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Beyoncé nella storia della musica dei Grammy, niente per i Maneskin

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La cantante statunitense conquista altri 4 GRAMMY arrivando così al numero record i 32. Gli Oscar della musica premiano ancora la regina del pop, che nella cerimonia della Crypto.com Arena di Los Angeles diventa l’artista più celebrata di sempre, superando i 31 GRAMMY del direttore d’orchestra Georg Solti, morto nel 1997.

Ad Harry Styles, con “Harry’s House”, mentre la cantante jazz Samara Joy si è aggiudicata il premio per il miglior nuovo artista dell’anno, battendo così la band italiana dei Maneskin.

A Lizzo il GRAMMY per la registrazione dell’anno (“About Damn Time”) e alla 73enne Bonnie Raitt quello per la canzone dell’anno (“Just Like That”, pezzo folk su un trapianto di cuore). Trionfo anche per Adele con “Easy me” nella categoria miglior performance pop.

Niente trionfo americano per i Maneskin, battuti nella categoria “emergenti”, dove avevano ricevuto la nomination, ennesimo riconoscimento per la band rock romana. Ma e’ stata ugualmente una notte da record per gli Oscar americani della musica, fatta di prime volte. Beyonce’ è diventata l’artista che ha vinto più Grammy nella storia. Kim Petras la prima donna transgender a vincere un premio. L’ex One Direction, il cantante inglese Harry Styles ha vinto il premio per l'”album dell’anno” con “Harry’s House”.

Gli oscar della musica non tradiscono mai ed è stato così anche stavolta, nello straordinario scenario della Crypto arena, la casa a Los Angeles delle squadre di basket dei Lakers e Clippers. Stavolta a fare la storia sono state le persone, e non i vestiti, seppure il più sobrio era il completo d’oro a petto nudo di Dwayne Johnson, salito sul palco per annunciare la vittoria per la ‘performance pop da solista’ di Adele con la canzone “Easy on me”.

E poi vari momenti di spettacolo che hanno fatto storia. L’esibizione di Steve Wonder e Smokey Robinson, la passerella dei più grandi dell’hip hop, cinquant’anni di musica, guidati da Ice-T, Public Enemy, Nelly, Queen Latifah, R.U.N.-D.M.C., Missy Elliott e le giovani star Lil Baby e GloRilla.

La standing ovation per la first lady d’America, Jill Biden, che è salita sul palco per annunciare il premio al semisconosciuto cantante pop iraniano, autore del brano “Baraye”, diventato l’inno di protesta del movimento iraniano. Ma, come tradizione, la notte dei Grammy è stata soprattutto quella dei premi e dei grandi vincitori: con l’album “Renaissance”, nella categoria “best dance/electronic music”, Beyonce’ ha conquistato il suo 32 Grammy, superando il primato del direttore d’orchestra Georg Solti, scomparso nel ’97. A 41 anni, la cantante texana è destinata ad allungare il suo primato straordinario, fatto anche di 88 nomination in carriera.

Nel suo messaggio dal palco, Beyonce’ ha voluto celebrare la comunita’ lgbtq+. “Vorrei ringraziare – ha detto, stringendo il Grammy – la comunità queer per il vostro amore e per aver inventato un genere”. 

In questa serata, in corsa con nove nomination, la cantante aveva già staccato Quincy Joenes, che era al secondo posto con lei con 28 Grammy. Adesso, con il quarto premio, è entrata nella storia.

Il presentatore della serata, Trevor Noah, l’ha definita ‘The Goat’, l’acronimo che sta per “Greatest of All Time”, la migliore di tutti i tempi. “E’ un fatto – ha detto – è ufficialmente un fatto”.

Il messaggio per i ‘queer’, come vengono chiamati coloro che fanno parte della comunità Lgbtq+ e non vogliono dare un nome alla propria identità di genere o al proprio orientamento sessuale, ha unito Beyonce’ all’altra grande protagonista della serata: Kim Petras, simbolo del sogno artistico piu’ forte del pregiudizio, la cantante tedesca diventata completamente donna a 16 anni, dopo una lunga battaglia in Germania per poter avviare e completare la sua transizione prima dei 18 anni, età minima prevista in Germania. Petras ha vinto il Grammy per il miglior Pop Duo/Group Performance con Sam Smith per il brano “Unholy”.

“Sono cresciuta vicino a un’autostrada in mezzo al nulla – ha dichiarato la cantante – mia madre ha creduto in me, nel fatto che io fossi una ragazza. E io ora non sarei qui se non fosse stato per il suo sostegno”.

Nata a Colonia nel ’92, figlia di una coreografa e di un architetto, alla nascita era un maschio ma si è sempre sentita una femmina. A tredici anni era apparsa a uno show in Germania dove aveva parlato della sua transizione di genere, per poi portare avanti la sua battaglia in modo da ottenere il via libera all’intervento prima dei diciotto anni. Dopo aver superato l’esame da parte dell’unità di psichiatria dell’ospedale di Francoforte, nel novembre del 2008 Petras ha potuto annunciare il completamento della transizione.

Petras è stata poi chiamata sul palco per la sua esibizione con Smith, e ad annunciarla è stata Madonna, salita sul palco, stringendo in mano un frustino, l’oggetto sadomaso che probabilmente l’accompagnerà nel suo prossimo tour mondiale. La regista del pop, 64 anni, sulla scena dal ’79, ha celebrato Petras e tutte le persone che devono combattere con il pregiudizio. “Ecco – ha detto Madonna – cosa ho imparato dopo quattro decenni di musica. Se ti definiscono scioccante, scandalosa, problematica, provocante o pericolosa, vuol dire che ce la stai facendo”.

“La tua mancanza di paura – ha aggiunto – non potrà passare inosservata”. Per la band rock italiana dei Maneskin resta la soddisfazione di aver ricevuto la nomination nella categoria “emergenti”, il cui premio è andato alla giovane cantante jazz Samara Joy.

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