Crisi nei Pronto Soccorso: il 90% sotto organico e pazienti in barella per quasi un giorno

Secondo un'indagine Simeu, la maggior parte dei Pronto Soccorso italiani soffre di gravi carenze di personale e problemi organizzativi, con lunghe attese in barella per i pazienti in attesa di un letto.

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ROMA – Emergono dati allarmanti dall’indagine condotta dalla Società Italiana di Medicina di Emergenza-Urgenza (Simeu) sui Pronto Soccorso italiani. Nel 2025, circa il 90% delle strutture è risultato sottorganico, ricorrendo frequentemente a medici gettonisti, contratti a tempo e prestazioni aggiuntive per coprire i turni. Solo l’11% dei reparti dispone di un organico adeguato.

Un altro dato preoccupante riguarda la gestione dei pazienti: nel 70% dei Pronto Soccorso si registrano quotidianamente pazienti in barella in attesa di un posto letto, con un’attesa media di 23 ore. Questa pratica, nota come boarding, non solo congestiona i reparti ma compromette la dignità dei pazienti e aumenta lo stress del personale medico.

L’indagine, che ha analizzato circa 3 milioni di accessi nel 2025 e sarà presentata al XIV Congresso Simeu a Napoli, sottolinea anche un aumento del 3% degli accessi rispetto all’anno precedente. Nel frattempo, i ricoveri restano stabili intorno al 13%, evidenziando un sovraccarico delle strutture di emergenza.

Secondo il presidente di Simeu, Alessandro Riccardi, il ricorso ai medici gettonisti non può essere più considerato una soluzione sostenibile. “È necessario un intervento strutturale che preveda miglioramenti nelle retribuzioni, nelle tutele previdenziali e nel riconoscimento della natura usurante del lavoro”, afferma Riccardi. Inoltre, il problema del boarding richiede un adeguamento dei posti letto per acuti, per evitare lunghe attese in condizioni precarie.

La ricerca evidenzia anche una scarsa integrazione tra Pronto Soccorso e rete territoriale: solo il 36% delle strutture collabora stabilmente con servizi territoriali, mentre i ricoveri diretti in strutture come ospedali di comunità e case di riposo rappresentano meno dell’1% degli accessi. La mancanza di dati aggiornati in più di un terzo dei casi complica ulteriormente la programmazione e la gestione dei flussi di pazienti.

“La continuità assistenziale tra ospedale e territorio è fondamentale per il futuro del Servizio Sanitario Nazionale”, conclude Riccardi, sottolineando come senza un miglioramento sistemico e una maggiore integrazione, la pressione sui Pronto Soccorso rischia di diventare insostenibile.

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