I miliardari della Silicon Valley e il filo che li unisce: quelle radici nel Sudafrica dell’apartheid

Da Elon Musk a Peter Thiel, da David Sacks a Roelof Botha: quattro protagonisti del potere tecnologico americano condividono legami con l'Africa australe dell'epoca della segregazione razziale.
Ascolta questo articolo Riproduci la versione audio
Ascolta
Caricamento in corso...

Da Elon Musk a Peter Thiel, da David Sacks a Roelof Botha: quattro protagonisti del potere tecnologico americano condividono legami con l’Africa australe dell’epoca della segregazione razziale. Hanno costruito fortune immense, finanziato aziende e intrecciato rapporti con la politica. Una coincidenza biografica o il risultato di un ambiente sociale e di relazioni capaci di influenzare il futuro?

C’è un filo che unisce alcuni degli uomini più influenti della tecnologia americana. Un filo che attraversa miliardi di dollari, aziende strategiche, investimenti incrociati e rapporti con la politica degli Stati Uniti. Ma che, andando indietro nel tempo, conduce sorprendentemente nel Sudafrica dell’apartheid.

Elon Musk, Peter Thiel, David Sacks e Roelof Botha sono protagonisti di un ecosistema economico capace di influenzare settori che vanno dall’intelligenza artificiale alla difesa, dalla finanza digitale alle piattaforme di comunicazione.

Tre di loro sono nati in Sudafrica. Il quarto, Peter Thiel, è nato in Germania, ma ha trascorso parte dell’infanzia nell’Africa australe, compresa la Namibia, allora amministrata dal Sudafrica.

Quattro biografie diverse, con un elemento geografico e storico comune.

E soprattutto una particolarità: questi uomini non si sono semplicemente affermati nello stesso settore. Hanno lavorato insieme, finanziato imprese collegate, condiviso investimenti e sviluppato rapporti che si sono estesi fino agli ambienti politici americani.

È una concentrazione di relazioni che merita di essere raccontata, senza attribuirle significati non dimostrati.

Quattro uomini, un passato nell’Africa australe

Elon Musk nasce nel 1971 a Pretoria, capitale amministrativa del Sudafrica. Cresce nel Paese durante gli anni dell’apartheid e lo lascia nel 1989, trasferendosi in Canada.

David Sacks nasce nel 1972 a Città del Capo. La sua famiglia si trasferisce negli Stati Uniti quando è ancora bambino. La sua esperienza diretta del Sudafrica è quindi molto più breve rispetto a quella di Musk.

Roelof Botha nasce nel 1973 a Pretoria. Studia in Sudafrica prima di trasferirsi negli Stati Uniti e costruire una carriera nella finanza tecnologica, diventando una figura di riferimento di Sequoia Capital.

Peter Thiel nasce invece nel 1967 a Francoforte. Durante l’infanzia vive anche nell’Africa australe, tra cui la città namibiana di Swakopmund, in un periodo nel quale il territorio si trova sotto il controllo sudafricano.

Un altro particolare riguarda Botha: suo nonno, Pik Botha, fu ministro degli Esteri del Sudafrica durante il regime dell’apartheid, assumendo successivamente anche posizioni favorevoli al cambiamento politico.

Questi dati biografici non dimostrano che i quattro condividano una stessa ideologia. Mostrano però che alcuni importanti protagonisti della Silicon Valley hanno conosciuto, direttamente o attraverso il proprio ambiente familiare, una regione caratterizzata da profonde divisioni sociali e politiche.

Cosa significava crescere durante l’apartheid

Fino ai primi anni Novanta il Sudafrica è governato attraverso un sistema istituzionalizzato di segregazione razziale.

La popolazione viene classificata secondo categorie imposte dallo Stato. La maggioranza nera subisce restrizioni nei diritti politici, negli spostamenti, nell’accesso all’istruzione e nelle opportunità economiche.

La minoranza bianca gode invece di vantaggi strutturali, anche se le condizioni economiche e le convinzioni politiche variano notevolmente da famiglia a famiglia.

