Piazze, appartamenti e introiti
Il “sistema droga” del Parco Verde, così come descritto dai pentiti, appare ramificato e redditizio. Giovanni e Ciro avrebbero il controllo diretto di cinque piazze di spaccio su strada, dedicate alla vendita di crack, kobret, cocaina, hashish ed erba. I capi piazza, nominati dal clan, chiudono i conti direttamente con i due referenti.
Parallelamente, sarebbero attive una decina di piazze in appartamento, specializzate nella cocaina. In questi casi i gestori operano in autonomia, ma con un vincolo preciso: acquistare la merce solo dai Ciccarelli. I proventi finiscono nelle casse del clan, che provvede poi a ripartire le somme tra i capi piazza e a garantire il sostegno economico ai detenuti e alle loro famiglie.
Un sistema capace di generare cifre impressionanti: secondo le dichiarazioni, gli affari delle piazze del Parco Verde fruttavano circa 150 mila euro al mese. Un fiume di denaro, gestito attraverso incaricati fidati che si occupavano del trasporto della droga e della riscossione dei pagamenti, con consegne settimanali di centinaia di grammi di cocaina.
Alleanze e ombre
Resta incerta la ricostruzione sull’appoggio esterno che consentì ai Ciccarelli di scacciare Tibiuccio dal Parco Verde. Secondo Capasso fu decisiva l’alleanza con i Mazzarella, mentre altri collaboratori, come Vasapollo, attribuiscono il sostegno all’Alleanza di Secondigliano. Divergenze che non cambiano, però, il dato centrale: oggi, a Caivano, il traffico di droga appare rigidamente diviso in due poli. Al Parco Verde comanda Giannino Ciccarelli con il nipote Ciro; sul paese resta l’influenza di Antonio Angelino, Tibiuccio.
( nella foto il parco Verde di Caivano e da sinistra Giannino Ciccarelli, il nipote Ciro e il fratello Antonio)










E’ interessante come la situazione a Caivano evoluta nel tempo. La successione dei clan mostra chiaramente il potere e l’influenza di Giovanni Ciccarelli. Tuttavia, è preoccupante vedere come il traffico di droga continui a prosperare in queste aree.