Camorra, smantellati i clan Fezza-De Vivo e Giugliano: 24 arresti

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Pizzo da 100mila euro a un imprenditore

Nella imputazione accusatoria l’organizzazione criminale capeggiata da Francesco Fezza e  Andrea De Vivo non ha comunque abbandonato la tradizionale attività estorsiva, strumento di imposizione sul territorio e di esibizione della propria presenza. Sono stati documentati verosimili episodi, in forma consumata o tentata, nel corso dei quali appartenenti al clan hanno operato per sottrarre alle vittime la proprietà di locali e di attività commerciali, in un caso chiedendo inizialmente addirittura una somma pari a 100.000 euro ad un facoltoso imprenditore affinché lo stesso potesse continuare ad esercitare la propria attività sul territorio di influenza del clan.

 Rosario Giugliano ‘o minorenne dopo la scarcerazione si è stabilito a Pagani

L’unione con Rosario Giugliano- perno della neonata confederazione risalente all’anno 2020 – ha poi permesso al clan Fezza De Vivo di aumentare la propria forza criminale.
Lo storico camorrista, soprannominato “ii minorenne” in ragione della sua appartenenza criminale risalente all’epoca in cui non aveva ancora raggiunto la maggiore eta, faceva infatti parte dell’associazione camorristica capeggiata da Carmine Alfieri e, in particolare, della sua articolazione riferibile a Pasquale Galasso.

I legami di Rosario Giugliano con i clan Moccia, Mazzarella e Fabbrocino

Nella sua carriera criminale ha riportato numerosissimi precedenti penali e di polizia, tra i quali emergono – oltre all’associazione per delinquere di stampo
mafioso – i reati di omicidio doloso, ricettazione, tentato omicidio e rapina. E stata certificata la sua vicinanza a quelli che sono gli attuali referenti di altre organizzazioni criminali, tra cui soggetti appartenenti ai clan Moccia, Mazzarella e Fabbrocino. Per i fatti ad esso attribuiti ha accumulato condanne per complessivi 227 anni, 7 mesi e 28 giorni di reclusione.

Rosario Giugliano, scarcerato nei primi mesi de! 2020, ha fissato ii proprio domicilio a Pagani. Nonostante la distanza dallo storico centro di interessi, e accusato di aver dato vita ad un’associazione per delinquere di stampo camorristico generata nel Comune di Poggiomarino e capace di imporsi nei Comuni di Pagani, San Marzano sul Sarno, Scafati e di altri Comuni limitrofi dell’Agro Nocerino Sarnese.

Per farlo avrebbe sfruttato l’opera, tra gli altri, di suo cognato Francesco Sorrentino detto “Giotto” – anch’egli già gravato da precedenti penali per reati di camorra e per omicidio – nonché del figlio della propria compagna, Alfonso Manzella detto “Zuccherino”, noto cantante neo melodico della zona.

Secondo il GIP la forza e la piena operatività della confederazione hanno trovato espressione in alcune vicende documentate dalle indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno.

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