In questo contesto si formano le prime esperienze di vita di Musk e Botha. Sacks lascia il Paese in tenera età, mentre Thiel vive una parte limitata della propria infanzia nell’Africa australe.

È necessario distinguere queste esperienze: non tutti hanno avuto lo stesso rapporto con il regime, né esistono elementi sufficienti per sostenere che ne abbiano condiviso i principi.

Ma una domanda resta legittima.

Quanto può influenzare la visione del mondo crescere in un contesto nel quale privilegi, opportunità e potere sono distribuiti secondo gerarchie sociali così marcate?

Non esiste una risposta valida automaticamente per tutti.

Le esperienze individuali possono produrre reazioni opposte: adesione ai modelli dominanti, rifiuto delle ingiustizie oppure posizioni intermedie.

Per questo occorre guardare non soltanto alle biografie, ma anche alle idee successivamente espresse e alle scelte concretamente compiute.

L’incontro nella Silicon Valley e la nascita delle fortune

Il percorso di questi uomini si intreccia negli Stati Uniti, soprattutto durante l’espansione delle imprese digitali degli anni Novanta.

Musk, Thiel, Sacks e Botha partecipano, con ruoli diversi, alla storia di PayPal, la società di pagamenti digitali acquisita da eBay nel 2002 per circa 1,5 miliardi di dollari.

È un passaggio fondamentale perché il successo economico dell’operazione mette a disposizione di alcuni protagonisti capitali, credibilità e relazioni professionali.

Nel novembre 2007 la rivista americana Fortune pubblica una celebre inchiesta firmata da Jeffrey M. O’Brien, intitolata The PayPal Mafia.

Leggi l’inchiesta originale di Fortune del 2007

Il termine utilizzato dalla rivista, accompagnato da una fotografia ironicamente ispirata all’immaginario dei gangster, non indica un’associazione criminale. Descrive una rete informale di ex fondatori, dirigenti e collaboratori che avevano continuato a investire gli uni nelle imprese degli altri.

È una definizione storica, legata alle persone protagoniste di quella stagione imprenditoriale, e non identifica l’attuale società PayPal, che opera autonomamente e non va confusa con le successive attività degli ex dirigenti.

L’aspetto rilevante dell’inchiesta di Fortune non è il soprannome utilizzato, ma il sistema di relazioni documentato.

Una volta realizzate importanti fortune, molti ex colleghi avevano continuato a sostenersi finanziariamente, creando nuove società e partecipando a successivi investimenti.

Lo stesso articolo raccontava come Thiel fosse diventato un punto di riferimento per capitali e consulenze, mentre altri ex dirigenti investivano in aziende fondate da precedenti collaboratori.

La rete non era composta esclusivamente da sudafricani. Comprendeva persone nate in diversi Paesi, con storie e convinzioni differenti.

Tuttavia, all’interno di questo ambiente emergeva anche il gruppo di imprenditori con radici nell’Africa australe.

Il capitale economico diventa capitale relazionale

È qui che la vicenda assume una dimensione più interessante.

Il successo di una singola impresa non produce soltanto ricchezza personale. Può generare un vantaggio competitivo per chi appartiene alla rete di persone che hanno partecipato a quella esperienza.

Gli ex colleghi conoscono reciprocamente competenze, capacità e reputazione. Possono decidere di investire insieme, sostenere nuove iniziative e facilitare l’accesso ai finanziamenti.

Chi è già inserito in un circuito di successo parte dunque con opportunità differenti rispetto a chi ne è escluso.

È quello che gli economisti e i sociologi descrivono attraverso concetti come capitale sociale, accesso alle reti e accumulazione dei vantaggi.

Nel caso di questi protagonisti, le relazioni maturate nel settore dei pagamenti digitali si sono successivamente estese a numerosi comparti tecnologici.

Musk ha sviluppato Tesla e SpaceX.

Thiel ha cofondato Palantir ed è diventato un importante investitore attraverso Founders Fund.

Sacks ha costruito una carriera nell’imprenditoria e nel venture capital.

Botha è diventato uno dei protagonisti degli investimenti tecnologici attraverso Sequoia Capital.

