Napoli, l’organigramma dello spionaggio: capi, «lavatrici» e talpe di Stato
Il mercato nero delle informazioni riservate: un sistema industrializzato per bucare le banche dati dello Stato (SDI, INPS, Agenzia delle Entrate) e rivendere dossier segreti su cittadini e vip
Dietro ogni sistema criminale efficiente si nasconde una rigida divisione del lavoro. Le oltre 1800 pagine dell’ordinanza cautelare del gip Giovanni Vinciguerra che due settimane fa ha portato all’arresto dei “traditori” smontnoa pezzo per pezzo la struttura dell’associazione a delinquere, rivelando una holding in cui nessuno operava per caso.
L’impegno collettivo consentiva di utilizzare uomini e strutture appositamente predisposte per agevolare la realizzazione dei reati-fine: accessi abusivi e corruzione. La composizione soggettiva del network si articola su tre livelli fondamentali: i vertici dirigenziali (i capi e gestori delle agenzie), i colletti bianchi (incaricati del riciclaggio del denaro) e i pubblici ufficiali infedeli (gli esecutori materiali delle esfiltrazioni).
I promotori e i vertici operativi: il cartello delle agenzie
Al vertice della piramide, gli inquirenti collocano figure apicali che hanno concepito e gestito l’intera infrastruttura informatica e commerciale. Il sodalizio criminale era capeggiato da Mattia Galavotti e da Giuseppe Picariello. Sono loro a tirare le fila del network ruotante attorno alla “Sole Investigazioni e Sicurezza s.r.l.”.
Dal PC sequestrato a Galavotti è emersa la cartella madre contenente le credenziali d’accesso per decine di agenzie clienti sparse in tutta Italia, prova inconfutabile del suo ruolo di amministratore del sistema. Accanto a loro, un ruolo dirigenziale e di raccordo fondamentale è svolto da Giuseppe Emendato. È proprio dallo smartphone sequestrato a quest’ultimo che la Polizia Giudiziaria estrae chat di “notevole interesse investigativo”.
Emendato, insieme a Picariello, impartiva le disposizioni finanziarie per retribuire i funzionari corrotti. Nel cartello delle agenzie figura anche la “Signal”, vero e proprio polo complementare alla “Sole”, la cui società ha sede legale a Napoli ed è rappresentata da Luigi Rosati.
I “colletti Bbianchi” e le lavatrici finanziarie: i riciclatori
Come in ogni associazione a delinquere che genera enormi flussi di denaro nero, il problema principale è giustificare le uscite dalle casse aziendali. Qui entrano in gioco professionisti pronti a piegare le proprie competenze fiscali al servizio dell’illecito. La figura chiave è Pietro De Falco, commercialista. De Falco fungeva da vera e propria “lavatrice” del denaro sporco: attraverso le proprie attività commerciali, la “DEFAX S.r.l.” e la ditta individuale “De FALCO”, emetteva false fatture per operazioni inesistenti.
Il meccanismo era semplice ma efficace: le società di Galavotti, Picariello ed Emendato gli inviavano bonifici per finti servizi resi; De Falco ripuliva i fondi e li restituiva in contanti o tramite ricariche su carte prepagate Postepay ai pubblici ufficiali. Per questo servizio di “transazione illecita”, il commercialista tratteneva per sé una lauta provvigione del 7% dell’importo corrisposto. Al fianco di De Falco, operava Giuseppe Pone, che attraverso la sua società, la “RESEARCH S.r.l.”, garantiva lo stesso servizio di retrocessione illecita del denaro, accontentandosi però di una trattenuta inferiore, pari al 3%. Nel sistema di false fatturazioni è citata anche la società ITALSERVICE s.r.l..
Gli esecutori materiali: le “Talpe” nelle banche dati dello Stato
Il terzo livello è composto da coloro che materialmente “bucavano” i server governativi, tradendo il giuramento di fedeltà allo Stato in cambio delle ricariche Postepay o delle buste di contanti smistate dai colletti bianchi.Per quanto riguarda le incursioni nello S.D.I. (il cervellone del Ministero dell’Interno in uso alle Forze dell’Ordine), l’ordinanza individua chirurgicamente gli utenti abusivi incrociando i codici fiscali delle vittime con i log di sistema.
Si tratta di appartenenti alle forze dell’ordine a libro paga dell’associazione: Giovanni Maddaluno, Piermassimo Caiazzo, e Alfonso Auletta. Questi soggetti, secondo il gip, agivano al di fuori delle finalità previste dalla Legge 121/81, estrapolando dati sensibili per consegnarli alle agenzie investigative.
Ma l’infiltrazione non si limitava al comparto sicurezza. Arrivava dritta nel cuore del Fisco italiano. Dalle indagini sullo smartphone di Emendato è emerso che tra i beneficiari finali delle ricariche Postepay inviate da De Falco (su ordine di Emendato e Picariello) c’era Francesco Saverio Falace, un dipendente in quiescenza dell’Agenzia delle Entrate. Un dettaglio che svela come la rete di contatti dell’organizzazione fosse capace di cooptare ex “insider” per mantenere aperti canali di accesso privilegiati e illegali persino all’Anagrafe Tributaria.
Articoloo interessante ma un po confuso, spiega molto su livelli, collettiBbianchi, talpe e riciclaggio; però rimangono dubbi su prove e responsabilita, non si capisce bene il come, e quando son stati beccati. I nomi saltano su e giu e la narrazion è frammentata, servirebbe un quadro piu chiaro e cronologic0 dei fatti.
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