Napoli– «Voglio giustizia per mio figlio, senza attenuanti. Un minore che spara va punito allo stesso modo di un adulto». Non usa mezzi termini la mamma di Umberto Catanzaro, il giovane di 23 anni ucciso per errore lo scorso settembre nei Quartieri Spagnoli di Napoli. Davanti al Tribunale per i Minorenni, dove oggi si è aperta la prima udienza del processo a carico di due dei tre ragazzi coinvolti nel delitto, il dolore della famiglia si è trasformato in un fermo appello alle istituzioni.
Un grido che squarcia il velo sulla violenza giovanile in città. Dice Rosa Cangialosi: «Oggi i minorenni sono diventati peggio degli adulti, uccidono come se nulla fosse. Non ci devono essere sconti di pena».
La neonata che non ha mai conosciuto il padre
Al fianco della madre, circondata dall’affetto dei familiari, c’è Antonia Rongo, la fidanzata di Umberto. Tra le braccia stringe la loro bambina di appena un mese, nata ad aprile, una figlia desiderata da entrambi ma che il 23enne non ha mai potuto stringere a sé. Quando Umberto lottava tra la vita e la morte in un letto d’ospedale – dove è deceduto dopo due mesi di agonia – Antonia era incinta.
«Andavo a trovarlo in clinica con il pancione – racconta tra le lacrime la ragazza – oggi chiedo giustizia per lui e per nostra figlia. A lei racconterò tutto, dovrà sapere chi era suo padre e quanto sia stata voluta».
La ricostruzione e la tesi delle parti civili
La tragedia risale allo scorso settembre. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Umberto Catanzaro si trovava a bordo di un’auto quando i sicari hanno fatto fuoco: l’obiettivo del raid era in realtà il giovane che sedeva accanto a lui. Umberto, del tutto estraneo alle dinamiche criminali, è stato colpito per errore, morendo dopo due mesi di calvario in corsia.
In aula, i legali di parte civile hanno subito delineato la linea della fermezza. Gli avvocati Roberto Coppola e Concetta Vernazzaro, che assistono la madre e la compagna della vittima, insieme all’avvocato Sergio Pisani (legale del padre che ha cresciuto Umberto), hanno parlato chiaramente di un «delitto atroce» e di un «omicidio premeditato», chiedendo che la risposta dello Stato sia inflessibile e proporzionata alla gravità dell’agguato.






Articolo importante ma troppo secco, la notizia parla di una tragedia che richiede risposte serie dalle istituzioni ma spesso non ci sonse risposte. I minorenni dovrebberò esser trattati come adulti? non lo so,ci vuole chiarezza e una giustizia veramenete equa e trasparrente, senzi scuse e senza attenuanze.