La Campania registra un lieve miglioramento sul fronte delle morti sul lavoro, ma il quadro continua a destare forte preoccupazione. Nei primi quattro mesi del 2026 sono state infatti 22 le vittime registrate in regione, di cui 19 decedute durante l’attività lavorativa e 3 negli spostamenti casa-lavoro. Un dato in calo del 18,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma ancora sufficiente a mantenere la Campania nella cosiddetta “zona rossa” della mappa nazionale del rischio elaborata dall’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega.
L’allarme: incidenza superiore alla media nazionale
A lanciare l’allarme è Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Vega, secondo cui il calo delle vittime non basta a far rientrare l’emergenza.
«Nonostante il decremento rispetto al 2025, il quadro campano resta critico», sottolinea Rossato. Il dato che preoccupa maggiormente riguarda infatti l’incidenza della mortalità sul lavoro: in Campania si registrano 10,8 morti ogni milione di occupati, un valore nettamente superiore alla media nazionale, ferma a 8,1.
La classificazione dell’Osservatorio individua nella zona rossa le regioni con il più alto tasso di mortalità sul lavoro. La Campania continua quindi a occupare una delle aree più critiche del Paese, evidenziando la necessità di rafforzare le attività di prevenzione e controllo.
Salerno e Caserta le province più esposte
L’analisi territoriale mostra come le situazioni più delicate si registrino nelle province di Salerno e Caserta, entrambe collocate in zona rossa.
Salerno presenta l’indice più elevato con 21,7 morti per milione di occupati, mentre Caserta si attesta a 10,7. Nessuna provincia campana rientra nella fascia arancione di rischio.
Napoli, con un indice di 7,9, e Avellino, con 6,7, sono invece inserite nella zona gialla. Benevento rappresenta l’unica eccezione positiva: non avendo registrato alcun infortunio mortale né durante il lavoro né in itinere, rientra nella zona bianca.
Napoli e Salerno guidano il tragico bilancio
Sul totale delle 22 vittime registrate tra gennaio e aprile, Napoli e Salerno risultano le province con il numero più elevato di decessi, entrambe con nove morti sul lavoro.
Seguono Caserta con tre vittime, Avellino con una e Benevento con nessun decesso.
Numeri che confermano come il fenomeno continui a colpire in maniera significativa i territori a maggiore densità produttiva e occupazionale della regione.
Quasi seimila denunce di infortunio
Oltre ai casi mortali, resta elevato anche il numero complessivo degli incidenti denunciati. Alla fine di aprile le denunce di infortunio in occasione di lavoro sono state 5.984.
Di queste, 1.839 riguardano lavoratrici e 4.145 lavoratori. Le denunce presentate da cittadini stranieri ammontano invece a 442 casi.
Particolarmente colpita la fascia d’età compresa tra i 55 e i 64 anni, che registra otto vittime sul lavoro, seguita da quella tra i 35 e i 44 anni, con sei decessi.
Costruzioni, il settore con più vittime
Tra i comparti produttivi, quello delle costruzioni si conferma il più esposto. Sono quattro, infatti, le vittime registrate nei cantieri campani nei primi quattro mesi del 2026.
Un dato che riaccende l’attenzione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e sulla necessità di intensificare controlli, formazione e investimenti nella prevenzione, soprattutto nei settori tradizionalmente caratterizzati da un più elevato rischio di incidenti gravi e mortali.






Mi pare che i numeri non sianno poi cosi rasssicuranti, un lieve calo ma la situzion resta critica. I controlli mancanno e la prevenzion non funziona bene, i lavorator i nonhanno info adeguata e spesso non c’e formazione adeguata.Bisogna fare robba concreta e subito