Otto anni dalla sparizione

Otto anni senza verità: nuove ombre sul caso dei tre napoletani spariti in Messico

L'avvocato Claudio Falleti denuncia risposte ancora incomplete da parte delle autorità messicane nonostante l'intervento del Comitato Onu per le Sparizioni Forzate.
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A oltre otto anni dalla loro scomparsa, il mistero che avvolge la sorte di Raffaele Russo, del figlio Antonio Russo e di Vincenzo Cimmino continua a essere senza risposta. I tre cittadini napoletani sparirono il 31 gennaio 2018 a Tecalitlán, nello Stato messicano di Jalisco, in una vicenda che sin dall’inizio ha fatto emergere sospetti inquietanti sul coinvolgimento di appartenenti alle forze dell’ordine locali.

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Nonostante le indagini e le condanne già emesse dalla magistratura messicana, numerosi aspetti della vicenda restano ancora oscuri. A denunciarlo è l’avvocato Claudio Falleti, rappresentante legale delle famiglie delle vittime, che punta il dito contro le risposte fornite dalle autorità del Messico al Comitato per le Sparizioni Forzate delle Nazioni Unite.

Le contestazioni alle autorità messicane

Secondo il legale, gli elementi trasmessi alle Nazioni Unite risultano ancora lacunosi sotto diversi profili. In particolare, restano aperte questioni relative a ordini di cattura mai eseguiti, ad accertamenti incompleti su alcune persone coinvolte nell’inchiesta e soprattutto ai presunti rapporti tra esponenti delle istituzioni locali e i cartelli della droga.

«A distanza di oltre otto anni dalla scomparsa di Raffaele, Antonio e Vincenzo – afferma Falleti – permangono reticenze e risposte incomplete, soprattutto sui rapporti tra forze di polizia e narcos. Non ci siamo dimenticati dei nostri connazionali. Le famiglie continuano a chiedere giustizia, verità e risposte concrete».

L’avvocato sottolinea inoltre come il trascorrere del tempo non possa cancellare il diritto dei familiari a conoscere la verità né ridurre le responsabilità delle istituzioni chiamate a fare piena luce sulla vicenda.

Le osservazioni all’Onu entro agosto

Il legale delle famiglie avrà tempo fino al 3 agosto per depositare le proprie osservazioni ufficiali alle Nazioni Unite. Secondo quanto emerso, si tratterebbe di un dossier particolarmente dettagliato e documentato, destinato a evidenziare le criticità ancora presenti nell’attività investigativa svolta dalle autorità messicane.

Le condanne e la fuga della centralinista

Un importante passaggio giudiziario si è registrato nell’aprile del 2021, quando il Tribunale distrettuale dello Stato di Jalisco ha condannato a 50 anni di carcere tre agenti della polizia locale ritenuti coinvolti nella sparizione dei tre italiani.

Quel processo fu segnato anche da un episodio clamoroso: la fuga di Lidia Guadalupe, centralinista della stazione di polizia e quarta imputata nel procedimento, riuscita a far perdere le proprie tracce durante una pausa dell’udienza. La donna è tuttora latitante.

La sua posizione è considerata particolarmente rilevante dagli investigatori. Fu infatti lei a ricevere la telefonata di Francesco Russo, fratello di una delle vittime, confermando sostanzialmente che i tre napoletani erano stati prelevati dalle forze dell’ordine locali.

La proposta di legge sulle persone scomparse

Nel frattempo, alla Camera dei Deputati è stata presentata una proposta di legge finalizzata a rafforzare il sistema di ricerca delle persone scomparse. Il provvedimento prevede l’istituzione del “Fascicolo delle Persone Scomparse”, uno strumento pensato per migliorare il coordinamento delle attività investigative e colmare le lacune operative che spesso caratterizzano le prime e più delicate fasi delle ricerche.

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