Non tutte queste fortune derivano direttamente dalla stessa operazione finanziaria, e non sarebbe corretto affermarlo.

È però documentato che i rapporti professionali, gli investimenti e le collaborazioni hanno continuato a intrecciarsi.

La ricchezza economica ha contribuito a generare nuove opportunità, e queste opportunità hanno favorito l’espansione delle successive attività imprenditoriali.

Dalle aziende tecnologiche alle istituzioni

Col passare degli anni, l’influenza di alcuni protagonisti si estende oltre il settore privato.

Peter Thiel partecipa alla nascita di Palantir, impresa specializzata in software e analisi dei dati, utilizzati anche in ambito governativo, militare e di sicurezza.

Elon Musk sviluppa SpaceX, protagonista di importanti contratti con le agenzie spaziali e le istituzioni americane, oltre a controllare la piattaforma X e altre attività tecnologiche.

David Sacks, nel dicembre 2024, viene scelto da Donald Trump per un incarico alla Casa Bianca dedicato alle politiche sull’intelligenza artificiale e sulle criptovalute.

Thiel ha inoltre sostenuto finanziariamente esponenti politici statunitensi, tra cui JD Vance.

Questo passaggio evidenzia un fenomeno più ampio: l’incontro tra grandi patrimoni privati, industrie strategiche e decisioni pubbliche.

Non dimostra l’esistenza di una direzione politica unica. Gli stessi protagonisti hanno avuto divergenze, interessi differenti e talvolta conflitti.

Ma mostra come persone collegate da precedenti esperienze imprenditoriali possano ritrovarsi in posizioni capaci di incidere su settori essenziali della società.

Peter Thiel e i dubbi sulla democrazia

Per comprendere le visioni politiche di questo ambiente è particolarmente utile esaminare le dichiarazioni pubbliche dei singoli protagonisti.

Peter Thiel, il 13 aprile 2009, pubblica sulla rivista online Cato Unbound un saggio intitolato The Education of a Libertarian.

Leggi il testo originale di Peter Thiel

Nel documento afferma di non ritenere più compatibili libertà e democrazia.

È una posizione che nasce dalla sua interpretazione libertaria dei rapporti tra Stato, individuo ed economia.

Thiel critica il ruolo della politica democratica come strumento per realizzare la libertà economica che auspica.

In una successiva risposta chiarisce tuttavia di non sostenere la privazione del diritto di voto per determinate categorie di cittadini.

La successiva precisazione di Thiel sul diritto di voto

La sua posizione non equivale a una difesa dell’apartheid.

Resta però un elemento concreto per esaminare il rapporto tra alcuni grandi investitori tecnologici e le istituzioni democratiche.

Quando un imprenditore dotato di enormi risorse considera problematica la relazione tra libertà e democrazia, la questione assume un significato che va oltre la semplice opinione personale.

Soprattutto quando quelle risorse possono finanziare imprese, infrastrutture tecnologiche e attività politiche.

Le diverse idee sulla disuguaglianza

È importante non considerare Musk, Thiel, Sacks e Botha come un unico soggetto politico.

Le loro dichiarazioni pubbliche e le rispettive attività non permettono di attribuire automaticamente a tutti una posizione comune sulla disuguaglianza sociale.

Thiel ha espresso una visione libertaria critica verso l’intervento statale e alcune forme di tassazione.

Musk ha assunto posizioni politiche pubbliche su temi come l’immigrazione, la regolamentazione delle imprese e il ruolo del governo.

Sacks ha partecipato al dibattito politico americano, sostenendo posizioni favorevoli alla riduzione di determinati vincoli normativi sulle attività tecnologiche.

Botha è principalmente conosciuto per la propria attività di investitore: non emergono elementi sufficienti per equiparare le sue idee politiche a quelle degli altri tre.

Non sarebbe quindi corretto parlare di una comune adesione a un modello sociale fondato sulla segregazione o sull’esclusione.

Esiste però una questione generale sulla quale le loro attività invitano a riflettere: quanto potere può accumulare un gruppo relativamente ristretto di individui attraverso il controllo di capitali, tecnologie e reti di investimento?

