Camorra, il racconto choc di Misso: “Volevo uccidere tutti i Giuliano a Forcella”

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 La vendetta contro chi uccise la moglie

Misso ha raccontato della vendetta nei confronti di quelli che ebbero un ruolo dell’omicidio della moglie e di Galeota. E in maniera particolare l’omicidio di Pasquale Capuccio, uomo dei Contini, e che fece da specchiettista nell’agguato in autostrada. “Lo abbiamo sequestrato, lo abbiamo portato nelle grotte delle Fontanelle e lo abbiamo fatto confessare. Lui ha confessato tutto. Gli abbiamo dato della droga e gli abbiamo detto che se avesse confessato non lo avremmo ucciso. E lui ci credette raccontandoci tutto. Poi dopo fu ucciso da due uomini dei Mazzarella”.

Saviano gli ha chiesto quante persone ha ammazzato: “Non posso quantificarle. Ho ammazzato tante persone per vendetta , per difendermi. Sono cose drammatiche. Fa male, ma non ho mai ammazzato per droga o per commercio. Ma quando ci sono motivazioni…”.

Poi quando uscì dal carcere nel 1999 costituì un cartello criminale con i Mazzarella e i Sarno. “Con i quali ho comandato Napoli per 4 anni per difendermi dai Licciardi e dall’Alleanza di Secondigliano. L’ho fatto per vendetta”.

In quel periodo Giuseppe Misso viveva in una casa blindata in largo Donnaregina e si occupava del “recupero credito” per conto degli imprenditori, ma anche la contraffazione di scarpe e vestiti, forniture ospedaliere, lotto clandestino, video poker, estorsioni alle imprese edili. E poi per la prima volta fece entrare la droga al rione Sanità tranne l’eroina.

“Noi rispetto all’Alleanza di Secondigliano non facevamo estorsioni nel nostro quartiere perciò eravamo più potenti e più rispettati. La moglie di Luigi Giuliano venne da me e rivoleva il potere quando il marito stava in carcere e le dissi che per migliorare Forcella dovrei cacciare tutti voi”.

Poi Misso prima di spiegare i motivi che lo hanno portato a diventare un collaboratore di giustizia ha raccontato le due volte che i Giuliano hanno cercato di ucciderlo in carcere. Ma prima era diventato pentito il boss Luigi Giuliano che lo ha accusato di tanti omicidi e tra questi quello di Giovanna Esposito. Omicidio del quale Misso è stato assolto.

Il 21 marzo del 2005 fu ucciso Nunzio Giuliano, fratello di Luigi. Misso ha detto che “quell’omicidio fu compiuto dai loro stessi amici dell’Alleanza di Secondigliano per farlo ricadere su di me”.

Raffaele Giuliano tentò due volte di ucciderlo in carcere

Nel 2009 Giuseppe Misso fu aggredito in carcere da Raffaele Giuliano che le ferisce alla testa con una pietra “perchè credevano che io avessi fatto uccidere il fratello Nunzio Giuliano”. E anche mentre era in infermeria “Raffaele Giuliano tornò e tentò la seconda volta di uccidermi colpendomi alla testa con la macchinetta del caffè”.

Nel 2007 Giuseppe Misso decide di collaborare con la giustizia: “Ero al 41bis e tutta la mia famiglia veniva maltrattata. A quel punto ho deciso di cambiare. Io sono un collaboratore di giustizia. Non sono un pentito. Non ho niente da pentirmi. Non devo pentirmi neanche con Dio perchè non sono un credente. Io ho ucciso persone per vendetta. Sono diventato collaboratore di giustizia per difendermi dalle calunnie dei Giuliano. Oggi sono un aiutante, un chiarificatore.Io non ho fatto crimini. Ho fatto una guerra alla camorra. Di cosa devo pentirmi?”.

“Mi mancano i miei prelievi forzati”

Misso infine ha raccontato come trascorre le sue giornate con la moglie, leggendo e scrivendo ricordando però che gli mancano tanto i “suoi prelievi forzati…e l’adrenalina dei colpi”. Lo ha detto con un sorriso.

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