Solo obbligo di dimora

Traffico di stupefacenti sull’asse Marano-Palermo ma il gip nega sei arresti

L’ombra dei clan campani sul mercato di Palermo: il ritorno del corriere Maurizio Miloso, dai venti chili di hashish nel Salento al tentato omicidio
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Sei indagati, un asse criminale che taglia in due l’Italia e un imponente sequestro di stupefacenti che non basta, tuttavia, a spalancare le porte del carcere o dei domiciliari per i presunti trafficanti. Restano a piede libero, seppur con il vincolo dell’obbligo di dimora, i sei soggetti (tre siciliani e tre campani) finiti al centro di una delicatissima inchiesta condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo e portata a termine dagli specialisti del Gico del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza.

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La Procura della Repubblica aveva chiesto misure custodiali ben più severe per frenare il network della droga. Tuttavia, il Giudice per le indagini preliminari, a margine degli interrogatori preventivi, ha respinto le istanze di arresto della Procura, ritenendo che la misura cautelare dell’obbligo di dimora sia sufficiente a neutralizzare il rischio di reiterazione del reato e a bloccare i movimenti transregionali dei trafficanti.

Il rione Guadagna base operativa del maxi-traffico

I dettagli emersi dall’operazione delle Fiamme Gialle delineano una complessa rete logistica capace di connettere le piazze di spaccio palermitane con i grandi hub criminali della Campania, del Lazio e della Calabria. Sotto i riflettori degli investigatori sono finiti tre palermitani – Pasquale Lo Nardo, Carmelo Risicato e Nicola Santoro – considerati i terminali dell’organizzazione nel capoluogo siciliano. Accanto a loro, i fornitori e corrieri campani: i maranesi Franco e Maurizio Miloso, insieme a Margherita Ruscicano.

Il cuore pulsante del sodalizio e principale snodo di stoccaggio e smercio era stato stabilito nel rione Guadagna, storico feudo e piazza di spaccio palermitana. Da qui veniva coordinato il flusso di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti provenienti principalmente da Napoli, Roma e Reggio Calabria. Nel corso delle indagini serrate del Gico, il bilancio dei sequestri ha toccato numeri industriali: nove persone sono state arrestate in flagranza di reato mentre trasportavano o distribuivano la merce, e sono stati messi sotto chiave complessivamente 80 chili di droga, tra cui carichi purissimi di cocaina e tonnellate frazionate di hashish.

Il profilo criminale di Maurizio Miloso: dal Salento a Palermo

A destare particolare attenzione tra gli inquirenti è la figura del corriere campano Maurizio Miloso. Originario dell’hinterland a nord di Napoli (tra Marano e Mugnano), Miloso non è affatto un volto nuovo per i database delle forze dell’ordine e della magistratura antimafia. L’indagine palermitana rappresenta infatti il secondo grande capitolo legato al narcotraffico interregionale in cui l’uomo compare in veste di protagonista logistico, a cui si aggiungono ombre ben più sinistre legate a fatti di sangue in Puglia.

Miloso era già stato arrestato in flagranza di reato nel Salento il 19 maggio 2014 nel corso della celebre operazione “Street Food”, coordinata dalla Dda di Lecce e condotta sempre dai finanzieri del Gico. In quell’occasione, Miloso e un altro complice maranese furono sorpresi all’interno di un deposito a Melendugno (Lecce) mentre consegnavano un ingente carico di oltre venti chili di hashish destinato al mercato pugliese, nell’ambito di un’inchiesta che svelò un canale di approvvigionamento di droga che si estendeva dalla Campania fino all’Albania.

Per quell’episodio, Miloso subì una condanna in primo grado a 3 anni e 4 mesi di reclusione, successivamente rimodulata in Appello a 1 anno, 9 mesi e 10 giorni dopo la caduta dell’aggravante associativa.

Il precedente in Puglia per tentato omicidio

La carriere criminale del corriere campano, tuttavia, non si esaurisce nelle rotte degli stupefacenti. Oltre ai due pesanti arresti per traffico di droga – quello del 2014 in Puglia e quello odierno collegato all’asse con Palermo – il nome di Maurizio Miloso è legato ai faldoni della Procura pugliese per un grave episodio di sangue.

L’uomo è stato infatti inquisito in passato per tentato omicidio, un precedente che testimonia la sua vicinanza ad ambienti criminali di elevato spessore e la sua spregiudicatezza nell’uso della violenza per regolare i conti sul territorio o difendere gli interessi dei clan campani in trasferta. Un profilo di elevata pericolosità sociale che accentua ulteriormente il dibattito sulla decisione del Gip di Palermo di negargli la custodia cautelare in carcere, lasciandolo libero con il solo obbligo di non lasciare il proprio comune.

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Commenti (1)

Articolo interessante, ma lascia tante perplessità; i sei sogett resta a piede libero con obbligodimora, la misura non basta, e le indagine pare ancora in corso, i collegamenti interregionale tra Napoli e Palermo son poco chiari, e i precedenti non spiegano tutto. Servrebbe più trasparenza, più prove, e un giudizio più rigoroso ma anche rapido.

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