Arzano – Libro mastro del racket, tresche amorose e funerali pagati dal clan Ferone: la faida dopo lo scontro tra Sasy Romano e Davide Pescatore. Convalidati i fermi, torna libero solo Antonio Alterio. Stanno emergendo ulteriori elementi dagli atti d’indagine dell’inchiesta che ha portato in carcere 11 soggetti e debellato il nuovo clan della 167 diviso tra Salvatore Romano detto Sasy facente capo al boss Renato Napoleone e Angelo Antonio Gambino e, Davide Pescatore, alias pal e fier operante sotto l’alta del ras Giuseppe Monfregolo. Uno scontro senza esclusione di colpi sfociato in omicidi e stese per la città.
I motivi della rottura: droga, soldi e relazioni segrete
Il ras Salvatore Romano sarebbe stato cacciato su ordine del boss Giuseppe Monfregolo, sia perché non avrebbe rispettato le direttive del capo detenuto – che avrebbe comunicato attraverso utenze telefoniche – sia perché sarebbe stato accusato del furto di soldi e di far uso di sostanze stupefacenti. L’inaffidabilità di Romano sarebbe emersa per il rifiuto al boss detenuto che gli avrebbe ordinato di punire Salvatore Lupoli o o‘trombone (cugino del defunto Armando Lupoli) poiché l’affiliato avrebbe avuto una relazione con la figliastra del capoclan, nonché figlia naturale di Girolamo Scafuro.
Il libro mastro delle estorsioni e la mossa dei Ferone
Negli atti d’indagine, sequestrato dagli uomini dell’Arma di Castello di Cisterna, anche il libro mastro del pizzo con i nomi degli imprenditori e commercianti, estorti compreso la mamma di tale Giosuè Belgiorno che gestirebbe, secondo il pentito, una della tante piazze di spaccio.
Dalle acquisizioni, un esponente del clan Ferone, un congiunto del boss, avrebbe addirittura avvicinato i familiari di Armando Lupoli, accollandosi le spese per il funerale e allontanare qualunque sospetto dal clan casavatorese al momento estraneo alle dinamiche omicidiarie arzanesi, maturate nell’ambito dello scontro interno al clan della 167.
L’innocente ucciso per errore e la rete dei gregari
Inquietanti, poi, gli accertamenti investigativi attraverso riscontri visivi, del sopralluogo in via Barone, di Armando Lupoli, che avrebbe per giorni analizzato gli spostamenti di Davide Pescatore, per poi colpire con un complice la persona sbagliata, Rosario Coppola, scambiata per il “nemico” da eliminare. Dalle indagini emergerebbe che i due fratelli Lupoli, il defunto Amando e il fratello Umberto, sarebbero stati ingaggiati per coadiuvare Romano nella lotta contro i Monfregolo-Pescatore. Ruolo apicale per Antonio Caiazza, passato indenne per diversi blitz e indagini dell’Antimafia e fedelissimo a double-face sia di Romano che di Pescatore e che avrebbe detenuto la cassa e un secondo libro mastro delle estorsioni mai consegnato al neonato gruppo.
I nomi degli arrestati e degli indagati
Insieme a Romano, (identificato quale mandante dell’omicidio dell’innocente imbianchino) sono stati posti in stato fermo anche Raffaele Silvestro, Antonio Caiazza, Davide Pescatore alias pal e fierr, Vittorio Scognamiglio, Mattia Rea, Francesco Attrice o ferrar (arrestato per armi alcuni mesi fa), Salvatore Lupoli o’ trombone (cugino di Armano e Umberto Lupoli), Antonio Alterio o’sceriff (liberato), Umberto Lupoli o’nano, Pietroangelo Leotta o’chiatt. Indagati Renato Napoleone, Giuseppe Monfregolo, Gennaro Salvati (già agli arresti per armi e divenuto collaboratore), Andrea Olivello e Angelo Antonio Gambino.
P.B.
nella foto i protagonisti dello scontro nel clan della 167 di Arzano: da sinistra in alto Salvatore Romano detto Sasy, Renato Napoleone , Angelo Antonio Gambino e, Davide Pescatore, alias pal e fier e infine Giuseppe Monfregolo, le foto sono tratte dai profili social)







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