POMPEI – Ci sono eventi che non si limitano a riempire un cartellone, ma riescono ad allargare il senso stesso di una manifestazione culturale. È il caso della mostra internazionale “Sfumature di Dolce Vita”, inaugurata al Nexus del MaxiMall Pompeii nell’ambito della seconda edizione del Festival Internazionale del Cinema di Pompei, diretto da Annarita Borrelli.
Noi, che abbiamo seguito da vicino l’intero festival , abbiamo potuto guardare anche la mostra : non una semplice esposizione collaterale, ma un vero valore aggiunto per il Festival: un percorso capace di mettere in dialogo cinema, fotografia, arte contemporanea e memoria visiva. Perché il cinema, prima ancora di essere parola, movimento e racconto, è immagine. E la fotografia, con la sua forza silenziosa, riesce spesso a fermare ciò che il tempo tende a portare via: un volto, uno sguardo, un’espressione, un frammento di vita destinato a diventare memoria.
Proprio in questo senso “Sfumature di Dolce Vita” si inserisce con coerenza nel percorso del Festival del Cinema di Pompei. La mostra racconta l’Italia attraverso immagini, sensibilità artistiche differenti e suggestioni che richiamano il mito della Dolce Vita, ma lo fa senza nostalgia sterile. Al contrario, prova a restituire al pubblico una riflessione sull’identità, sulla bellezza e sulla capacità dell’arte di custodire momenti irripetibili.
A tagliare il nastro dell’esposizione è stato Enrico Vanzina, ospite d’onore del Festival, al termine della sua partecipata masterclass dedicata al cinema italiano e alla scrittura cinematografica contemporanea. All’inaugurazione erano presenti anche Annarita Borrelli, direttrice del Festival Internazionale del Cinema di Pompei, e Linda Simeone, curatrice della mostra e direttrice de Le Vie delle Foto.
Ed è proprio questa contaminazione tra linguaggi diversi a rappresentare uno degli aspetti più interessanti dell’iniziativa. Come ha sottolineato Massimo Ghini ai nostri microfoni parlando del valore degli eventi culturali, manifestazioni di questo tipo diventano importanti quando riescono a unire energie, arti e sensibilità diverse, creando occasioni vere di incontro e crescita. Una riflessione che trova piena applicazione in questa mostra, dove la fotografia non è solo ornamento del Festival, ma parte integrante del suo racconto.
Ogni scatto diventa una piccola sequenza cinematografica immobile. Non c’è movimento, eppure c’è narrazione. Non c’è dialogo, eppure ci sono storie. Un’immagine può raccontare un’epoca, evocare un personaggio, suggerire un’atmosfera. Può fissare nel tempo ciò che altrimenti resterebbe soltanto un’impressione fugace. È qui che fotografia e cinema si incontrano: nella capacità comune di trasformare un istante in memoria collettiva.
L’esposizione, promossa da Le Vie delle Foto di Trieste in collaborazione con Filmamo, propone un percorso artistico che mette al centro i temi della Dolce Vita e dell’Identità Rivelata. Una formula che non riguarda soltanto il fascino dell’immaginario italiano, ma anche il modo in cui luoghi, persone e tradizioni possono essere riletti attraverso lo sguardo degli artisti.
Il percorso raccoglie le opere di ventitré fotografi provenienti da diverse realtà artistiche: Alessandro Ledda, Andrei Vukolov, Arianna Favaretto, Bettina Todisco, Carla Marina Lendaro, Corinna Ljubisich, Dino Cappelletti, Emanuela Dossi, Enrica Puddu, Enrico Panusca, Gabriele Papa, Giulia Crosilla, Lisa Dakkar, Lorenzo Parenzan, Mario Coppola, Martino Lallai, Monica Spinazzè, Paola Lunghini, Rocco Scattino, Sara Perosa, Silvia Nogara, Teresa Riccobene e Laura Beghin.
«Portare “Sfumature di Dolce Vita” a Pompei significa creare un dialogo tra linguaggi artistici diversi in un luogo di straordinaria forza evocativa», ha spiegato Linda Simeone. «La mostra nasce dal desiderio di raccontare l’Italia attraverso sensibilità, sguardi e identità differenti, mettendo in relazione fotografia, pittura, arte contemporanea e cinema. Il tema dell’Identità Rivelata è un invito a guardare oltre la superficie, riscoprendo ciò che rende autentiche le persone, i territori e le emozioni».
Parole che spiegano bene il senso di un’iniziativa che non vive ai margini del Festival, ma ne rafforza l’anima. Perché un festival cinematografico non è soltanto proiezioni, ospiti e premiazioni. È anche costruzione di un ambiente culturale, di un luogo in cui pubblici diversi possano incontrarsi, riconoscersi e scoprire nuove forme di racconto.
Sulla stessa linea anche Luca Redavid, fondatore di Filmamo, il social network dedicato al mondo del cinema. «I festival cinematografici rappresentano il punto d’incontro ideale tra la nostra community online di appassionati e l’esperienza concreta degli eventi dal vivo. Fotografia e cinema condividono lo stesso linguaggio universale fatto di immagini, emozioni e storie capaci di coinvolgere e lasciare un’impronta duratura».
La tappa pompeiana conferma così la vocazione internazionale di “Sfumature di Dolce Vita”, progetto già ospitato negli anni scorsi in diverse città europee, tra cui Capodistria, Atene, Fier e Fiume, e destinato a proseguire il proprio cammino con ulteriori esposizioni all’estero.
Dentro il Festival Internazionale del Cinema di Pompei, la mostra assume però un significato particolare. Pompei è già di per sé un luogo in cui il tempo, l’immagine e la memoria convivono in modo potentissimo. Portare qui un progetto che ragiona sulla capacità dell’arte di fermare un istante significa rafforzare il legame tra passato e contemporaneità, tra patrimonio e nuovi linguaggi, tra identità locale e respiro internazionale.
L’inaugurazione ha richiamato artisti, professionisti del settore cinematografico, collezionisti, appassionati d’arte e rappresentanti del mondo culturale nazionale e internazionale. Un segnale importante per una manifestazione che, anno dopo anno, punta a costruire a Pompei non solo un appuntamento cinematografico, ma un laboratorio culturale capace di parlare a pubblici diversi.
“Sfumature di Dolce Vita” dimostra che il cinema può essere raccontato anche attraverso ciò che gli sta accanto: la fotografia, la pittura, l’arte, la memoria dei volti e dei luoghi. Ed è proprio questa capacità di unire linguaggi differenti a rendere la mostra uno dei momenti più significativi del Festival. Un’esposizione che non accompagna semplicemente l’evento, ma lo completa, ricordando che ogni grande racconto nasce sempre da un’immagine capace di restare.





Mi sembra un bel progetto che prova a raccontare l’Italia , ma la disposizione delle opere non mi è chiarisssima e il connubio cinema foto a volte pare forzato. Le autori e i fotografi hann portato belle immagin, però l insieme non sempre si leghano bene e manca un filo condutor che guida lo spettator.