Somma Vesuviana – Kalashnikov tatuati sul petto, numeri simbolici incisi sulla pelle e pose da gangster. I nuovi volti della criminalità organizzata nel Vesuviano non si nascondono più: anzi, esibiscono con fierezza la loro appartenenza al clan Correale-De Bernardo direttamente sui social network, trasformati in vetrine criminali.
La denuncia arriva dal giornalista Gennaro Ciliberto, da anni impegnato nel monitoraggio delle dinamiche camorristiche del territorio: “Anche con i capi in carcere, le attività del clan proseguono.
Le piazze di spaccio sono gestite con la supervisione delle donne del gruppo, mentre un’intera generazione di baby-criminali avanza per prendere il comando”. Tra loro, spiccano i volti di Clemente Correale e del suo braccio destro De Bernardo, protagonisti di una nuova ondata di propaganda criminale.
In alcune immagini diffuse online, i giovani affiliati si mostrano a torso nudo con tatuaggi raffiguranti fucili d’assalto e il numero 22, codice identificativo del gruppo. “De Bernardo – racconta Ciliberto – si vantava di possedere un kalashnikov, pur non conoscendone nemmeno il funzionamento. Ma in quell’arma vedeva uno strumento di potere e di identità”.
Una pace armata tra baby-boss – Secondo le ricostruzioni, i due giovani leader, un tempo in conflitto, oggi appaiono fianco a fianco nelle foto, in quella che Ciliberto definisce “una pace armata”. In passato, De Bernardo avrebbe addirittura tentato di eliminare Correale, sparandogli contro più colpi d’arma da fuoco. “Oggi si mostrano uniti, ma il rischio di nuove faide è dietro l’angolo”, avverte il giornalista.
A lanciare l’allarme è anche il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli, che sottolinea il ruolo crescente dei social nel fenomeno:
“Non si tratta di ragazzate o folklore criminale. Queste immagini sono strumenti di propaganda mafiosa. I social sono diventati la nuova piazza di reclutamento per la camorra. Serve una reazione immediata: controllo, rimozione dei contenuti, ma anche educazione e prevenzione. Non possiamo lasciare campo libero a chi glorifica la violenza”.
Borrelli torna inoltre a chiedere una legge contro l’apologia mafiosa sui social, proposta più volte in Parlamento: “La maggioranza sembra più preoccupata da studenti e operai in protesta che dai clan che reclutano adolescenti su Instagram e TikTok”.
Infine, l’allarme: “Il pericolo reale è che questi ragazzi, seppur giovanissimi, siano già pienamente integrati nei meccanismi camorristici. Non conoscono alternative, hanno fame di potere e si specchiano in un mondo che li applaude virtualmente. Se non interveniamo subito, il Vesuviano rischia di diventare un nuovo epicentro della camorra giovanile”.
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In questo articolo si vede chiaramente come la criminalita’ organizzata stia utilizzando i social per mostrarsi. E’ preoccupante come questi giovani non vedano alternative e pensino che la violenza sia l’unico modo per avere potere e rispetto.
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