La storia di Piazza del Plebiscito rappresenta uno dei percorsi urbanistici più importanti di Napoli, perché racconta la trasformazione di un’area marginale in uno dei luoghi simbolo della città. Oggi la Piazza del Plebiscito Napoli è conosciuta come il “salotto urbano” della città, ma per secoli era semplicemente uno spazio aperto irregolare chiamato Largo di Palazzo, legato alla presenza del Palazzo Reale.
La sua evoluzione è strettamente connessa alle vicende politiche del Regno di Napoli: dal progetto napoleonico del “Gran Foro Gioacchino” fino alla monumentalizzazione borbonica e alla successiva dedica al plebiscito del 1860, evento che sancì l’ingresso del Mezzogiorno nel Regno d’Italia.
Le origini e il progetto del “Gran Foro Gioacchino”
Per comprendere la trasformazione della piazza bisogna partire dal suo contesto originario. Fino all’inizio dell’Ottocento l’area non era una vera piazza, ma un grande spazio irregolare noto come Largo di Palazzo, utilizzato anche come zona di passaggio e area di servizio del vicino Palazzo Reale.
La svolta arriva nel 1809, durante il periodo napoleonico, quando Gioacchino Murat avvia un ambizioso piano di riqualificazione urbanistica. L’obiettivo era creare un grande spazio monumentale che potesse rappresentare la nuova capitale del Regno e dare ordine a un’area considerata disordinata e periferica. Questo progetto prende il nome di “Gran Foro Gioacchino”.
L’architetto Leopoldo Laperuta viene incaricato di progettare una piazza scenografica ispirata ai modelli classici, con un grande colonnato semicircolare destinato a rappresentare il potere politico e amministrativo della città. Il progetto prevedeva anche una struttura centrale destinata alle assemblee pubbliche, rendendo l’area un vero e proprio foro moderno.
Tuttavia, la caduta di Murat nel 1815 interrompe i lavori quando il colonnato era già in fase avanzata, lasciando così un’opera incompiuta ma fondamentale per lo sviluppo futuro della piazza.
L’età borbonica e la nascita della Basilica di San Francesco di Paola
Con il ritorno dei Borbone, il progetto del foro viene reinterpretato in chiave religiosa e simbolica. Ferdinando I decide di trasformare lo spazio in un luogo celebrativo legato a un voto fatto a San Francesco di Paola, in segno di ringraziamento per la riconquista del regno.
Nasce così la decisione di costruire una grande chiesa monumentale al centro del colonnato già esistente. L’incarico viene affidato all’architetto svizzero Pietro Bianchi, che realizza una delle opere più rappresentative del neoclassicismo italiano: la Basilica di San Francesco di Paola.
La basilica, ispirata al Pantheon di Roma, presenta una pianta circolare e una grande cupola che domina l’intero spazio. Il colonnato semicircolare progettato da Laperuta viene così integrato nella nuova composizione architettonica, diventando parte integrante della scenografia della piazza.
In questa fase la piazza assume un forte valore simbolico: non è più solo uno spazio urbano, ma un luogo di rappresentanza del potere monarchico borbonico, affacciato direttamente sul Palazzo Reale.
Nel 1860, con il plebiscito che sancisce l’annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno d’Italia, la piazza assume definitivamente il nome di Piazza del Plebiscito, trasformandosi in simbolo dell’unificazione nazionale.
Da spazio urbano degradato a “salotto di Napoli”
Nel corso del Novecento la piazza attraversa una fase di forte trasformazione e perdita di funzione monumentale. Per molti decenni viene utilizzata come parcheggio e spazio di attraversamento urbano, perdendo la sua identità architettonica originaria.
Solo a partire dagli anni ’90 avviene una grande operazione di riqualificazione che restituisce la piazza ai pedoni e alla sua funzione pubblica e culturale. Da quel momento la Piazza del Plebiscito Napoli torna a essere uno degli spazi più importanti della città, ospitando concerti, eventi istituzionali e manifestazioni di grande rilievo.
Oggi la piazza è definita il “salotto di Napoli” perché rappresenta un punto di incontro tra storia, turismo e vita quotidiana. Da un lato il Palazzo Reale, dall’altro la Basilica di San Francesco di Paola, creano un equilibrio architettonico unico che incornicia uno degli spazi urbani più riconoscibili d’Italia.
La sua storia, iniziata come progetto incompiuto napoleonico e consolidata dal rinnovamento borbonico, riflette perfettamente la stratificazione culturale e politica di Napoli, rendendola una delle piazze più significative d’Europa.





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