stata trasferita nel reparto di chirurgia ricostruttiva del Cardarelli per un pieno recupero.
Trasferimento che sarebbe dovuto avvenire proprio la mattina del suicidio.
I familiari, il marito e i due figli, avranno modo – con l’apertura dell’inchiesta e l’esame autoptico disposto dalla procura – di nominare dei propri consulenti per l’accertamento della verità.
La Procura, oltre a verificare le cartelle cliniche, valuterà se la paziente avesse manifestato segnali evidenti che potessero far pensare ad atti di autolesionismo e se alla luce delle sue condizioni psicologiche la struttura sanitaria e in particolare medici e paramedici abbiano sottovalutato le sue condizioni e non abbiano attuato un monitoraggio più assiduo.
In una nota la direzione del Cardarelli aveva sottolineato che Maria Carmela D’Angelo si era allontanata dalla stanza dirigendosi nei servizi igienici del reparto presumibilmente per avere maggiore privacy. Una dichiarazione che sarà valutata alla luce delle indagini disposte dalla procura.
La pasticciera era stata ricoverata nel reparto Grandi ustionati del Cardarelli il 21 maggio scorso a seguito di un incidente avvenuto nel suo laboratorio di pasticceria ‘Le delizie di Maria’ a Fonte di Roccadaspide. Un incidente per il quale l’intera comunità cilentana era stata in apprensione. Maria Carmela D’Angelo, donna dalle grandi doti umane e professionali, è infatti benvoluta e conosciuta da tutti.
Ora le indagini dovranno far luce e dovranno dare delle risposte ad una morte per la quale non c’è ancora un senso umanamente comprensibile.






Una storia dai risvolti incredibili e piena di misteri, quasi come un giallo, se non fosse che purtroppo è tutto vero. Gli interrogativi sono veramente tantissimi. Soprattutto: per quale motivo la paziente avrebbe dovuto togliersi la vita se era già migliorata e stava per raggiungere appunto un pieno recupero, senza contare il fatto che gli stessi familiari ritengono il gesto del tutto inspiegabile? E inoltre: è mai possibile che uno dei più importanti ospedali del Sud Italia non pensi a mettere in sicurezza le finestre dei servizi igienici allo stesso modo di tutte le altre finestre della struttura? È così difficile presupporre che pazienti in condizioni di fragilità psicologica possano usare le uniche finestre non sbarrate o sigillate per gettarsi giù? Infine, un piccolissimo appunto alla redattrice, comunque bravissima. Vorremmo tutti usare ancora il presente come lei ha fatto, scrivendo che la paziente “è benvoluta da tutti”, ma purtroppo il tempo da usare qui è l’imperfetto, visto che ormai la paziente non è più tra noi.
Non so propi cosa dirre, la notizia mi lasciantrist e confuso, pare tutto inspiegabile; i medici e il personale nonhanno spiegato abbastansa, forse ce’rare segnali non visibili? La famiglia meriterebbere risposte piu’ chiare ma resta un vuotoinaspettato e doloroso senza spiegazion vere.