Napoli, il sacco milinario dei farmaci salvavita. Tutti i 17 indagti
Dieci arresti e 17 indagati: smantellata la "holding" del farmaco rubato. Tra guardie giurate infedeli, telecamere oscurate con la schiuma e bambini usati come pali, la banda di Napoli svuotava i frigoriferi del Policlinico Federico II. Un business da 4 milioni di euro sulla pelle dei malati oncologici.
Napoli – Non cercavano contanti, né gioielli. Il loro “oro” era conservato a quattro gradi sopra lo zero, dentro i frigoriferi blindati dei reparti di oncologia. L’inchiesta condotta dai Carabinieri della Compagnia Napoli-Vomero, sotto la sapiente regia della Dda partenopea, ha scoperchiato un sistema criminale che definire “odioso” è un eufemismo tecnico.
Un’associazione a delinquere strutturata, con ruoli definiti e una “talpa” interna, capace di drenare dalle casse della Sanità pubblica oltre 4 milioni di euro in meno di un anno. Il GIP Enrico Contieri ha firmato dieci misure cautelari (tre in carcere, tre ai domiciliari, quattro obblighi di presentazione alla pg), mettendo fine alla razzia dei “vampiri dei salvavita”.
La regia: i “signori del freddo” e il patto con la talpa
Al vertice della piramide, secondo le indagini, siedono due nomi che ricorrono costantemente nei verbali: Alessio Donnarumma e Cristofaro Sacchettino. Non semplici ladri, ma “manager del crimine” che pianificavano i colpi con precisione millimetrica. Erano loro a scegliere gli obiettivi, a reclutare la manovalanza e, soprattutto, a gestire i rapporti con l’anello debole della catena: Danilo De Angelis.
De Angelis non è un nome qualunque in questa inchiesta. È la guardia giurata infedele, il “cavallo di Troia” in divisa che, prima per conto della Cosmopol e poi per la Team Security, aveva il compito di vigilare proprio su quei reparti che aiutava a svuotare. È lui che, secondo l’accusa, avrebbe fornito le “dritte” giuste: i turni dei colleghi, le posizioni delle telecamere e, in più occasioni, le chiavi elettroniche per disinserire gli allarmi senza lasciare segni di scasso.
Cronaca di un sacco: 2024, l’anno della razzia
L’inchiesta documenta un’escalation impressionante. Tutto inizia ufficialmente il 26 aprile 2024, ma è il 31 maggio che la banda mette a segno il primo grande colpo al Policlinico Federico II. Grazie al contributo di De Angelis e all’uso di chiavi clonate, il gruppo sottrae farmaci per un valore di 1.420.592 euro. Un colpo pulito, chirurgico.
Il 18 agosto, in piena estate, la banda torna in azione. Questa volta usano la “tecnica della schiuma”: le telecamere di sorveglianza vengono oscurate con della schiuma bianca per coprire i volti di Cristofaro Sacchettino e Pasqualino Spadaro mentre svuotano le celle frigorifere. Bottino: 561.670 euro.
Ma la spregiudicatezza raggiunge il culmine il 2 settembre presso il reparto “UMACA”. Qui la banda non solo ruba farmaci per 684.000 euro, ma ne abbandona a terra altri per un valore di 35.000 euro. Quei medicinali, preziosissimi per i pazienti che lottano contro il cancro, subiscono uno sbalzo termico fatale che li rende inutilizzabili. È il lato più buio dell’inchiesta: lo spreco di cure vitali come “effetto collaterale” del furto.
Il bambino nel commando e la pista reggina
L’episodio forse più inquietante risale al 10 dicembre 2024. Per l’ultimo assalto al laboratorio “UNICA4”, Alessio Donnarumma decide di portare con sé il figlio di soli 12 anni. Mentre i complici (Contini, Celentano e Pandolfo) forzano le grate della finestra per rubare farmaci per oltre 760.000 euro, il bambino osserva le operazioni dal motoveicolo del padre, utilizzato come vedetta. Un’eredità criminale trasmessa sul campo, tra i vialetti bui dell’ospedale.
L’indagine ha beneficiato di un incrocio di dati fondamentale con la Calabria. I Carabinieri di Melito Porto Salvo stavano infatti indagando su un furto speculare all’ospedale “Tiberio Eroli”. Grazie alle intercettazioni telefoniche e ambientali disposte dalla magistratura reggina, è stato possibile collegare i pezzi del puzzle e identificare il modus operandi identico: sopralluoghi preventivi, uso di depositi temporanei e una rete di ricettatori pronta a piazzare la merce sul mercato clandestino nazionale ed estero.
Il mercato nero della ricettazione
Il business non finisce con il furto. L’inchiesta punta il dito contro la rete dei ricettatori, tra cui compaiono figure come Vincenzo Carpinelli e Mario Criscuolo. Questi soggetti avevano il compito di rimettere in circolo i farmaci, spesso già scaduti o alterati dalla cattiva conservazione. In un caso specifico, è stato documentato il commercio del Dusport 500, un farmaco scaduto da oltre un anno, venduto come fosse nuovo. Un rischio mortale per ignari pazienti che, nel tentativo di curarsi, assumevano sostanze potenzialmente tossiche o inefficaci.
TUTTI GLI INDAGATI
L’inchiesta coinvolge complessivamente 17 persone, ognuna con un ruolo specifico nella filiera del furto e della ricettazione:
I Promotori e Capi
DONNARUMMA Alessio (Napoli, 1990) – Organizzatore e mente dei colpi. CARCERE
SACCHETTINO Cristofaro (Napoli, 1967) – Capo e pianificatore logistico. CARCERE
Gli esecutori e i partecipi
DE ANGELIS Danilo (Napoli, 1984) – La guardia giurata “infedele”, complice interno. CARCERE
Napoli, il sacco milinario dei farmaci salvavita. Tutti i 17 indagti
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Articolo interessante ma non trovo chiarezza i fatti paron confusi,e le date si sovrappongono,sembra che la inchesta sia racconatata a pezzi mancano riferimenti precisi i nomi è mescolati la partefinale risulta incompl3ta e poco chiara ke sarebbe meglio spiegare meglio
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