Per una struttura criminale ambiziosa e strutturata su base aziendale come quella guidata dal boss recluso Nicola La Rocca, i confini, seppur redditizi, dell’Agro Nocerino-Sarnese non potevano bastare. L’organizzazione necessitava di mercati vergini o, quantomeno, di piazze ad altissima redditività dove la domanda di stupefacenti – specialmente nei lunghi mesi della stagione turistica e nei weekend – garantisse margini di guadagno astronomici.
La scelta strategica dei vertici del clan è caduta sul Cilento meridionale, individuando in Palinuro, frazione costiera del comune di Centola, la testa di ponte ideale per colonizzare l’intera area.
Non si è trattato di vendite occasionali o di piccoli passaggi di mano, ma di una vera e propria operazione di colonizzazione commerciale del territorio. L’ordinanza cautelare emessa dal Tribunale di Salerno svela l’esistenza di un vero e proprio “accordo di somministrazione continuativa” di sostanze stupefacenti. A Sarno si concentravano i grandi carichi di cocaina importati attraverso i canali internazionali e albanesi; da Sarno partiva la “linea di distribuzione” che riforniva stabilmente il terminale cilentano dell’organizzazione.
Il fattore “Dodo”: il monopolista di Palinuro
Il perno attorno al quale ruotava l’intero asse Sarno-Palinuro è Gianluca Fedullo, noto negli ambienti criminali e tra i tossicodipendenti della zona con il soprannome di “Dodo”. Secondo le ricostruzioni degli investigatori della Direzione Distrettuale Antimafia, Fedullo agiva come il referente unico e il monopolista della distribuzione di cocaina per conto del clan sarnese sul litorale cilentano.
Il meccanismo era oliato ed efficiente. “Dodo” non doveva preoccuparsi di cercare grossisti o rischiare viaggi verso l’hinterland napoletano: l’organizzazione di La Rocca gli garantiva la consegna a domicilio del narcotico. I viaggi avevano una cadenza quasi settimanale. Il clan sarnese inviava a Palinuro blocchi di cocaina purissima del peso standard di circa 200 grammi a spedizione.
Un flusso continuo che generava un giro d’affari impressionante per una singola piazza di provincia: ogni viaggio fruttava alle casse della holding sarnese somme contanti oscillanti tra i 9.000 e i 9.700 euro per singola consegna. Denaro che Fedullo incassava dallo spaccio al dettaglio e che restituiva prontamente ai corrieri per finanziare la successiva mandata.
I custodi del carico e i corrieri dell’Agropoli-Palinuro
Dietro la regolarità di queste spedizioni vi era una complessa macchina logistica gestita dal dirigente sarnese Antonio D’Angelo, alias “Maradona”. Spostare centinaia di grammi di cocaina lungo la Strada Statale 18 Cilentana, una delle arterie stradali più sorvegliate dalle forze dell’ordine soprattutto nei mesi caldi, richiedeva prudenza e coperture.
La droga, prima di mettersi in viaggio, veniva stoccata, pesata e confezionata in panetti sigillati all’interno di abitazioni sicure a Sarno. Un ruolo cruciale in questa fase preparatoria era ricoperto da Laura Monteleone, compagna del boss D’Angelo, e da suo fratello Gaetano Monteleone. Erano loro a custodire la “roba”, a preparare i pacchi e ad assicurarne l’inviolabilità prima della partenza.
Per il trasporto vero e proprio, il clan si affidava a corrieri esperti e insospettabili, in grado di mimetizzarsi nel normale traffico pendolare tra l’Agro e il Cilento. L’uomo di punta delle spedizioni meridionali era Antonio Corrado, detto “Giuvino”. Era Corrado a caricarsi lo stupefacente in auto, a percorrere i quasi cento chilometri che separano Sarno da Centola e a effettuare la consegna materiale nelle mani di Fedullo. Le intercettazioni ambientali a bordo dei veicoli utilizzati per il trasporto rivelano l’ansia, ma anche la metodica freddezza delle staffette del clan durante il tragitto:
“Dobbiamo fare presto, ‘Dodo’ sta già aspettando a Palinuro e ha i clienti con i soldi in mano. Se superiamo il blocco prima dell’uscita di Agropoli la strada è libera, là non si mettono quasi mai.”
Il blitz dell’8 marzo e il crollo della rotta cilentana
Il redditizio canale d’oro Sarno-Palinuro, che ha inondato la costiera cilentana per mesi, si è interrotto bruscamente l’8 marzo 2024. Gli uomini della Squadra Mobile e della Guardia di Finanza, che da tempo monitoravano i movimenti e i tabulati telefonici del gruppo, hanno deciso di stringere il cerchio prima che l’ennesimo carico venisse parcellizzato e immesso sul mercato della movida cilentana.
Quel giorno, l’intervento fulmineo delle forze dell’ordine ha portato all’arresto in flagranza di reato del distributore locale Gianluca Fedullo. Durante la perquisizione, gli investigatori hanno rinvenuto e sequestrato un ingente quantitativo di narcotico: ben 327 grammi di cocaina purissima, ancora confezionata in blocchi sigillati provenienti direttamente dalla base logistica sarnese. Un quantitativo nettamente superiore alla media dei viaggi settimanali ordinari, segno che il mercato cilentano era in forte espansione e si stava preparando a una stagione di vendite massiccia.
La perdita del carico e l’arresto di “Dodo” hanno rappresentato un colpo durissimo per l’organizzazione di Nicola La Rocca. Non solo per il danno economico immediato – stimato in oltre quindicimila euro di mancato guadagno all’ingrosso e il quadruplo al dettaglio –, ma soprattutto perché ha svelato la vulnerabilità di una rotta commerciale che il clan considerava sicura e impenetrabile. Quel sequestro ha segnato l’inizio della fine per l’espansione della holding sarnese verso il sud della provincia, lasciando scoperti i mercati del Cilento che la camorra dell’Agro era riuscita faticosamente a conquistare.






Io leggendo l’articolo mi sontrova confuso, la vicenda pare ben documentata ma anche troppo sistematica, non capisco come la gente del posto non aver visto prima, Dodo e la linea Sarno-Palinuro lavorava come una azienda, i corrieri andavano e venivano senza problemi, le forze dell’ordine han reagito tardi ma han fatto il loro dovere e ora resta il problema sociale da risorvere.