Sarno nel caos: deleghe ritirate, scontro politico e una città che non si riconosce più
Sarno non vive semplicemente un momento difficile. Vive un momento di smarrimento profondo. E il problema non è soltanto ciò che accade nei palazzi della politica, ma ciò che i cittadini vedono ogni giorno: una città ferma, fragile, con troppe serrande abbassate, commercianti in sofferenza, imprenditori sfiduciati, famiglie preoccupate e una sensazione sempre più diffusa di abbandono.
Il quadro è ormai evidente. Da un lato il blitz delle Forze dell’ordine, che ha messo un freno a dinamiche criminali inquietanti nell’Agro sarnese-nocerino. Dall’altro il terremoto politico interno alla maggioranza, con la revoca delle deleghe all’assessore Lucio Annunziata, arrivata senza una spiegazione chiara, senza un vero racconto pubblico, senza quella trasparenza che una città avrebbe il diritto di pretendere.
In mezzo resta Sarno. Restano i cittadini. Quelli che non vivono di comunicati stampa, ma di strade, negozi, quartieri, piazze, sicurezza, lavoro e futuro.
La revoca ad Annunziata, per molti, è uno degli episodi più incomprensibili di questa fase amministrativa. Non parliamo di un nome qualsiasi, ma di un assessore che, soprattutto sul piano culturale e della promozione cittadina, era riuscito a dare un’impronta riconoscibile, probabilmente una delle più concrete viste negli ultimi anni. Togliergli le deleghe in questo modo, senza una motivazione politica forte e comprensibile, ha dato l’impressione non di una scelta amministrativa lucida, ma di una resa dei conti interna.
E la comunicazione istituzionale, invece di chiarire, ha peggiorato il quadro: poche parole, poca sostanza, nessuna vera spiegazione. Poi il tentativo di continuare a raccontare un’immagine diversa della città attraverso eventi, cerimonie, passerelle e riconoscimenti.
È accaduto anche con Nino D’Angelo, insignito il 5 maggio con una onorificenza che certamente ha dato a Sarno una dimensione diversa, più ampia, più culturale e più visibile. Un momento importante, nessuno lo nega. Ma un evento, per quanto riuscito, non basta a cambiare la percezione reale di una città.
Perché se poi proprio quella spinta culturale viene sconfessata nei fatti dal sindaco, che ritira le deleghe all’assessore alla Cultura Lucio Annunziata, allora qualcosa non torna. Se un assessore lavora, produce iniziative, dà identità a un settore e poi viene messo fuori gioco senza una spiegazione chiara alla città, il messaggio che passa è devastante: non conta il risultato, contano gli equilibri interni. Non conta cosa si fa per Sarno, conta quanto si resta allineati.
Perché mentre la politica litiga, la città arretra
Il blitz delle ultime ore racconta una cosa molto semplice: la legalità a Sarno regge soprattutto grazie al lavoro costante delle Forze dell’ordine, non certo per una percezione di controllo e presenza amministrativa sul territorio. Senza l’azione investigativa, senza il presidio dello Stato, senza il lavoro quotidiano di chi indossa una divisa, il senso di insicurezza sarebbe ancora più forte.
E allora la domanda politica diventa inevitabile: dov’è l’amministrazione?
Dov’è una visione per la città? Dov’è un progetto per il commercio? Dov’è una strategia per riportare vita nel centro, fiducia nelle periferie, prospettive ai giovani, ossigeno agli imprenditori? Dov’è una linea chiara su sicurezza urbana, decoro, rilancio economico, eventi utili e non solo apparizioni?
Sarno appare bloccata. Una città che un tempo viveva di artigiani, botteghe, attività commerciali e relazioni di quartiere, oggi mostra troppe ferite aperte: negozi chiusi, calo demografico, famiglie che guardano altrove, giovani che non vedono un futuro, iniziative spesso calate dall’alto e non costruite sui bisogni reali della comunità.
Il problema non è organizzare un evento. Il problema è capire se quell’evento serve davvero alla città o serve soltanto a riempire una locandina.
Il problema non è fare un comunicato. Il problema è dire qualcosa di serio.
