A due anni esatti dal terremoto giudiziario che sconvolse Palazzo di Città, si apre domani davanti al Tribunale di Avellino il processo per l’inchiesta “Dolce Vita”. Protagonista principale è l’ex sindaco Gianluca Festa, finito agli arresti il 18 aprile 2024 (poco dopo le sue dimissioni), che dovrà rispondere insieme ad altri 25 imputati di accuse pesantissime che vanno dall’associazione a delinquere alla corruzione, passando per il falso ideologico e la ricettazione.
L’udienza inaugurale, presieduta dalla giudice Sonia Matarazzo, servirà a unificare i due tronconi del procedimento: quello riguardante Festa — che aveva optato per il giudizio immediato — e quello per gli altri imputati rinviati a giudizio lo scorso novembre dal Gup Mauro Tringali. Una volta costituite le parti, il processo subirà però un immediato stop tecnico: il trasferimento della giudice Matarazzo al tribunale di Salerno costringerà la Presidenza del Tribunale a nominare un nuovo magistrato, facendo slittare l’effettivo avvio del dibattimento a data da destinarsi.
L’inchiesta, condotta dalla Procura avellinese, ha visto nel tempo posizioni diverse: se per Festa e il suo “cerchio magico” si è arrivati al dibattimento, per altri 22 indagati è arrivata l’archiviazione definitiva nel febbraio scorso. Tra questi spicca Laura Nargi, ex vice di Festa e attuale sindaca di Avellino eletta nel giugno 2024, per la quale il gip Giulio Argenio ha decretato l’insussistenza di elementi idonei a sostenere l’accusa.
Per la città di Avellino si apre dunque una fase delicata di ricostruzione storica e giudiziaria di un periodo amministrativo tra i più discussi dell’ultimo decennio, segnato da indagini su appalti, concorsi e presunti scambi di favori che hanno profondamente mutato il panorama politico locale.







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