Affetti e reinserimento

Salerno, in carcere la partita tra detenuti e figli per rafforzare i legami familiari

Sabato alla casa circondariale di Fuorni venti detenuti giocheranno insieme ai propri figli in un'iniziativa dedicata al sostegno delle relazioni familiari e al reinserimento sociale
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SALERNO – Un pallone per abbattere le distanze, almeno per qualche ora, e rafforzare un legame che il carcere mette inevitabilmente alla prova. È questo lo spirito de «La partita con mamma e papà», l’iniziativa che sabato prossimo animerà la casa circondariale “Antonio Caputo” di Salerno-Fuorni, coinvolgendo venti detenuti della prima sezione di media sicurezza e i loro figli.

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L’evento, promosso da Bambini senza sbarre Ets, si svolgerà dalle 10 alle 12 e vedrà protagonisti genitori e figli di età compresa tra i 6 e i 16 anni in una mattinata all’insegna dello sport, del gioco e della condivisione.

L’obiettivo dell’iniziativa è quello di preservare e rafforzare i rapporti familiari tra le persone detenute e i propri figli, offrendo un’occasione di incontro in un contesto diverso da quello dei tradizionali colloqui. Attraverso attività sportive e ricreative, i partecipanti potranno trascorrere del tempo insieme, consolidando il rapporto affettivo e favorendo momenti di normalità all’interno della realtà penitenziaria.

Il progetto punta anche a sottolineare il ruolo fondamentale della famiglia nel percorso di crescita dei minori e nel processo di responsabilizzazione e reinserimento sociale delle persone detenute. Un approccio che mette al centro la relazione genitore-figlio come elemento essenziale per costruire percorsi di inclusione e recupero.

Alla giornata prenderanno parte anche i partner del progetto «S.Av.E. L.ove – CuriAmo la Relazione», impegnati nell’organizzazione delle attività e nel supporto alle famiglie coinvolte. L’iniziativa si inserisce nel solco delle azioni che mirano a rendere il carcere non solo luogo di esecuzione della pena, ma anche spazio in cui mantenere vivi i legami affettivi e favorire opportunità concrete di reinserimento nella società. Per qualche ora, dunque, le sbarre lasceranno spazio a un campo di gioco, dove a contare non sarà il risultato finale ma la possibilità di condividere emozioni, sorrisi e tempo prezioso tra padri, madri e figli.

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Buona idea far uscire per qualche ora la quotidianità dura del karcere, ma bisogna fare attenzione a proteggere i minori e a coordinare volontari e operatori; la collaborazion famiglie-associazioni-decarceri deve esser chiarita e monitorata per non lasciare zone d’ombra.

L’iniziativa sembra positiva, anche se forse i bambi nni potrebbero essere confusi dal contesto e i genitori avranno emozioni contrastanti; seria dare supporto psicologicco e logistico, e spiegare bene orarii e regole per evitare malintesis e disagi inutili.

Mi semprna una iniziatíva importinte per mantene re il legame tra genitori e fìgli, ma restano dubbi su come verran gestiti i dettagli: la securità, i tempi di accesso, e la comunicasione coi servizi. Sperò che l’evento dia momenti di normalità e aiuti al reinserimento, ma servon chiarimenti.

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