Il problema non è rivendicare il lavoro fatto. Il problema è che troppi cittadini quel lavoro non lo vedono.
Lo scontro durissimo avvenuto in consiglio comunale, con accuse, offese, comunicati contrapposti e toni ormai fuori controllo, è solo la fotografia finale di un’amministrazione che sembra aver perso la capacità di tenere insieme il piano istituzionale e quello politico. La maggioranza accusa l’opposizione. L’opposizione accusa il sindaco. Il sindaco difende la propria posizione. I partiti si scambiano comunicati. Ma fuori dal palazzo resta una domanda enorme: chi sta pensando davvero a Sarno?
Ed è qui che il caso politico diventa più grave del singolo atto amministrativo. Perché la verità, oggi, è che Sarno appare guidata da un sindaco allo sbando. Un sindaco che formalmente indossa la fascia, ma che nella percezione di molti cittadini non è mai riuscito davvero a incarnare il ruolo di primo cittadino.
Il sindaco dovrebbe unire, rappresentare, ascoltare, assumersi responsabilità. Qui, invece, l’impressione è quella di una guida chiusa nel proprio perimetro, circondata da persone chiamate a dire sempre sì, salvo poi essere scaricate quando non risultano più perfettamente allineate.
Ma questa non è politica. Questa è gestione del potere. E Sarno non ha bisogno di gestione del potere. Ha bisogno di governo, autorevolezza, visione e rispetto per una comunità che non può essere trattata come spettatrice passiva di regolamenti di conti interni.
Perché il punto non è Nino D’Angelo, non è la cerimonia, non è l’evento. Il punto è l’ipocrisia amministrativa di chi prova a usare la cultura come vetrina e poi, alla prima frattura politica, smonta proprio il pezzo di amministrazione che quella vetrina l’aveva costruita.
È questa la contraddizione che oggi pesa su Sarno: una città raccontata nei comunicati come viva, ma percepita dai cittadini come ferma; celebrata negli eventi, ma abbandonata nella quotidianità; amministrata sulla carta, ma senza una guida realmente riconosciuta come tale.
Intanto, mentre la politica si consuma nella guerra delle parole, la città continua a chiedere risposte.
Sarno non può permettersi un’amministrazione ripiegata su sé stessa. Non può permettersi lotte interne, revoche improvvise, assessori silurati senza spiegazioni convincenti, consigli comunali trasformati in arene verbali e comunicazioni istituzionali incapaci di parlare alla pancia vera della città.
La percezione dei cittadini, oggi, è brutale: Sarno è allo sbando.
Magari l’amministrazione dirà che non è così. Dirà che ci sono progetti, cantieri, iniziative, programmazioni. Le solite chiacchiere politiche. Ma la politica non si giudica solo dalle carte. Si giudica anche dalla fiducia che riesce a generare. E oggi quella fiducia sembra consumata.
Il caso Annunziata è diventato un simbolo non soltanto per la persona, ma per il metodo. Perché se si rimuove un assessore ritenuto da molti tra i più attivi senza spiegare davvero alla città le ragioni, allora il messaggio che passa è devastante: contano gli equilibri interni più del bene pubblico.
E Sarno, in questo momento, non ha bisogno di giochi di palazzo. Ha bisogno di autorevolezza. Ha bisogno di un sindaco che parli alla città con chiarezza. Ha bisogno di una giunta che non sembri appesa agli umori del momento. Ha bisogno di una maggioranza che non si limiti a sopravvivere. Ha bisogno di una politica che torni nelle strade, tra i commercianti, tra gli imprenditori, nei quartieri dove la paura cresce e la speranza diminuisce.
Il punto è tutto qui: Sarno non è morta, ma rischia di esserlo se chi la governa continua a non vedere il malessere profondo che attraversa la città.
E allora basta con le frasi comode. Basta con i comunicati che non spiegano. Basta con le passerelle. Basta con la politica che pensa di cavarsela cambiando assessori, distribuendo deleghe, ritirandole, trattenendole o restituendole come se fossero pedine di una partita privata.
Sarno è una città vera. Con problemi veri. Con cittadini veri.
E merita un’amministrazione all’altezza. O almeno il coraggio di ammettere che così non sta funzionando.