È una domanda diversa dall’accusa di sostenere deliberatamente le disuguaglianze.

Ed è una domanda che può essere affrontata attraverso dati economici, relazioni societarie e posizioni pubblicamente documentate.

Il Guardian e l’eredità dell’apartheid

Il collegamento tra questi protagonisti e il Sudafrica è stato analizzato anche dalla stampa internazionale.

Il 26 gennaio 2025 il quotidiano britannico The Guardian pubblica un’inchiesta sulle radici sudafricane di Musk, Thiel, Sacks e Botha.

Leggi l’inchiesta del Guardian del 26 gennaio 2025

L’approfondimento esamina le biografie dei quattro e il contesto politico e culturale nel quale alcuni di loro hanno trascorso l’infanzia.

Il giornale si interroga sulla possibile influenza di una società caratterizzata da privilegi razziali istituzionalizzati sulle successive visioni del potere.

Non è una dimostrazione scientifica di un rapporto causale.

È piuttosto una ricostruzione storico-giornalistica che solleva domande sul rapporto tra ambiente di formazione, condizioni di partenza e convinzioni maturate in età adulta.

Un’ulteriore analisi del tema è stata proposta da Democracy Now! nel febbraio 2025, con un approfondimento dedicato ai collegamenti tra l’élite tecnologica americana e il Sudafrica dell’apartheid.

Guarda l’approfondimento di Democracy Now!

Le enormi fortune hanno un denominatore comune?

La coincidenza delle origini sudafricane può apparire sorprendente, soprattutto considerando il ruolo raggiunto da questi uomini nella tecnologia americana.

Ma bisogna distinguere almeno tre fattori.

Il primo è il contesto sociale di partenza. L’apartheid garantiva alla popolazione bianca vantaggi strutturali rispetto alla maggioranza nera. Questo non significa che tutte le famiglie bianche fossero ricche, ma che disponevano mediamente di maggiori opportunità istituzionali.

Il secondo fattore riguarda l’emigrazione. La possibilità di trasferirsi in Nord America, accedere a percorsi universitari e inserirsi nell’economia statunitense non era ugualmente disponibile a tutti i cittadini sudafricani.

Il terzo fattore è la rete professionale costruita successivamente. Il successo nella Silicon Valley ha permesso a questi uomini di accumulare capitali e partecipare a nuove iniziative finanziarie.

Le loro fortune, quindi, possono essere analizzate considerando sia i percorsi individuali sia i vantaggi prodotti dalle relazioni professionali.

Quello che non possiamo affermare, sulla base delle informazioni disponibili, è che la loro ricchezza sia stata causata dall’educazione ricevuta durante l’apartheid.

Per dimostrarlo servirebbero ricerche comparative sulle condizioni economiche familiari, sulle carriere e sui percorsi degli imprenditori cresciuti in contesti differenti.

Le origini comuni rappresentano un fatto documentato.

Il ruolo specifico di quelle origini nel successo economico resta invece una questione aperta.

Un sistema che concentra opportunità e influenza

C’è però un elemento che emerge con chiarezza da questa storia.

La rete costruita attorno ai protagonisti della Silicon Valley ha contribuito a moltiplicare occasioni di investimento, collaborazioni e accesso al capitale.

Questo meccanismo può produrre innovazione, crescita e nuove imprese.

Allo stesso tempo, può contribuire a concentrare le opportunità nelle mani di persone già inserite in ambienti privilegiati.

È una dinamica che attraversa molte economie, non soltanto quella tecnologica americana.

Ma nel caso dei protagonisti di questa vicenda assume una dimensione particolare per le dimensioni delle loro imprese e per il ruolo strategico delle tecnologie che sviluppano.

Il tema riguarda quindi la distribuzione del potere economico e l’accessibilità delle opportunità.

Quando una rete di persone che ha già ottenuto enormi successi continua a finanziare nuovi progetti al proprio interno, chi resta fuori da quella rete può incontrare maggiori difficoltà nell’ottenere le stesse possibilità.

Non è necessariamente il risultato di un comportamento illecito o di una strategia deliberata di esclusione.

