Napoli— 86 euro al mese: è quanto ha speso in media una famiglia campana nell’anno scolastico 2025/2026 per la mensa di un figlio iscritto alla scuola dell’infanzia o alla primaria. La cifra, rilevata dalla IX Indagine di Cittadinanzattiva, resta inferiore alla media nazionale — 87 euro per l’infanzia e 89 per la primaria — ma registra un rincaro del 2,2% su entrambi i gradi rispetto all’anno precedente.
A livello nazionale, il costo del singolo pasto cresce del 2,1% per l’infanzia (4,3 euro) e del 2,7% per la primaria (4,4 euro). In Campania, il costo per pasto si allinea alla media nazionale per l’infanzia (4,3 euro) e scende leggermente al di sotto per la primaria (4,3 euro contro i 4,4 nazionali).
I capoluoghi campani
Napoli si conferma la città più economica della regione, con tariffe bloccate a 3,8 euro a pasto per entrambi i gradi scolastici. In controtendenza, Caserta riduce le tariffe del 2,3% e scende a 4,2 euro. Salerno, invece, si aggiudica il primato negativo del capoluogo più caro: 4,8 euro a pasto, in seguito a un rincaro del 6,9%.
Il divario infrastrutturale
La Campania arranca però sul fronte della copertura. Secondo i dati del Ministero dell’Istruzione, solo il 18% degli edifici scolastici statali della regione dispone di un ambito funzionale per la mensa (645 su 3.568), piazzando la regione al penultimo posto in Italia, davanti solo alla Sicilia. A livello nazionale, il 36,5% degli edifici è dotato di mensa.
Sul fronte degli investimenti, però, la regione registra un’accelerazione: i progetti finanziati con fondi Pnrr per la costruzione o la messa in sicurezza dei locali mensa sono 294, il numero più alto in assoluto tra tutte le regioni italiane. Di questi, 122 prevedono la costruzione di nuove mense. A livello nazionale, gli interventi finanziati sono saliti da 961 a dicembre 2024 a 1.975 attuali.





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