FIRENZE – Sette sezioni del carcere di Sollicciano sono state poste sotto sequestro dalla magistratura fiorentina per la «mancanza delle condizioni igieniche, di abitabilità e di sicurezza previste dalla legge». Un provvedimento senza precedenti che comporterà il trasferimento di centinaia di detenuti in altri istituti penitenziari e che riaccende i riflettori sulla situazione delle carceri italiane.
A commentare la decisione è Aldo Di Giacomo, segretario della F.S.A.-C.N.P.P.-S.PP., che parla di una svolta destinata a segnare la storia del sistema penitenziario. «Il sequestro ad opera della magistratura di sette sezioni del carcere fiorentino di Sollicciano segna un punto di non ritorno nell’emergenza penitenziaria che denunciamo da sempre», afferma il sindacalista.
Secondo Di Giacomo, l’intervento della Procura rappresenta una risposta concreta alle ripetute segnalazioni avanzate negli anni a tutela della salute e della sicurezza sia dei detenuti sia del personale penitenziario. «Bene ha fatto la magistratura di Firenze ad intervenire dopo le nostre continue segnalazioni. È la prima volta in assoluto che si adotta un provvedimento di questo genere», sottolinea.
Per il segretario della F.S.A.-C.N.P.P.-S.PP. la decisione potrebbe aprire la strada ad analoghi interventi in numerosi istituti italiani che verserebbero nelle stesse condizioni. «Per la prima volta la normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro trova pratica applicazione anche nelle carceri, riconoscendo che i servitori dello Stato che vi operano non sono lavoratori di serie B», evidenzia.
L’altra faccia della medaglia riguarda però le conseguenze immediate del provvedimento. Il trasferimento dei detenuti, infatti, rischia di aggravare ulteriormente il fenomeno del sovraffollamento nelle strutture penitenziarie già al limite della capienza, con inevitabili ripercussioni sui carichi di lavoro degli agenti e degli operatori.
«È un effetto domino che porta al completo dissolvimento del sistema penitenziario», denuncia Di Giacomo, che chiama in causa direttamente il Governo e il ministro della Giustizia Carlo Nordio. «Ci chiediamo cosa farà adesso il ministro Nordio e con esso il Governo, che sinora hanno sempre negato l’evidenza dei fatti e che adesso sono chiamati dai magistrati a rispondere dei reati addebitati», conclude.





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