Può essere una conseguenza ordinaria del funzionamento delle relazioni economiche.

Ed è proprio per questo che merita attenzione.

Dalle radici sudafricane all’intelligenza artificiale

L’espansione di queste relazioni ha raggiunto anche il settore dell’intelligenza artificiale.

Nel dicembre 2015 OpenAI annuncia ufficialmente la propria nascita.

Fra i protagonisti iniziali ci sono Sam Altman ed Elon Musk. Nello stesso annuncio, tra i sostenitori economici figurano anche Peter Thiel e Reid Hoffman.

Consulta l’annuncio originale di OpenAI del 2015

Sam Altman non è nato in Sudafrica e non appartiene al gruppo originario di ex dirigenti PayPal.

La sua presenza mostra però come i circuiti imprenditoriali e finanziari della Silicon Valley possano intersecarsi anche tra persone con provenienze diverse.

Non significa che tali collegamenti costituiscano un controllo unitario su OpenAI, né che i protagonisti condividano attualmente gli stessi interessi.

Le successive divergenze tra Musk e OpenAI dimostrano, al contrario, come queste relazioni possano evolvere fino al conflitto.

Resta il fatto che alcuni dei nomi incontrati nella storia dei pagamenti digitali e del venture capital ricompaiono anche nelle origini di organizzazioni destinate a influenzare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Una coincidenza da indagare, non una conclusione

La domanda iniziale rimane aperta.

È soltanto una coincidenza che diversi protagonisti dell’economia tecnologica americana abbiano radici nel Sudafrica dell’apartheid?

Oppure esiste un rapporto, più complesso, tra le opportunità di partenza, l’esperienza di una società profondamente gerarchizzata e la formazione di reti professionali capaci di produrre ricchezze straordinarie?

La presenza di quattro biografie legate all’Africa australe è un dato reale, ma non basta per stabilire quanto sia statisticamente eccezionale.

Per comprenderlo bisognerebbe confrontare il gruppo con l’insieme degli imprenditori tecnologici della stessa generazione, considerando nazionalità, condizioni familiari, percorsi migratori e accesso all’istruzione.

Esiste invece una documentazione precisa sulle loro collaborazioni, sui successivi investimenti e sul ruolo raggiunto da alcune di queste persone.

Ed è su questo terreno che l’analisi diventa più solida.

L’apartheid era un sistema nel quale l’accesso alle opportunità dipendeva anche dall’appartenenza a una categoria privilegiata.

La Silicon Valley è un ambiente profondamente diverso, nel quale il successo dipende da innovazione, mercato, capitale e numerosi altri fattori.

Mettere a confronto questi due contesti non significa considerarli equivalenti.

Significa chiedersi se, in sistemi molto differenti, possano operare meccanismi che favoriscono l’accumulo di opportunità e potere da parte di chi dispone già di risorse e relazioni.

La domanda sul futuro della società

La vicenda di Musk, Thiel, Sacks e Botha non dimostra l’esistenza di un progetto comune nato nel Sudafrica dell’apartheid.

Non dimostra neppure che le loro convinzioni politiche siano state determinate dall’ambiente nel quale sono cresciuti.

Racconta però un insieme di rapporti personali, investimenti e percorsi professionali che hanno contribuito a creare un gruppo di individui straordinariamente influenti.

E invita a osservare con attenzione il rapporto tra ricchezza, tecnologia e potere politico.

Perché oggi le decisioni di pochi grandi imprenditori possono avere conseguenze sulla comunicazione, sull’economia digitale, sulla sicurezza e sull’accesso alle nuove tecnologie.

La questione più importante non è stabilire se abbiano tutti la stessa origine o le stesse idee.

È capire in che modo il potere economico si forma, si trasmette e si concentra.

E soprattutto se una società che affida una parte crescente del proprio futuro tecnologico a patrimoni e reti private riesca a garantire a tutti opportunità realmente accessibili, oppure finisca per rafforzare le disuguaglianze già esistenti.

RIPRODUZIONE RISERVATA
Segui Cronache della Campania Canali ufficiali

Ultime Notizie

Leggi tutte le notizie

Primo piano