Caivano – “Nomadi per cultura e tradizione che non avendo vincoli stabili nel comune dove risiedono e sul territorio nazionale possono allontanarsi e far perdere le proprie tracce”. Così il pm della Procura di Napoli Nord Marco Lojodice, con il procuratore capo Domenico Airoma, hamotivato il pericolo di fuga e le esigenze cautelari che hanno portato in carcere i dieci membri della banda delle spaccate che hanno messo a segno numerosi colpi nelle province di Napoli, Caserta e Salerno.
Una banda quella della famiglia Ahmetovic che entrava in azione a distanza di pochi giorni e con obiettivi ‘regolari’: gli Atm degli istituti di credito e le sale scommesse dove venivano prese di mira le macchinette cambia soldi.
La gang che in pochi mesi ha messo a segno circa 70 episodi di furti e tentati e realizzati, secondo gli inquirenti, poteva contare su una fitta rete di appoggi che offriva loro supporto logistico e protezione.
Il loro rifugio e residenza stabile è il campo rom di Caivano dove risiedevano nove dei dieci componenti della gang ma gli inquirenti hanno evidenziato che nell’organizzazione c’erano anche degli italiani che fornivano alla banda auto e targhe rubate.
Le abitudini per mettere a segno i colpi e i vestiti: così sono stati identificati dai carabinieri
I carabinieri sono riusciti a dare ai componenti della banda un nome e cognome. A tradire gli indagati il loro essere degli abitudinari. Un clichè sempre uguale utilizzato per ogni colpo.
La banda partiva dal campo rom di Caivano con auto noleggiate per raggiungere le aree di sosta dove erano parcheggiate le auto (Audi e Mercedes) che utilizzavano per i colpi. A gestire i piazzali, uno ad Afragola, l’altro ad Acerra, uno dei dieci indagati arrestati, Giancarlo Laezza, l’unico a non appartenere alla famiglia rom e al quale risulta intestata anche una delle auto che un membro della banda utilizzava per spostarsi.
La tappa successiva, obbligatoria, era poi un distributore di carburante. Sempre lo stesso.
Gli Ahmetovic avevano, infatti, cura di fare rifornimento nelle auto utilizzate per i colpi sempre allo stesso distributore di carburante il Go Fuel sulla statale 162 ad Afragola dove giungevano già incappucciati.
Al ritorno, invece, si fermavano ad una rotonda nei pressi del campo rom dove aprivano i bancomat e le casse automatiche rubate per estrarre il danaro. In un canale attiguo poi abbandonavano le carcasse e gli attrezzi utilizzati.
La comparazione delle immagini del distributore di benzina e dei luoghi dove venivano effettuati i colpi ha dato la certezza che la gang provenisse dal campo rom di Caivano.
La banda, inoltre, utilizzava sempre auto di grossa cilindrata Audi o Mercedes sulle quali di volta in volta sostituiva le targhe anch’esse rubate.
I colpi – secondo quanto hanno avuto modo di monitorare i carabinieri – avvenivano sempre tra l’1 e le 5 del mattino.
Ad indicare i bersagli da colpire era un tale ‘Vito’ un italiano non ancora identificato che forniva alla banda gli obiettivi più vulnerabili nei quali mettere a segno le spaccate e i furti.
Obiettivi privilegiati le macchinette cambia soldi dei centri scommesse
Nel mirino della banda, in particolare, i centri scommesse dopo venivano rubate le macchinette cambia soldi che contenevano sempre danaro in modiche quantità (fino a 3mila euro) ma più sicuro e alla portata della gang. Infatti i centri scommesse, al contrario degli istituti bancari avevano una vigilanza meno attiva che consentiva loro di aver più tempo a disposizione per trafugare le macchinette.
Numerosissime le ‘spaccate’ di Atm tentate ma non portate a termine per l’arrivo della vigilanza e delle forze dell’ordine. Tra i colpi falliti molti in provincia di Napoli e Salerno, uno anche a Scafati dove la banda ha tentato di portar via l’atm della Bcc di Scafati e Cetara alla fine di gennaio.
Al termine dei lavori gli uomini della banda ritornavano nel campo rom di Caivano dove si ‘spogliavano’ degli abiti da lavoro. Infatti, da quanto emerso nel corso delle indagini, gli Ahmetovic erano soliti portare sempre gli stessi abiti. Anche questo è stato questo uno degli elementi che ha permesso agli inquirenti di identificarli personalmente, nonostante in tutti i colpi i loro volti fossero camuffati da passamontagna. La comparazione tra i video di sorveglianza dei luoghi dei furti e le immagini captate durante le indagini hanno permesso agli inquirenti di identificare personalmente gli indagati.
In alcune intercettazioni ambientali gli uomini della banda si chiama per nome consentendo così alle forze dell’ordine di associare ad ogni volto un nome.
Quando il colpo andava a segno la banda ‘riciclava’ e cambiava le monete rubate in alcuni bar di Afragola attraverso le slot machine o le macchinette cambia soldi.
I fermi di Pg dovranno ora essere convalidati dal Gip nelle prossime ore. I dieci indagati sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei reati di rapina, furto, riciclaggio, resistenza a pubblico ufficiale e trasferimento fraudolento di valori.
La misura è stata eseguita dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Castello di Cistema. Le attività investigative, condotte da gennaio ad aprile di quest’anno hanno consentito di raccogliere gravi indizi nei confronti degli indagati. La banda agiva tra le province di Napoli, Caserta e Salerno.






la notizia e preocupante ma la lettura mi lascia confuso,sempre le stesse parole campo rom banda, gli italiani complice, sembra una storia gia riscritta, non difendo nessuno pero i dettagli vengon mischiati e le prove parono a volte fragili o mal interpretate, la giustizzia dovrebe chiarire tutto senza generalizzarre.