70 anni in campo

Bruno Giordano compie 70 anni: «I momenti più belli? Lazio e lo scudetto con Maradona»

Il 13 agosto l’ex attaccante festeggia 70 anni e ripercorre la carriera tra Lazio, Napoli e il legame speciale con Maradona

Settant’anni, una carriera costruita tra gol, fedeltà e grandi campioni. Bruno Giordano si prepara a festeggiare il traguardo del 13 agosto ripercorrendo le tappe più significative della sua vita nel calcio, dalla Lazio della sua infanzia al Napoli dello scudetto accanto a Diego Armando Maradona.

«I momenti più belli della carriera sono l’esordio nella Lazio e lo Scudetto nel Napoli al fianco di Maradona», racconta Giordano all’Italpress, ricordando un calcio profondamente diverso da quello attuale. «Oggi si fa il cooling break, noi non ne avevamo nemmeno uno. Questo sport era anche questione di scontro fisico, a differenza di oggi».

Nato a Trastevere e tifoso laziale fin da bambino, Giordano ha legato gran parte della propria carriera alla maglia biancoceleste, arrivando a rifiutare le offerte delle grandi del calcio italiano pur di restare nella Capitale. Anche dopo lo scandalo Totonero e la retrocessione in Serie B, l’attaccante scelse di non abbandonare la Lazio.

«Dire no alla Roma è stato molto più semplice, rispetto a Juventus, Milan e Inter. All’epoca c’era un rapporto diverso, c’erano stipendi importanti ma si pensava meno al denaro. L’obiettivo era lasciare un segno indelebile all’interno di una società», spiega. «Oggi i calciatori cambiano maglia ogni 2-3 anni. Per me non è stata una grande rinuncia, perché avevo nel cuore la Lazio».

Nel 1985 arrivò però l’addio, imposto dalle esigenze economiche della società. La destinazione fu Napoli, dove Giordano avrebbe vissuto uno dei capitoli più importanti della sua carriera: quello al fianco di Maradona.

«Maradona è inavvicinabile e sempre lo sarà. Ha trasformato una squadra normale in una straordinaria, portando a vincere giocatori che difficilmente avrebbero potuto vincere senza di lui», ricorda l’ex attaccante.

Il rapporto tecnico con il fuoriclasse argentino fu immediato. «In campo ci capivamo bene tecnicamente, aveva un tipo di gioco che all’inizio ti spiazzava perché alcune giocate non sembravano destinate ad andare a buon fine. Invece con lui era tutto possibile. Trasmetteva gioia nel giocare a calcio. Condividere il campo con lui è stato fantastico e impensabile».

Guardando al Napoli di oggi, Giordano vede una squadra capace di lottare ancora per il vertice. «La squadra mi piace, il presidente De Laurentiis ha investito tanto l’anno scorso, quest’anno forse lo farà meno, ma se non ci saranno i problemi fisici della scorsa stagione penso che lotterà fino alla fine per il titolo».

Diverso il giudizio sulla Lazio, alle prese con una contestazione della tifoseria nei confronti del presidente Claudio Lotito. «I tifosi hanno deciso di fare un gesto molto forte, rinunciando a tanto, e vanno apprezzati per questo. Non c’è niente contro la squadra, ma solo contro la dirigenza perché si è arrivati a quello che è diventato un muro contro muro».

Giordano guarda con preoccupazione anche alle prospettive sportive del club: «Leggo che il club fa fatica a prendere dei giocatori, è difficile per un tifoso pensare che possa esserci un futuro roseo. Ai tifosi interessa che la squadra sia su livelli alti, bisogna fare qualcosa per riportarla al vertice».

Infine, uno sguardo alla Nazionale e alla necessità di intervenire alla base del movimento italiano. Per Giordano, le figure chiamate a guidare la ricostruzione sono importanti, ma non sufficienti. «Le persone sono quelle giuste, ma si deve lavorare sui settori giovanili inserendo figure competenti, che sappiano insegnare il gesto tecnico. Non bastano Malagò, Mancini e Ranieri per risolvere i problemi. Bisogna lavorare in profondità».

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